Crepet: "A scuola bisogna riscoprire la manualità, basta apprendimento solo nozionistico. Si può fare" - Orizzonte Scuola Notizie
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- 9cf0f1480a9bd284...
- Data Pubblicazione
- 2025-11-22
- Lingua
- it
- Ultimo Aggiornamento
- 2025-11-22 17:35
Sintesi Breve
Riassunto generato da Gemini (max 200 parole)
Paolo Crepet, nel suo nuovo lavoro teatrale, affronta il tema della libertà attraverso l'educazione, criticando l'eccessivo apprendimento nozionistico nelle scuole. Invita a riscoprire la manualità come strumento per sviluppare un pensiero più indipendente e personale. Crepet sottolinea come il pensiero divergente sia visto come un problema in un mondo che tende all'omologazione, spinto da forze potenti verso un modello unico. Il suo monologo è un invito alla disobbedienza educativa e culturale, sollecitando una riflessione sul valore dell'apprendimento.
Trascrizione Estesa
Testo rielaborato e formattato da Gemini
Crepet: “A scuola bisogna riscoprire la manualità, basta apprendimento solo nozionistico. Si può fare” Nel suo nuovo lavoro teatrale, Paolo Crepet porta in scena un monologo dedicato al tema della libertà. Libertà non come concetto astratto, ma come gesto concreto: immaginare, dissentire, costruire visioni nuove in un mondo che tende a normalizzare ogni pensiero. L’educazione, in questo discorso, ha un ruolo centrale. Come ha raccontato in un’intervista pubblicata da La Nazione, lo psichiatra e scrittore si rivolge in particolare alla scuola, che a suo avviso dovrebbe liberare gli studenti da un apprendimento eccessivamente nozionistico. L’invito è a riscoprire la manualità, intesa non solo come attività pratica, ma come apertura a un pensiero meno automatico e più personale. Un’educazione alla complessità “Sono sempre più convinto che almeno nelle ore di scuola si possa fare a meno di certe cose e riscoprire un po’ di manualità, per ricominciare a pensare in modo diverso” – ha affermato Crepet, sottolineando che il pensiero indipendente oggi viene quasi visto come un problema. Secondo lui, ci sono forze – “gli uomini più potenti del mondo” – che spingono a un modello unico, dove tutto deve funzionare secondo una logica prestabilita. In questo scenario, pensare in modo diverso rischia di diventare “quasi un reato”. Una riflessione che attraversa la scena Il monologo si muove tra autobiografia, osservazione sociale e provocazione. Crepet non offre ricette, ma apre spazi. Il suo invito alla disobbedienza – educativa, culturale, umana – chiama in causa chi educa e chi viene educato, chiedendo di ripensare il valore stesso dell’apprendere.
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Crepet: “A scuola bisogna riscoprire la manualità, basta apprendimento solo nozionistico. Si può fare” Nel suo nuovo lavoro teatrale, Paolo Crepet porta in scena un monologo dedicato al tema della libertà. Libertà non come concetto astratto, ma come gesto concreto: immaginare, dissentire, costruire visioni nuove in un mondo che tende a normalizzare ogni pensiero. L’educazione, in questo discorso, ha un ruolo centrale. Come ha raccontato in un’intervista pubblicata da La Nazione, lo psichiatra e scrittore si rivolge in particolare alla scuola, che a suo avviso dovrebbe liberare gli studenti da un apprendimento eccessivamente nozionistico. L’invito è a riscoprire la manualità, intesa non solo come attività pratica, ma come apertura a un pensiero meno automatico e più personale. Un’educazione alla complessità “Sono sempre più convinto che almeno nelle ore di scuola si possa fare a meno di certe cose e riscoprire un po’ di manualità, per ricominciare a pensare in modo diverso” – ha affermato Crepet, sottolineando che il pensiero indipendente oggi viene quasi visto come un problema. Secondo lui, ci sono forze – “gli uomini più potenti del mondo” – che spingono a un modello unico, dove tutto deve funzionare secondo una logica prestabilita. In questo scenario, pensare in modo diverso rischia di diventare “quasi un reato”. Una riflessione che attraversa la scena Il monologo si muove tra autobiografia, osservazione sociale e provocazione. Crepet non offre ricette, ma apre spazi. Il suo invito alla disobbedienza – educativa, culturale, umana – chiama in causa chi educa e chi viene educato, chiedendo di ripensare il valore stesso dell’apprendere.
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