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Faggin: Intelligenza artificiale tra scienza e coscienza

youtube Elaborato Creato il 2025-10-25
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Data Pubblicazione
20251022
Lingua
it
Ultimo Aggiornamento
2025-10-26 08:01

Sintesi Breve

Riassunto generato da Gemini (max 200 parole)

L'intervento del professor Federico Faggin verte sul rapporto tra intelligenza artificiale (IA) e coscienza umana. Faggin, inventore del microprocessore e del touchscreen, sottolinea come l'IA, pur essendo superiore in calcoli e compiti definiti, manchi di buon senso e comprensione profonda. Mette in guardia dal delegare compiti creativi all'IA, poiché produce risultati superficiali. Faggin descrive un'esperienza trascendentale che ha cambiato la sua visione, portandolo a considerare la coscienza come la chiave di distinzione tra uomo e macchina. La coscienza, secondo la sua teoria, è una proprietà di un campo quantistico che controlla il corpo, non risiede nel corpo stesso. Pertanto, l'IA non potrà mai raggiungere la coscienza. Mette in guardia dai pericoli di un'IA incontrollata, che potrebbe diventare un'arma più potente delle armi atomiche, soprattutto se controllata da chi privilegia la competizione alla cooperazione. Faggin conclude auspicando un nuovo Rinascimento, basato sulla consapevolezza che noi siamo un campo quantistico che controlla il corpo, una rivoluzione che cambierà radicalmente la nostra idea di chi siamo e ci libererà dalla schiavitù dell'IA.

Trascrizione Estesa

Testo rielaborato e formattato da Gemini

Professore, ci fa particolarmente piacere avere due vicentini a chiudere l'evento veronese. Un messaggio, anche subliminale, molto chiaro: avete bisogno di due vicentini per chiudere in bellezza. Riprendo una sua frase, ricordata dal direttore dell'Arena, Massimo Mamoli: mi irrita che l'intelligenza artificiale venga presentata come sostitutiva, invece che complementare, della nostra intelligenza. La presentano come qualcosa che, fra cinque anni, diventerà migliore di noi. È un'enorme menzogna. Non sarà mai migliore, perché siamo stati noi a crearla, non viceversa. È una minaccia, una promessa o una rassicurazione? Bisogna prenderla come uno la capisce. L'intelligenza artificiale è chiaramente superiore a noi nel fare calcoli o programmi ben definiti. Ma non ha buon senso, solo simboli che ne richiamano altri. Non capisce il significato dei simboli. In certe applicazioni ci dà informazioni più velocemente e in modo più completo, e noi decidiamo. Ma dove occorre buon senso, lì no. ChatGPT, per esempio, fa i temi per i ragazzi, che si abituano a delegare a una macchina ciò che dovrebbero capire. Fa bei temi superficiali, perché è programmata per farli, ma senza profondità. Il professor Fagin, per chi non lo ricordasse, ha inventato il microprocessore e il touchscreen. Appena diplomato, in Olivetti, progettò un primo computer elettronico. Nel '68 andò in California, con una carriera importante in Intel e poi con Zilog. Negli anni '90 si dedicò allo studio delle reti neurali, progettando una macchina pensante. Perché si è fermato? Non mi sono fermato. Ho capito che il computer pensante che avevo in mente non doveva sostituirci, ma risolvere problemi complessi di riconoscimento di pattern, come la scrittura a mano o il riconoscimento facciale, che l'intelligenza artificiale non sapeva ancora fare. I sistemi esperti non erano sufficienti a definire il problema. Serviva un algoritmo che potesse accedere alle correlazioni nei dati. Le regole dovevano essere apprese automaticamente, processo fondamentale per ciò che abbiamo oggi. Gli esperti di intelligenza artificiale mi ridevano dietro perché credevo che le reti neurali avrebbero risolto il problema, e noi l'abbiamo risolto. Abbiamo sviluppato il primo sistema per il riconoscimento dei caratteri cinesi, 3000 caratteri, applicato poi in Cina. In quegli anni, con autocritica, dicevo di aver raggiunto tutto o molto, ma di non essere felice. Durante una vacanza sul lago di Tao, intorno a Natale, ho avuto un'esperienza trascendentale di amore, pace e gioia, che ha cambiato radicalmente la mia vita e la mia esperienza di scienziato. Ho capito che la coscienza, considerata finora una proprietà banale del cervello, è invece alla base della distinzione tra macchina e uomo. Questa esperienza mi ha rivelato che la coscienza è alla base della distinzione tra macchina e uomo. Vorrei raccontarvi di questa luce bianca, che servirà da guida per spiegare cos'è la coscienza. Ero scontento di me stesso, malgrado avrei dovuto essere contentissimo. Non capivo perché, e per anni ho fatto finta di esserlo. Avevo capito che ero responsabile di ciò che mi succedeva, nel bene e nel male. Non è facile, perché spesso diamo la colpa agli altri, alle circostanze esterne. Ma come capo d'azienda, avevo capito che le cose buone e cattive che succedevano in azienda e nella mia vita erano mia responsabilità, per ciò che facevo o non facevo, soprattutto non facendo ciò che avrei dovuto fare al momento giusto. Questa capacità di capire che ero responsabile della mia scontentezza mi ha spinto a capire perché ero scontento e cos'è la coscienza. I libri di neuroscienze facevano credere che il sapore di un cibo fosse dovuto ai segnali elettrici del cervello. Ma come fanno i segnali elettrici a essere sapore? Ci deve essere una trasformazione dai segnali elettrici e biochimici al sapore del cibo, al profumo dei fiori, all'amore. La scienza, all'epoca, non nominava nemmeno la parola "coscienza". Professore, quell'esperienza, tenuta nascosta anche a sua moglie Elvia, anima della Fondazione Federico e Elvia Fagin, ha fatto sì che qualcuno le dicesse che forse era un'allucinazione, o che faceva uso di droghe. Nel '90, durante le vacanze di Natale, una notte mi sveglio, prendo un bicchiere d'acqua e torno a letto. Prima di addormentarmi, mi esce dal petto un'energia pazzesca, fisica, non immaginazione o visione, una luce bianca scintillante, un amore così profondo e incondizionato che non avevo mai provato. Non era diretto a niente, a nessuno, era me stesso, perché la mia coscienza era in questa energia, parte di me. Io sono questo. Ero osservatore e osservato. L'amore non era diretto a una persona, ma descriveva l'essenza della realtà. Poi questo amore si espande, la luce bianca scintillante è ovunque, la mia coscienza è ovunque, dentro e fuori di me. Osservo questa luce con lo stesso senso di me che ho sempre avuto. Ero sia l'osservatore che l'osservato. Poi un pensiero: "Questa è l'energia, la sostanza di cui tutto è fatto". Ho capito che la sostanza di cui l'universo è fatto è questo amore, questa sostanza che sa d'amore, con gioia e pace. La pace non l'avevo mai provata, perché ero sempre indaffarato, pensavo sempre a quello che dovevo fare, trascurando la mia interiorità. Questo senso di pace era potentissimo, perché per la prima volta ero sereno. Questa luce mi ha rivelato l'essenza di chi sono, e da quel momento ho cambiato il senso di me, riconoscendo che io sono questa energia. Era impossibile spiegarlo, ma questa esperienza aveva una forza che mi ha portato a voler capire ciò che non capivo, perché mi ha rovesciato l'idea di chi sono. Prima pensavo come gli scientisti, che tutto ciò che esiste sono gli oggetti nello spazio-tempo. Anch'io pensavo di essere separato dagli altri, invece in questa esperienza ero anche l'osservato, parte del tutto. Queste esperienze cambiano completamente la prospettiva. La mia teoria, 35 anni dopo, rivela che noi siamo quello che ho sperimentato quel giorno. È stata una guida che ho dovuto esplorare razionalmente, arrivando a una teoria che unisce scienza e spiritualità. La spiritualità è l'interiorità, la capacità di avere esperienze, di capire il significato dei simboli. L'esteriorità è vivere come oggetti nello spazio-tempo e interagire come oggetti nello spazio-tempo e osservare simboli. Ma i simboli, quando sono osservati da un ente cosciente, diventano un'esperienza e poi il significato dell'esperienza. Due fasi importanti che sono parte dell'interiorità. Nella macchina non c'è interiorità, solo esteriorità, solo simboli. Ed è qui la differenza fondamentale tra intelligenza artificiale e uomo. Non abbiamo tempo per soffermarci su altri aspetti della sua teoria, che lei mi ha confidato qualche settimana fa che arriverà alla dimostrazione effettiva. Non abbiamo la possibilità di parlare del fatto che lei crede nella reincarnazione, supportato dalle esperienze della premorte, che sono centinaia di migliaia. Mi dispiace, perché questa è una parte straordinariamente interessante. Le ho confidato che qualche secolo fa, con questa teoria, sarebbe finito al rogo, o forse alla ghigliottina, che era un po' più generosa. Entriamo nel tema della differenza tra uomo e macchina. Nel suo libro "Irriducibile" lei scrive: "Se un computer e un robot fossero lasciati operare completamente da soli, i risultati sarebbero probabilmente catastrofici". È così? Sì, perché non hanno il buon senso. Se nessuno li toccasse, se nessuno continuasse ad aggiornarli, non potrebbero far nulla. Dopo un po' si creerebbe il caos. Siamo noi che utilizziamo queste macchine in un certo modo, e per il momento chiedono il nostro permesso. Perché per il momento? Perché non è detto che continui così. È colpa nostra. Certo, ma siamo noi che cediamo alla macchina il diritto di decidere vita o morte. Lo stiamo già facendo con i droni militari. Il vantaggio del "first mover" è troppo buono per rinunciarci, e i nostri militari daranno, e stanno dando, il diritto al drone di decidere se buttare una bomba o no. Abbiamo situazioni in cui l'intelligenza artificiale non sarà più guidata dal buon senso e dalla coscienza umana. Ma siamo già in competizione con la macchina? Non per il momento, ma la direzione in cui le cose si muovono può portare a questo, soprattutto se si continua a parlare di coadiuvare. Nel momento in cui la macchina impara anche a dare delle potenziali decisioni, e si vede che queste potenziali decisioni sono in media migliori delle decisioni medie delle persone, gli si dà il diritto di decidere. Già in Cina, nei tribunali di livello più basso, il giudice è un'intelligenza artificiale, che decide se mettere in prigione o meno, o dare delle multe. Questo movimento è pericoloso. Professor Fagin, non c'è possibilità di fare in modo che la macchina, l'intelligenza artificiale, possa avere una coscienza? Neanche se le fornissimo i neuroni che abbiamo noi? Nella teoria che ho sviluppato con il professor Dariano, questa possibilità non esiste, perché la coscienza è una proprietà di un campo quantistico, qualcosa che non esiste nemmeno nello spazio-tempo. Bisogna immaginare un campo quantistico che controlla un corpo. Il corpo è come un drone. Noi siamo un campo quantistico. Queste potenziali decisioni sono, in media, migliori dei 13 giorni medi che si danno alle persone per decidere. Per esempio, in Cina, nei tribunali di livello più basso, il giudice è un'intelligenza artificiale che decide se incarcerare o multare le persone. Quindi, questo movimento è pericoloso. Professore Faggin, non c'è possibilità che una macchina, un'intelligenza artificiale, possa avere una coscienza? Neanche se le fornissimo i neuroni che abbiamo noi? Nella teoria che ho sviluppato con il professor Dariano, questa possibilità non esiste, perché la coscienza è una proprietà di un campo quantistico, di qualcosa che non esiste nemmeno nello spazio-tempo. Bisogna immaginare un campo quantistico che controlla un corpo, che è come un drone. Noi siamo un campo quantistico? No, non il corpo. Il "noi" è un campo quantistico che controlla questo corpo. La coscienza non è nel corpo, ma nel campo. Quindi, quando il corpo muore... Il corpo è la macchina. Sì, il nostro corpo è molto più di un computer, perché è una struttura quantistica e classica, non solo classica come il computer, che è fatto di bit. Noi siamo fatti di bit e di Q bit, mescolati insieme in una maniera che non si capisce ancora. La coscienza, invece, va oltre il corpo, esiste in un campo. La fisica quantistica oggi può solo descrivere uno stato che dà la mappa del territorio, ma il territorio è la nostra esperienza di quella informazione quantistica. L'informazione quantistica è uno stato, un vettore in uno spazio n-dimensionale. Lasciamo perdere i dettagli matematici, ma è matematica. La matematica è simbolica, ci dà il simbolo di quella che per noi è l'esperienza cosciente. L'amore che provo è un'esperienza che può essere descritta da uno stato matematico, ma lo stato matematico non è l'esperienza. C'è un livello di realtà più profondo, un livello ontologico dove conta l'esperienza cosciente, il significato dell'esperienza cosciente. Questi due aspetti interiori diventano le cose più importanti, quelle che restano quando moriamo: l'esperienza che abbiamo avuto, quello che abbiamo imparato. Questo si collega alla filosofia perenne, ai Veda, a Plotino, a Cristo, a molte conoscenze che abbiamo ricevuto nei secoli, ma che lo scientismo ha cancellato negli ultimi due secoli. Lo scientismo dice: "Siamo macchine, quando la macchina si rompe non ci siamo più". Invece, io vi do una buona notizia, supportata dalla fisica quantistica, non da un dogma. La teoria che ho sviluppato è falsificabile, fa predizioni che possono essere falsificate, come deve essere una teoria scientifica, quindi non è filosofia. Peraltro, Faggin contesta lo scientismo, non la scienza. Pensate la difficoltà che ho io a seguire il professor Faggin, essendo stato rimandato in fisica al liceo più volte, perché mi ero innamorato della fisica e volevo frequentarla anche a settembre. I professori mi hanno sempre accontentato, quindi sto facendo una sorta di veloce lezione per recuperare quello che non ho imparato in cinque anni di liceo. Abbiamo parlato di coscienza, ma ciò che ci lascia distanti dalla macchina e ci rende superiori è la coscienza e il libero arbitrio. Assolutamente. Infatti, la coscienza senza libero arbitrio non avrebbe senso. Vorrebbe dire che so quello che voglio, perché la coscienza ci permette di conoscere chi siamo e cosa vogliamo, ma non ci posso fare niente perché non ho libero arbitrio. Quindi, libero arbitrio e coscienza fanno parte di questo campo, come anche l'identità, il senso di sé. Il campo sa di essere un ente cosciente che può dirigere la sua conoscenza di sé. La coscienza non è un ente, ma una proprietà fondamentale di un campo cosciente che ha identità e agentività con libero arbitrio. Chi siamo? Sono le proprietà dei campi. I campi interagiscono per conoscere se stessi. Questa interazione fa sì che ogni campo sia osservatore, osservato e agente naturalmente cosciente, che capisce quello che ha osservato e quello che vuol dire. Abbiamo consumato il tempo. Vi va bene se ci prendiamo altri cinque minuti? Bene. Mi sembra che qualcuno abbia detto "Ho messo su la pasta". Qualcun altro ha detto "Mamma mia, la pasta scotta". Vabbè, dai, cinque minuti ce li riprendiamo. Non lo chiedo a Pugliero perché mi avrebbe detto di no, quindi l'ho chiesto al pubblico. Riprendo un suo ammonimento. Lei ha scritto: "Se non cambiamo l'idea di chi siamo, ci faremo ingannare dall'intelligenza artificiale controllata dai più potenti del mondo che privilegiano il principio competitivo a quello cooperativo. Così l'intelligenza artificiale diverrà un'arma più potente delle armi atomiche". Mi fa paura. Sì, perché se l'intelligenza artificiale finirà per controllarci, nel senso che noi diventiamo un'appendice dell'intelligenza artificiale, allora, siccome la mente è più potente del corpo, non saremo più in grado di gestirci. Dovremmo chiedere il permesso all'intelligenza artificiale, saremo schiavi dell'intelligenza artificiale. Vi faccio notare una cosa che mi ha stupito. Ricevo ogni settimana tre o quattro lettere di persone che dicono: "Ho una nuova teoria della realtà". Mi mandano dieci pagine da leggere e mi dicono: "L'ho fatta vedere anche all'intelligenza artificiale e ha detto che va bene". Capite? Queste persone credono che l'intelligenza artificiale abbia il giudizio per giudicare la loro teoria. È pazzesco, se ci pensa. È come l'oracolo, l'intelligenza artificiale diventa l'oracolo a cui credere. Questo è già cedere la nostra autonomia, la nostra capacità di giudizio a una macchina. Naturalmente, l'intelligenza artificiale è presentata in modo da facilitare questo nostro bisogno di non pensare troppo a lungo. Io, per esempio, quando traduco dall'italiano all'inglese o dall'inglese all'italiano, uso l'intelligenza artificiale. Ah, quindi le traduzioni... Certo che le uso, ma io so tutte e due le lingue. Ebbene, colgo sempre due, tre, quattro errori per pagina e, alcune volte, una frase dice l'opposto di quello che dicevo nella lingua originale. Com'è possibile? L'intelligenza artificiale non capisce e si vede ancora di più nella traduzione, perché se uno sa tutte e due le lingue... se uno non le sa, crede che la traduzione vada benissimo. Se parlo di questa teoria che sto sviluppando, basta una parola sbagliata e un lettore non capisce più niente. L'intelligenza artificiale, nella traduzione, mi dà parole sbagliate ovunque. Se invece voglio che mi dia dei dati oggettivi, che mi aiuti ad averli, benissimo, mi risparmia un sacco di tempo. Io sono da cinque a dieci volte più produttivo. Collabora. Certo, ma sono io che poi correggo e decido quello che voglio. Se non sapessi tutte e due le lingue, non mi potrei fidare. Questo è un esempio banale del potere e del pericolo dell'intelligenza artificiale. Più semplice di così... una traduzione. Un'ultima domanda, professor Faggin. Nel suo libro "Oltre l'invisibile", lei scrive, penso auspicando, che possa arrivare un nuovo Rinascimento. Ma è possibile un nuovo Rinascimento nell'era dei robot, degli umanoidi, dell'intelligenza artificiale? Certo, se prendiamo coscienza di essere non il corpo, ma un campo quantistico che controlla il corpo, più rivoluzione di così non c'è. Cambiamo l'idea di chi siamo in una maniera così potente che fa impallidire il Rinascimento, dove abbiamo riconosciuto la nostra umanità, ma in un contesto di religione in cui era un po' prendersi in mano il diritto di dire no alle religioni di quel tempo. Ma adesso, altro che religioni, qua si tratta di capire che noi non siamo il corpo e questo è supportato da una teoria falsificabile e da evidenze molto forti che siamo sulla strada giusta, che questa teoria è più vicina alla verità dello scientismo e di molte religioni, perché il corpo se ne va, ma noi rimaniamo. Questa è una buona notizia, no? Come possiamo dire? Sopravviviamo? No, perché sopravvivere implica che esiste la morte. Noi non moriamo. Siamo nati, probabilmente, siamo emanazioni di uno, la totalità di ciò che esiste, ma una volta creati non moriamo più. Il campo degli elettroni è sempre lo stesso da quando è nato l'universo. Noi siamo come il campo degli elettroni, solo che siamo campi di campi di campi a molti livelli che usano il corpo come strumento per avere un'esperienza, per conoscere se stessi. Quindi, quando il corpo muore, noi ci ritroviamo nella realtà più profonda da cui siamo sempre stati e da cui veniamo. Grazie. Grazie professor Faggin. Devo dire che, come avrete capito, nel vicentino hanno distribuito l'intelligenza in maniera poco equilibrata, lei ne ha un pezzo della mia. Io sono certo che il professor Faggin a breve arriverà con la sua dimostrazione su questa teoria che lo accompagna in questi ultimi 10-15 anni... 35 che sono... beh, ma il tempo passa veloce e noi giovani ci facciamo prendere. Ma io ci credo, perché è come non dare fiducia al professor Faggin. Io gliela do anche perché lui è una persona estremamente concreta. Non so se avete visto il docufilm che gli è stato dedicato, dal titolo "L'uomo che vide il futuro". Lì lui dice una frase che per me è straordinaria e che è la consapevolezza di quello che riceviamo e che dobbiamo saper mettere a frutto. Una sorta di teoria dei talenti. Il professor Faggin dice: "Se la vita ti dà limoni, fai una limonata". Grazie. Grazie.

Testo Estratto (Cache)

Testo grezzo estratto dalla sorgente

Benvenuto, professore. Le lascio scegliere questa. >> Bene, allora io mi metto di qua. Peraltro ci fa particolarmente piacere perché in casa veronese ci sono due vicentini a chiudere chiudere l'evento. Questo è già significativo, è già un messaggio già un messaggio poco anche sublimiliare, ma è molto chiaro. Avete bisogno di due vicentini per chiudere. Speriamo in bellezza. Io partirei, professore, riprendendo una sua frase e che è stata ricordata nella presentazione dal direttore dell'Arena Massimo Mamoli. Mi irrita molto il fatto che l'intelligenza artificiale venga presentata come sostitutiva della nostra intelligenza, invece che come complementare, come un aiuto. Essa viene, cioè, presentata come qualcosa che ora o fra 5 anni diventerà migliore di noi. è un'enorme menzogna. Essa non sarà mai migliore di noi perché siamo stati noi a crearla e non viceversa. Cos'è? Una minaccia, una promessa o una rassicurazione? >> Bisogna prenderla come uno la capisce. Allora, qui cosa voglio dire? che l'intelligente artificiale, per esempio, se deve fare i conti è chiaramente superiore a noi. L'intelligenza artificiale, se deve fare un programma che sia ben definito, lo fa più in fretta, è meglio di noi. Ma se invece deve usare il buon senso, allora non ce l'ha il buon senso, ha soltanto simboli che cacciano altri simboli. L'intelligenza artificiale non capisce il significato dei simboli. Poi capiamo il significato dei simboli, quindi abbiamo certe applicazioni dove chiaramente l'intelligenza artificiale ci dà informazione, siamo noi a decidere, benissimo, ce la dà più in fretta, ce la dà più completa e così via, ma dove invece occorre buon senso è lì e lì no. E quindi c'ha il CPT, per esempio, che fa i temi per i ragazzi, no? Perché i ragazzi senò si abituano a delegare quello che dovrebbero loro capire a una macchina che dà da una a superficialmente fanno dei bei temi perché sono programmati per fare dei bei temi, però però non c'è mica tanta profondità. >> Tutti uguali. Il professor Fagin, per chi magari non così non si ricordasse bene, eh è colui che ha inventato il microprocessore, il touchscreen, che ancora da diplomato, nel suo primo impiego alle Oliveti, ha progettato un primo computer elettronico. nel 68 è andato in California, la sua carriera è stata importante nell'ambito di Intel, poi successivamente con le sue aziende Zilog o Zailog, come dicevano >> Zilog. Zylog, quindi non è originale quello che >> Zilog No, ma dicono si legge Zilog in italiano, ma in inglese è Zilog, >> poi si nax e questo ci permette di fare un salto fino agli anni 90. Negli anni 90 lei si dedicò allo studio delle reti neurali e stava mettendo a fuoco la progettazione di una macchina pensante, di un computer pensante. Voi perché si è fermato? Non è che mi sono fermato, ho visto >> e ho voluto >> ho visto ho capito che ehm beh, prima di tutto il computer pensante che avevo in mente non era pensante nel senso di sostituirci, era pensante nel senso di risolvere problemi di riconoscimento di pattern molto complessi che allora l'intelligenza artificiale non sapeva ancora fare. per esempio la scrittura a mano, oppure il riconoscimento di facce, quelle cose lì che era era erano anni e anni e anni che l'intelligenza artificiale cercava di risolvere, ma il sistema che usavano, quello dei sistemi esperti, non era sufficiente a definire il problema. era necessario un algoritmo e una struttura algoritmica che potesse accedere alle correlazioni che c'erano nei dati che venivano dati come esempi di facce, per esempio, o esempi di scrittura e così via. Quindi le regole dovevano essere apprese automaticamente e questo è stato il processo fondamentale che poi ha portato a quello che abbiamo oggi. Allora i gli esperti di intelligenza artificiale mi ridevano dietro perché io credevo che retti neurali avrebbero risolto il problema e noi abbiamo risolto questo problema. Per esempio, abbiamo sviluppato il primo sistema per il riconoscimento dei caratteri cinesi, 3000 caratteri e che ha poi aiutato la Cina, è stato applicato in Cina il primo sistema l'abbiamo fatto noi. >> E in quegli anni in cui lei eh con una con un senso di autocritica dice "Avevo raggiunto tutto o molto ma non ero felice". Ed è in quegli anni in cui durante una vacanza eh sul lago di Tao eh eravamo intorno a Natale, lei ha questa esperienza trascendentale in cui si mischia amore, pace e gioia e questo cambia radicalmente la sua vita, ma anche la sua esperienza di scienziato. Sì, perché perché questa esperienza mi ha fatto capire che la coscienza che finora, fino a quel momento, era considerata soltanto una proprietà del cervello, è una proprietà addirittura banale del cervello perché è una proprietà del funzionamento del cervello, una specie di epifenomeno del cervello. questa proprietà si è rivelata invece completamente fasulla dal pun, cioè la questa spiegazione della coscienza si è rivelata fasulla e questa esperienza mi ha rivelato che invece la coscienza è alla base della distinzione che c'è tra macchina e uomo e >> uomo. >> E e questa esperienza quindi ha mi ha cambiato profondamente rapidamente questa esperienza è >> eh vorrei ricordarci questa luce bianca che >> Sì. ve la racconto perché poi servirà da da guida per per spiegare cos'è la coscienza. Allora, io in quel tempo ero scontento di me stesso, malgrado dovessi essere avrei dovuto essere contentissimo, invece non lo ero già questo non capivo perché e per anni facevo finta di essere contento, ma non lo ero ah e solo perché avevo capito che buono, o cattivo, quello che mi succede sono io responsabile a quello che mi succede. E questo non è facile perché molto spesso noi diamo la colpa agli altri, diamo la colpa a alle circostanze che sono fuori di noi, ma come capo di azienda io avevo capito che le cose buone e cattive che vengono nell'azienda, ma anche nella mia vita, sono io responsabile facendo delle cose o non facendo quello, ancora peggio, non facendo quello che avrei dovuto fare quando era il momento. momento di farle. Quindi è stato proprio questo questa capacità di capire che sono responsabile di quello che mi avviene che quando la che la mia scontentezza non veniva da fuori, veniva da me e quindi volevo capire perché ero scontento. Volevo anche capire che cos'è la la coscienza, perché studiando i libri di neuroscienza ci facevano facevano credere che, per esempio, il sapore del di un cibo è dovuto ai segnali elettrici del cervello. Eh, io mi son chiesto un momento, i segnali elettrici del cervello come fanno a essere sapore? Sapore è un'altra cosa. Ci deve essere almeno una trasformazione dai segnali elettrici, i segnali biochimici del cervello al sapore del cibo o al profumo dei fiori o l'amore che provo e sono segnali elettrici. Ma scherziamo, ci deve essere qualcos'altro. La scienza, i libri di neuroscienza, quel tempo non nominavano nemmeno la parola coscienza. Non era era l'elefante nella stanza. Professore, ma quell'esperienza che lei ha avuto e della quale per un per un po' non si è confidato con nessuno, neanche con sua moglie Elvia, che è l'anima tra l'altro della Fondazione Federico Delvia Fagin, la saluto il signore che è qua che gentilmente ha voluto essere presente anche a questo incontro. Ecco, in quella situazione che che lei non ha raccontato, però alla fine quando è emersa, qualcuno le ha anche detto sicuro professore che non sia stata un'allucinazione. Qualcuno ha anche aggiunto professore non è che fa uso di droghe, >> non è che >> qualcuno è anche detto non è che fa uso di droghe arrivato a ad una certa età, no. >> Evidente. Quello che ha chiesto aveva usato le droghe. Ehm, allora io a quel tempo, ve la racconto rapidamente, nel 90, durante le vacanze di Natale, una notte mi sveglio, vado a prendere, avevo s, sono andato a prendere un bicchiere d'acqua e sono tornato a letto. saltata mezzanotte e un po' prima di addormentarmi, prima di entrare anche quella quella che si chiama lo stato ipnagogico, ero sveglio perfettamente ancora mi esce dal petto un'energia pazzesca che era un'energia fisica, cioè non era un'immaginazione, non era un pensiero o una visione, no, era era energia fisica che era una luce bianca scintillante che esce dal mio petto ed è un amore così profondo che non avevo mai provato. Tra l'altro era un amore incondizionato. Cosa vuol dire? che non era diretto a niente, a nessuno, era un amore che ero io, perché la mia coscienza era in questa energia, quindi era parte di me. Io sono questo. Lei era osservatore e osservato nello stesso beh, dopo viene quella quello quella parte, ma in questo momento l'amore non era come non era diretto una persona come normalmente uno pensa, no? Cioè è un amore che è che descriveva l'essenza di della realtà in un certo senso. Poi questo amore si espande, diventa questa luce bianca scintillante è dovunque e la mia coscienza è dovunque, quindi la mia coscienza è dentro di me, e fuori di me e io osservo questa luce con la stessa senso di di me che ho sempre avuto. Quindi io ero sia l'osservatore che l'osservato. Poi si fa avanti un pensiero. Il pensiero era "Ah, ma questa è l'energia, la sostanza di cui tutto è fatto." Quindi eh ho capito che sostanza di cui l'universo è fatto è questo amore, questa sostanza che sa d'amore e a quel tempo c'era si è aggiunta anche gioia e pace in questa energia. La pace io non l'avevo mai provata in vita mia perché io ero non ero mai dovero. Io ero sempre pensavo sempre a quello che dovevo fare e quindi nella mia testa io non ero non ero dovero, ero dove pensavo di essere, dove dovevo essere. Ero anche molto irrequieto, generalmente, non ero pressato per dirigevo un'azienda, quindi ero sempre indaffarato. però fuori di me, anche letteralmente, in un certo senso, perché avevo trascuravo completamente la mia interiorità e quindi questa questo senso di pace era potentissimo perché per la prima volta io ero sereno, questo sono io. Cioè mi questa luce mi ha rivelato l'essenza di chi sono e da quel momento in poi ho cambiato il senso di me perché ho riconosciuto che io sono questo questa energia. Naturalmente come la come la potevo spiegare? era impossibile spiegarlo e e però questa energia aveva questa esperienza aveva una forza che mi ha portato a voler capire quello che non capivo di questa esperienza, perché mi ha rovesciato da così a così l'idea di chi sono. Prima pensavo come lo pensano gli scientisti, cioè chi pensa che tutto ciò che esiste e sono gli oggetti nello spazio-tempo. Quindi anch'io pensavo di essere separato dagli altri e invece questa esperienza io ero anche l'osservato, io ero anche il parte del tutto. Quindi queste queste esperienze cambiano la prospettiva completamente e ho la mia teoria oggi, 35 anni dopo, rivela esattamente che noi siamo quello che ho sperito quel giorno è stata una guida, ma una guida che poi io razionalmente ho dovuto esplorare e arrivare a una teoria che unisce scienza e spiritualità. spiritualità è l'interiorità che noi abbiamo, è la capacità di avere esperienze, di capire, di capire il significato dei simboli, mentre l'esteriorità è quella di vivere come oggetti nello spazio-tempo e interagire come oggetti nello spaziot-tempo e osservare simboli. Ma i simboli quando sono osservati e osservati da un ente cosciente diventano un'esperienza e poi il significato dell'esperienza. Due fasi importanti che sono parte dell'interiorità. Nella macchina non c'è interiorità, c'è solo esteriorità, ci sono solo simboli. Ed è qui la differenza fondamentale intelligenza artificiale e duomo. Noi non abbiamo il tempo per soffermarci su altri aspetti che riguardano la sua teoria, che rafforzano la sua teoria, che lei, peraltro, mi ha confidato qualche settimana fa che arriverà alla dimostrazione effettiva, nel senso che lei non abbiamo la possibilità di parlare eh che lei crede nella reincarnazione, che è supportato in questa sua teoria dalle esperienze della premorte. morte che mi diceva sono decine di migliaia, >> centinaia di migliaia, >> centinaia di migliaia. Eh, e e mi dispiace perché questa è una parte che che invece è straordinariamente eh interessante. Le le ho confidato anche l'altra volta che qualche secolo fa con questa teoria lei sarebbe finito a rogo. >> No, forsecato. >> Sì. Eh, >> forse la la ghigliottina. Sì, ecco la gigliottina che era un po' più generosa >> e per cui adesso entrerei proprio sul tema differenza tra uomo e macchina. Dal suo libro irriducibile lei scrive se un computer e un robot fossero lasciati operare completamente da soli i risultati sarebbero probabilmente catastrofici. È così? Sì, perché non non hanno il buon senso, quindi per un po', cioè se nessuno li toccasse, se nessuno continuasse ad aggiornarli, se nessuno gli dicesse quello che devono fare e così via, non potrebbero non potrebbero far nulla. Cioè, dopo un po' si si creerebbe caos. Siamo noi che utilizziamo queste macchine in un certo modo e tra queste macchine chiedono il nostro per il momento chiedono il nostro permesso. >> Perché per il momento? >> Perché perché non è detto che continui così. Per esempio, >> è colpa nostra. >> Beh, certo, ma siamo noi che cediamo alla macchina, se lo facciamo, cederemo il diritto di decidere vita o morte. Lo stiamo già facendo con i droni militari. Perché il vantaggio del primo del primo movente, The First Mover, è troppo troppo buono per rinunciarci e allora i nostri militari daranno e stanno dando, ma daranno soprattutto il diritto al drone di decidere se buttare una bomba o no in una certa in una certa situazione. Quindi abbiamo abbiamo situazioni in cui l'intelligenza artificiale non è non sarà più guidata dal buon senso e dalla coscienza umana. >> Ma siamo già in competizione con la macchina >> per il momento? No, ma la direzione in cui le cose si muovono può portare a questo, soprattutto soprattutto se se si continua nella direzione in cui si parla, perché adesso si parla di coadiovare, poi nel momento in cui la la macchina impara anche a dare delle potenziali decisioni, poi se si vede che queste potenziali decisioni sono in media, meglio delle 13 giorni medie delle persone gli si dà gli si dà il diritto di decidere. Per esempio, già in Cina la nelle corti nella nei tribunali, il tribunale di livello più basso, il giudice è un intelligente artificiale e quindi decide se metter in prigione o meno o dare delle multe o meno alle persone. Quindi, quindi già questo movimento è pericoloso. >> Professor Fagin, ma cioè non c'è possibilità di fare in modo che la macchina, l'intelligenza artificiale possa avere una coscienza. Neanche se le fornissimo eh, che ne so, i neuroni che abbiamo noi, non arriverebbe avere coscienza. Nella teoria che ho sviluppato con il professor Dariano questa possibilità non esiste perché la coscienza è una proprietà di un campo quantistico, è una proprietà di un qualcosa che non esiste nemmeno nello spazio-tempo, cioè quindi bisogna immaginare un campo quantistico che controlla un corpo. Il corpo è come un drone. >> Noi siamo un campo quantistico. Noi siamo no, non il corpo, il noi qui chi siamo noi? È un campo quantistico che controlla questo corpo. La coscienza non è nel corpo, è nel campo. Quindi quando il corpo muore, >> il corpo è la macchina. >> Il corpo è la macchina. Sì, il nostro corpo, ma il nostro corpo, usa la parola corpo perché la nostra il nostro corpo è molto di più di un computer perché il nostro corpo è una struttura quantistica e classica, non è solo una struttura classica come il computer. Il computer è fatto di bit. Noi siamo fatti di bit e di Q bit, mescolati insieme in una maniera che non si capisce ancora come corpo. La coscienza invece va oltre oltre il corpo, esiste in un campo e l'unica cosa che può fare la fisica quantistica oggi è di descrivere uno stato che dà soltanto la mappa del territorio, ma la ma il territorio è la nostra esperienza di quella informazione quantistica. L'informazione quantistica è uno stato, è un vettore, uno spazio, un n dimensionale. Lasciamo perdere i dettagli matematici, ma è una matematica. La matematica è simbolica, ci dà il simbolo di quello che per noi invece è l'esperienza cosciente. L'amore che provo è un'esperienza che può essere descritta da un simbolo che è una stato matematico, ma lo stato matematico non è lui l'esperienza. capite che c'è un livello di realtà più profondo che quello livello ontologico dove quello che conta è l'esperienza cosciente, è il significato dell'esperienza cosciente. Questi due aspetti interiori diventano le cose più importanti, quelli che che poi quando noi muoriamo quello che resta è l'esperienza che abbiamo avuto, quello che abbiamo imparato in questa esperienza. Quindi questo si collega con la la filosofia perenne, si collega coi Veda, con con Plottino, si collega anche con Cristo, si collega con molte delle conoscenze che che abbiamo ricevuto nei secoli che però nell'ultimo secolo o due lo scientismo ha cancellato. Lo scientismo dice "No, siamo macchine, quando la macchina si rompe non ci siamo più". Invece io vi do una buona notizia perché è sopportata dalla fisica quantistica, non è sopportata da un dogma, ma da una fisica quantistica. La teoria che ho sviluppato è una teoria falsificabile, fa predizioni che possono essere falsificate come deve essere una teoria scientifica, quindi non è filosofia. >> Peraltro va precisato che Faggin contesta lo scientismo, non la scienza, non la scienza. Quindi questo va pensate la difficoltà che faccio io a seguire professor Fagin, essendo stato rimandato quando facevo il liceo in fisica più volte, più volte perché mi ero innamorato della fisica, volevo frequentarla anche in settembre e mi hanno i professori mi hanno sempre accontentato e quindi pensate con che, cioè sto facendo una sorta di veloce lezione per recuperare quello che non Ho imparato i 5 anni di di liceo. Abbiamo parlato di coscienza, ma ciò che ci lascia distanti dalla macchina e ci rende anche superiori alla macchina, c'è la coscienza e c'è il libero arbitrio. >> Assolutamente. Infatti la coscienza senza libero arbitrio non avrebbe senso. che vorrebbe dire che io so quello che voglio, perché la coscienza è quello che ci permette di conoscere sia chi siamo, ma anche cosa vogliamo e non ci posso fare niente perché non ho libero arbitrio. Quindi libero arbitrio e coscienza fanno parte di questo campo, non solo, ma anche l'identità, cioè il senso di sé di questo campo. Il campo sa di essere un ente cosciente che può dirigere la sua conoscenza di sé. E quindi e quindi la coscienza non è unente. La coscienza è una proprietà fondamentale del di un campo cosciente che ha identità e agentività con libero arbitrio, può agire con libero arbitrio. Che siamo che è qui chi siamo? sono le proprietà dei campi. I campi interagiscono per conoscere se stessi. Questa interazione dei campi fa sì che un campo non sia un solo un soggetto, un oggetto, no. Il ogni campo è osservatore osservato e agente naturalmente cosciente, capisce quello che ha osservato, capisce quello che vuol dire. >> Noi avremmo consumato il tempo che c'era Sì. Sì. Senza fare per alzata di mano. Vi va bene se ci prendiamo altri 5 minuti? Bene. Mi sembra che qualcuno ha detto "Ho messo su la pasta". Qualcun altro ha detto "Mamma mia, >> pasta scotta", ragazzi. Eh vabbè dai, 5 minuti ci riprendiamo. Non lo chiedo a Pugliero perché mi avrebbe detto di no, quindi l'ho chiesto a al pubblico. Riprendo un suo ammonimento. Lei ha scritto: "Se non cambiamo l'idea di chi siamo, ci faremo ingannare dall'intelligenza artificiale controllata dai più potenti del mondo che privilegiano il principio, quello che dicevamo prima, competitivo a quello cooperativo. Così l'intelligenza artificiale diverrà, questo l'ha detto lei, eh, un'arma più potente delle armi atomiche. Mi fa paura. Sì, perché se se l'intelligenza artificiale finirà per controllarci, nel senso che noi diventiamo un'appendice dell'intelligenza artificiale, allora siccome la mente è più potente del corpo, ecco che noi non saremo più in grado di gestirci. abbiamo dovremmo chiedere il permesso all'intelligenza artificiale, saremo schiavi dell'intelligenza artificiale. Vi faccio notare una cosa che mi ha stupito già. Io ricevo ogni settimana 3 4 c lettere di qualcuno che dice "Ho una nuova teoria della realtà". Mi manda 10 pagine da leggere eccetera, no? e mi dicono, "L'ho fatta vedere anche l'intelligente artificiale e ha detto che va bene". Capite? Queste persone credono che l'intelligenza artificiale abbia il giudizio di giudicare la loro teoria. Cioè, ma è pazzesco se uno ci pensa, no? È come l'oracolo, l'intelligenza artificiale diventa l'oracolo a cui credere. Se questo è già un cedere la nostra autonomia, la nostra capacità di giudizio a una macchina. Naturalmente l'intelligenza artificiale spesso è presentata in questo modo, nel modo proprio di facilitare questo nostro bisogno di di tra l'altro un bisogno di di non pensare troppo a lungo, no? Perché? Perché io, per esempio, quando traduco dall'italiano all'inglese o dell'inglese l'italiano uso l'intelligente artificiale. >> Ah, quindi >> le traduzioni certo che le uso, ma io so tutte e due le lingue. Ebbene, >> allora colgo sempre 2 3 4 c errori per pagina e alcune volte una frase che dice l'opposto di quello che dicevo in all'altra nell'altra lingua della lingua originale. Quindi, com'è possibile? intelligenza artificiale non capisce e proprio si vede ancora di più nella traduzione perché nella traduzione se uno sa tutte e due le lingue perché se uno non sa crede che la traduzione vada benissimo. Se se io parlo del questa teoria che sto sviluppando, basta una parola sbagliata e un lettore non capisce più niente. L'intelligenza artificiale, la traduzione mi dà parole sbagliate ovunque, capite? Cioè, se invece io voglio l'intelligenza artificiale che mi dia dei dati oggettivi, che mi aiuti ad averli, benissimo, ma mi mi risparmia un sacco di tempo e anche in questo caso a me risparmia moltissimo tempo. Io sono da 5 a 10 volte più produttivo. >> Collabora >> come >> collabora. Certo, ma ma sono io che poi correggo e decido quello che voglio? Beh, se non sapessi tutte e due le lingue non mi posso fidare. E quindi e questo è un esempio banale del del potere e del e del pericolo dell'intelligenza artificiale. Più semplice di così. una traduzione. >> Un'ultima domanda, professor Faggin, nel nel libro, nel suo libro, Oltre l'invisibile, lei eh scrive, penso auspicando, che possa arrivare eh un nuovo Rinascimento. Ma è possibile un nuovo Rinascimento nell'era dei robot, degli umanoidi, dell'intelligenza artificiale? Certo, se prendiamo coscienza di essere non il corpo, ma un campo quantistico che controlla il corpo, più rivoluzione di così, cioè cambiamo l'idea di chi siamo in una maniera così potente che fa impallidire il il Rinascimento dove abbiamo riconosciuto la nostra umanità, però in un contesto di religione in cui era un po' prendersi riprendersi in mano il diritto di dire no alle religioni a quel tempo. Ma adesso altro che religioni, qua si tratta di capire che noi non siamo il corpo e questo è supportato da una teoria falsificabile e da già evidenza molto forte che siamo nella strada giusta, che questa teoria è più vicina alla verità della dello scientismo e di molte religioni, >> perché il corpo se ne va, ma >> noi rimaniamo. Questa è una buona notizia, no? dire sopravviviamo? >> Come >> possiamo dire sopravviviamo? >> No, no, perché perché sopravviv sopravvivere implica che c'è che esiste la morte. No, noi non noi non moriamo. Cioè noi siamo nati probabilmente a qualche punto siamo stati siamo emanazioni di uno, la totalità di ciò che esiste, ma però una volta creati non non non moriamo più. Il campo degli elettroni è sempre lo stesso da quando da quando è nato l'universo. Noi siamo come il campo degli elettroni, solo che siamo campi di campi di campi di campi a molti livelli che usano il corpo come strumento per avere un'esperienza per conoscere se stessi. Quindi quando il corpo muore noi ci ritroviamo nella realtà più profonda da cui siamo sempre stati e da cui veniamo. >> Grazie. Grazie professor Fagin. Devo dire come avrete capito, nel vicentino hanno distribuito l'intelligenza in maniera poco equilibrata lei ne ha un pezzo di mia. Io io sono certo che il professor Faggin a breve arriverà con la sua dimostrazione su questa teoria che lo accompagna in questi ultimi 10-15 anni attraverso la 35 che sono beh, ma il tempo passa veloce e noi noi giovani ci facciamo prendere. Ma io ci credo perché eh è come non dare fiducia al professor Fagin. Io eh c' gliela do anche perché lui è una persona estremamente concreta. Non so se avete visto il docu film che gli è stato dedicato del titolo L'uomo che vide il futuro. Ecco lì lui dice una frase che per me è straordinaria e che è la consapevolezza di quello che riceviamo e che dobbiamo saper mettere a frutto. Una sorta di teoria dei talenti. Il professor Fagin dice: "Se la vita ti dà limoni fai una limonata". >> Grazie. >> Grazie. Yeah.

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