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“È inutile andare a scuola, perché con l’intelligenza artificiale che ci vai a fare a scuola?”. La provocazione di Paolo Crepet - Orizzonte Scuola Notizie

web Elaborato Creato il 2026-02-15
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Data Pubblicazione
2026-02-08
Lingua
it
Ultimo Aggiornamento
2026-02-15 09:47

Sintesi Breve

Riassunto generato da AI LLM (max 200 parole)

Lo psichiatra Paolo Crepet solleva preoccupazioni sugli effetti delle nuove tecnologie, in particolare l'intelligenza artificiale, sulle giovani generazioni. Richiamando studi sulla "demenza digitale" già emersi anni fa, Crepet evidenzia una crescente difficoltà nella lettura e nel mantenimento dell'attenzione, limitata ormai a brevi frammenti di testo. In questo contesto, l'IA pone una sfida al modello educativo tradizionale, portando Crepet a interrogarsi sull'utilità della scuola di fronte a tali strumenti. La sua provocazione sottolinea il legame tra apprendimento, fatica cognitiva e la crescente dipendenza dai dispositivi digitali.

Trascrizione Estesa

Testo rielaborato e formattato da AI LLM

È inutile andare a scuola, perché con l’intelligenza artificiale che ci vai a fare a scuola? La provocazione di Paolo Crepet. Paolo Crepet torna a puntare l’attenzione sugli effetti delle nuove tecnologie sulle giovani generazioni. Ospite della trasmissione L’aria che tira su La7, lo psichiatra ha richiamato un filone di studi già ampio. "Ci sono montagne di ricerche che parlano di quella che già 10-12 anni fa veniva definita demenza digitale", ha detto, collocando il tema in una prospettiva che non nasce oggi. La difficoltà di leggere e mantenere l’attenzione. Nel suo intervento Crepet ha fatto riferimento a un cambiamento evidente nei comportamenti quotidiani. "È sotto agli occhi: non leggiamo più", ha osservato, soffermandosi sulla fatica crescente nel sostenere testi che vadano oltre frammenti brevi. Il limite, ha spiegato, è quello delle "due righe, tre righe", oltre le quali l’attenzione tende a spezzarsi e il senso si perde. L’intelligenza artificiale e la scuola. Dentro questo scenario si inserisce, secondo Crepet, il ruolo dell’intelligenza artificiale. Un passaggio che lo psichiatra ha affrontato con una provocazione diretta, mettendo in discussione la funzione stessa dell’istruzione tradizionale. "È inutile andare a scuola, perché con l’intelligenza artificiale che ci vai a fare a scuola?", ha affermato, collegando l’uso delle nuove tecnologie a una possibile crisi del modello educativo. Un interrogativo che, nel suo discorso, si lega al rapporto tra apprendimento, fatica cognitiva e delega crescente agli strumenti digitali.

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“È inutile andare a scuola, perché con l’intelligenza artificiale che ci vai a fare a scuola?”. La provocazione di Paolo Crepet
Paolo Crepet torna a puntare l’attenzione sugli effetti delle nuove tecnologie sulle giovani generazioni. Ospite della trasmissione L’aria che tira su La7, lo psichiatra ha richiamato un filone di studi già ampio. “Ci sono montagne di ricerche che parlano di quella che già 10-12 anni fa veniva definita demenza digitale”, ha detto, collocando il tema in una prospettiva che non nasce oggi.
La difficoltà di leggere e mantenere l’attenzione
Nel suo intervento Crepet ha fatto riferimento a un cambiamento evidente nei comportamenti quotidiani. “È sotto agli occhi: non leggiamo più”, ha osservato, soffermandosi sulla fatica crescente nel sostenere testi che vadano oltre frammenti brevi. Il limite, ha spiegato, è quello delle “due righe, tre righe”, oltre le quali l’attenzione tende a spezzarsi e il senso si perde.
L’intelligenza artificiale e la scuola
Dentro questo scenario si inserisce, secondo Crepet, il ruolo dell’intelligenza artificiale. Un passaggio che lo psichiatra ha affrontato con una provocazione diretta, mettendo in discussione la funzione stessa dell’istruzione tradizionale. “È inutile andare a scuola, perché con l’intelligenza artificiale che ci vai a fare a scuola?”, ha affermato, collegando l’uso delle nuove tecnologie a una possibile crisi del modello educativo.
Un interrogativo che, nel suo discorso, si lega al rapporto tra apprendimento, fatica cognitiva e delega crescente agli strumenti digitali.

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