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L’intelligenza artificiale corre veloce, ma lascia indietro metà del mondo

web Elaborato Creato il 2025-11-22
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Data Pubblicazione
2025-11-21
Lingua
it
Ultimo Aggiornamento
2025-11-22 07:02

Sintesi Breve

Riassunto generato da Gemini (max 200 parole)

Il report di Microsoft sull'adozione dell'intelligenza artificiale rivela una crescita esponenziale, ma con forti disparità globali. In meno di tre anni, l'AI ha raggiunto 1,2 miliardi di utenti, superando la diffusione di smartphone e internet. Tuttavia, quattro miliardi di persone rimangono escluse a causa della mancanza di infrastrutture e competenze digitali. L'adozione è più alta nel Nord globale, con paesi come Emirati Arabi e Singapore in testa. L'Italia si posiziona sopra la media globale, ma è distante dai leader europei. Il report sottolinea che non è necessario sviluppare modelli proprietari per avere successo nell'adozione, come dimostra l'esempio di Singapore. Inoltre, l'infrastruttura computazionale è fortemente centralizzata, con Stati Uniti e Cina che controllano la maggior parte della capacità dei data center.

Trascrizione Estesa

Testo rielaborato e formattato da Gemini

L’intelligenza artificiale corre veloce, ma lascia indietro metà del mondo Il nuovo report di Microsoft fotografa una rivoluzione tecnologica a due velocità: 1,2 miliardi di utenti in tre anni, ma quattro miliardi di persone ancora escluse. L’Italia al 25,8%, sopra la media globale ma distante dai leader europei 3' di lettura L’intelligenza artificiale è ufficialmente la tecnologia con la diffusione più rapida della storia umana: in meno di tre anni ha raggiunto 1,2 miliardi di utenti. È un ritmo di adozione senza precedenti: più rapido dello smartphone, del computer domestico e della stessa internet. A certificarlo è il primo AI Diffusion Report pubblicato dal Microsoft AI Economy Institute, che analizza la penetrazione dell’AI in oltre 100 paesi attraverso tre dimensioni: chi sviluppa i modelli più avanzati (Frontier builders), chi possiede l’infrastruttura computazionale (Infrastructure builders) e dove l’AI viene effettivamente utilizzata (Users). Il quadro che emerge è di una rivoluzione tecnologica a due velocità. Nel Nord globale, l’adozione dell’AI è circa il doppio rispetto al Sud del mondo. Mentre Emirati Arabi (59,4%), Singapore (58,6%) e Norvegia (45,3%) guidano la classifica mondiale mentre metà della popolazione globale – quattro miliardi di persone – manca ancora dei requisiti fondamentali per accedere all’intelligenza artificiale: elettricità affidabile, connessione internet, competenze digitali di base. L’adozione dell’AI e la posizione dell’Italia L’IA non è una novità relegata a tecnici e startup: è già entrata nelle routine quotidiane di un lavoratore su quattro in molti Paesi avanzati. Con un tasso di adozione del 25,8% della popolazione in età lavorativa, l’Italia si posiziona leggermente sopra la media del Nord globale (23%) e in linea con Stati Uniti (26,3%) e Germania (26,5%). Tuttavia, il gap con i vicini europei resta significativo: Francia (40,9%), Spagna (39,7%) e Regno Unito (36,4%) mostrano tassi di penetrazione decisamente superiori, trainati da investimenti pubblici, infrastrutture solide e tassi di digitalizzazione già elevati. Il report evidenzia come il successo nell’adozione non richieda necessariamente lo sviluppo di modelli proprietari. Solo sette paesi al mondo – Stati Uniti, Cina, Francia, Corea del Sud, Regno Unito, Canada e Israele – ospitano organizzazioni che creano modelli AI di frontiera. L’esempio di Singapore, che raggiunge tassi di adozione del 58,6% senza sviluppare modelli propri, dimostra come investimenti mirati in infrastrutture, formazione e politiche coordinate possano accelerare la diffusione anche in assenza di capacità di ricerca avanzata. La concentrazione del potere computazionale L’infrastruttura necessaria per l’AI rimane fortemente centralizzata. Stati Uniti e Cina controllano insieme l’86% della capacità globale dei data center, con gli USA che guidano con 53,7 gigawatt, seguiti dalla Cina con 31,9 GW. L’Europa nel suo complesso raggiunge appena i 11,9 GW, con l’Unione Europea che rappresenta solo una frazione della capacità computazionale globale.

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L’intelligenza artificiale corre veloce, ma lascia indietro metà del mondo
Il nuovo report di Microsoft fotografa una rivoluzione tecnologica a due velocità: 1,2 miliardi di utenti in tre anni, ma quattro miliardi di persone ancora escluse. L’Italia al 25,8%, sopra la media globale ma distante dai leader europei
3' di lettura
L’intelligenza artificiale è ufficialmente la tecnologia con la diffusione più rapida della storia umana: in meno di tre anni ha raggiunto 1,2 miliardi di utenti. È un ritmo di adozione senza precedenti: più rapido dello smartphone, del computer domestico e della stessa internet. A certificarlo è il primo AI Diffusion Report pubblicato dal Microsoft AI Economy Institute, che analizza la penetrazione dell’AI in oltre 100 paesi attraverso tre dimensioni: chi sviluppa i modelli più avanzati (Frontier builders), chi possiede l’infrastruttura computazionale (Infrastructure builders) e dove l’AI viene effettivamente utilizzata (Users).
Il quadro che emerge è di una rivoluzione tecnologica a due velocità. Nel Nord globale, l’adozione dell’AI è circa il doppio rispetto al Sud del mondo. Mentre Emirati Arabi (59,4%), Singapore (58,6%) e Norvegia (45,3%) guidano la classifica mondiale mentre metà della popolazione globale – quattro miliardi di persone – manca ancora dei requisiti fondamentali per accedere all’intelligenza artificiale: elettricità affidabile, connessione internet, competenze digitali di base.
L’adozione dell’AI e la posizione dell’Italia
L’IA non è una novità relegata a tecnici e startup: è già entrata nelle routine quotidiane di un lavoratore su quattro in molti Paesi avanzati. Con un tasso di adozione del 25,8% della popolazione in età lavorativa, l’Italia si posiziona leggermente sopra la media del Nord globale (23%) e in linea con Stati Uniti (26,3%) e Germania (26,5%). Tuttavia, il gap con i vicini europei resta significativo: Francia (40,9%), Spagna (39,7%) e Regno Unito (36,4%) mostrano tassi di penetrazione decisamente superiori, trainati da investimenti pubblici, infrastrutture solide e tassi di digitalizzazione già elevati.
Il report evidenzia come il successo nell’adozione non richieda necessariamente lo sviluppo di modelli proprietari. Solo sette paesi al mondo – Stati Uniti, Cina, Francia, Corea del Sud, Regno Unito, Canada e Israele – ospitano organizzazioni che creano modelli AI di frontiera. L’esempio di Singapore, che raggiunge tassi di adozione del 58,6% senza sviluppare modelli propri, dimostra come investimenti mirati in infrastrutture, formazione e politiche coordinate possano accelerare la diffusione anche in assenza di capacità di ricerca avanzata.
La concentrazione del potere computazionale
L’infrastruttura necessaria per l’AI rimane fortemente centralizzata. Stati Uniti e Cina controllano insieme l’86% della capacità globale dei data center, con gli USA che guidano con 53,7 gigawatt, seguiti dalla Cina con 31,9 GW. L’Europa nel suo complesso raggiunge appena i 11,9 GW, con l’Unione Europea che rappresenta solo una frazione della capacità computazionale globale.

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