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Il Consumatore Ignorante e l'Intelligenza Artificiale: informazione per non farsi ingannare

youtube Elaborato Creato il 2025-10-25
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Data Pubblicazione
20251023
Lingua
it
Ultimo Aggiornamento
2025-10-26 07:56

Sintesi Breve

Riassunto generato da Gemini (max 200 parole)

L'autore esprime preoccupazione per la crescente disattenzione, ignoranza e pigrizia dei consumatori, che portano all'accettazione acritica di prodotti creati con intelligenza artificiale (IA). Sostiene che è fondamentale etichettare chiaramente i contenuti generati o modificati dall'IA per informare il pubblico e prevenire manipolazioni e disinformazione. Questa trasparenza non limiterebbe il progresso tecnologico, ma permetterebbe un uso più consapevole e responsabile dell'IA, proteggendo l'informazione, il benessere e la democrazia. L'autore critica l'atteggiamento di chi rifiuta l'etichettatura, considerandola un pregiudizio o una forma di luddismo, sottolineando che l'obiettivo non è demonizzare l'IA, ma promuovere scelte informate. L'ignoranza, la distrazione e la pigrizia portano i consumatori ad accettare passivamente prodotti di bassa qualità, creati per un pubblico disattento, e a rinunciare alla ricerca della verità. L'autore conclude che questa tendenza, alimentata da una cultura nichilista, rischia di soffocare la creatività e l'originalità, portando a un'omologazione culturale dannosa.

Trascrizione Estesa

Testo rielaborato e formattato da Gemini

La cosa che mi preoccupa di più dell'intelligenza artificiale non è l'IA in sé, ma la distrazione del consumatore, l'ignoranza dell'utilizzatore e la pigrizia del fruitore. Tutte queste cose porteranno inevitabilmente alla peggiore intelligenza artificiale possibile. Parlo spesso di intelligenza artificiale perché è uno degli argomenti più importanti oggigiorno, cruciale per il nostro futuro democratico, la nostra capacità tecnologica e il nostro benessere. Un'idea che ho discusso più volte, anche in conferenze e dibattiti, è che i prodotti creati parzialmente o totalmente con intelligenza artificiale (Gemini, GPT, Cloud, Deepfake, ecc.) debbano essere segnalati ed etichettati, fornendo un'informazione adeguata che renda consapevoli gli utenti dello strumento utilizzato per crearli. Questo ci permetterebbe di limitare i gravi danni derivanti dalla manipolazione che video deepfake e contenuti ingannevoli potrebbero avere (e stanno già avendo) sulla nostra società. Inoltre, ci permetterebbe di avere ulteriori strumenti per indirizzare bene queste tecnologie e usarle come alleate, non come nemiche dell'informazione, del nostro benessere e della democrazia. Per me, questa è l'idea più basilare e di buon senso da portare avanti, ed è difficile trovare obiezioni perché mi sembra ovvia. In fin dei conti, non limiterebbe né penalizzerebbe il progresso, ma ci permetterebbe di attuare tecnologie di controllo utili a ogni età e, anzi, spingerebbe chi produce questi strumenti a essere più attento, consapevole e trasparente. Eppure, quando ne parlo, ricevo sempre commenti che mi lasciano basito e angosciato. Per esempio, Luca Albanesi scrive: "Ti piace un artista e la musica che fa? Poi scopri che è AI e non la senti più per un tuo bias e la chiami AI slop. Mi pare che il problema sia tu e non le AI. Ci sta dire voglio sentire solo contenuti autentici, ma è come dire voglio sentire la musica di quell'artista ma non di quell'altro perché è nero. Ci perdi tu ad evitare dei contenuti artistici per un tuo bias". Oppure, John Ferruccio dice: "Io trovo estremamente ingenuo cambiare idea su un prodotto che ti piace solo perché non è fatto da un essere umano. Tutte cose che da un filosofo trovo molto scontate e banali. L'opinione su questo tema è ottusa come quella della persona media che segue le sue paure e le trasforma in logica osservando il progresso. Per me non c'è differenza tra te e quelli che demonizzavano la luce delle lampadine o le automobili. Per me è un ragionamento di paura e non di filosofia". Vorrei concentrarmi su questa tipologia di obiezione perché mi sembra emblematica di un problema che dovremmo affrontare. Prima di farlo, però, voglio darvi due informazioni fondamentali. Innanzitutto, per fare scelte consapevoli, bisogna mettere in sicurezza gli strumenti che usiamo per farle. Se siete utenti di intelligenza artificiale o di strumenti tecnologici in generale, NordVPN metterà in sicurezza la vostra connessione. Vi dirò qualcosa di più alla fine del video. Inoltre, voglio ricordarvi che domenica 26 sarò a Foligno per il mio spettacolo "Seneca nel traffico". Trovate tutte le informazioni sul sito dailycogito.com. È un monologo su come i filosofi antichi avrebbero vissuto l'epoca dei social media. Ci divertiremo, penseremo e faremo filosofia vera a teatro. Ma adesso torniamo a noi. Ho scelto questi due commenti, ma ce ne sono tanti altri sparsi per il web di persone che si chiedono perché etichettare i prodotti di intelligenza artificiale. Secondo loro, è un pregiudizio, un atteggiamento luddista, distruttivo, da boomer, impaurito, angosciato e ottuso. Una parte di questi commentatori dimostra di non aver capito il punto che voglio sollevare. Probabilmente, come vedremo, hanno ascoltato in modo distratto facendo altro, oppure non hanno la capacità di comprensione di un discorso elementare. Io non ho mai detto che i prodotti di intelligenza artificiale vanno limitati o che ne ho paura. Anzi, ho sempre detto che non solo ne fruisco, ma li usiamo pure in azienda, *cum grano salis*, cioè sapendo perché e come lo facciamo. Non ho mai mostrato un atteggiamento luddista nei confronti di questi strumenti, anzi, sono meravigliosi quando usati con il cervello. Quel che ho sempre detto è che l'informazione è tutto e deve essere trasparente, chiara, completa e riconducibile a fonti verificabili, anche quando si tratta di prodotti sintetici e digitali. Questo non ha a che fare con la demonizzazione di un certo prodotto, ma con la sua piena comprensione, soprattutto in un momento storico dove la confusione è enorme. Eppure, provando a discutere con questi utenti, non si cava un ragno dal buco. Quando li metto di fronte al fatto che non hanno capito e provo a spiegarmi, iniziano le comiche. Ho provato a discutere con Luca Albanesi e gli ho scritto: "Non hai capito. A me sta bene che ci siano canzoni fatte con intelligenza artificiale, se mi viene segnalato che è così. Non amo invece venire ingannato da qualcuno che spaccia contenuti fatti con IA come se fossero fatti da un essere umano. A te piace la gente che ti mente? Ti piacerebbe comprare al supermercato carne di vitello con scritto allevamento italiano e invece proviene dalla Tunisia? Dai su, usiamo un minimo il cervello prima di sparare sentenze senza aver capito un discorso elementare". Luca Albanesi mi risponde dicendo: "Proviene dall'Italia, quindi è più buona di quella tunisina? Non ho mai detto che è così. Bel bias cognitivo che hai. Se la carne è buona, è buona e può anche provenire dall'inferno. Sapere la provenienza di qualcosa aiuta solo il tuo bias, con un bell'effetto placebo che ti renderà la carne più buona nel tuo cervello". Non c'è capacità di discussione. Visto che non c'è capacità di dialogo, allora ci faccio un video perché mi sembra assurda questa posizione. Trovo angosciante che moltissimi utenti dimostrino totale disinteresse di fronte a un fatto che ci porterà a danni irreversibili. L'ingannabilità del consumatore ha raggiunto livelli straordinari per volontà del consumatore. Qualcuno mi dirà che siamo sempre stati ingannati dal marketing e dalla pubblicità occulta. Forse sì, probabile. Ma, in primo luogo, non è un buon motivo per mollare tutti gli ormeggi. In secondo luogo, quando ci accorgevamo di essere ingannati, almeno dicevamo: "Ehi, amico pubblicitario, non farlo più". Adesso invece diciamo: "Ti prego, dammene ancora". Siamo sadomasochisti dell'inganno pubblicitario e di questi prodotti che, per loro natura, vogliono raggirarci. La nostra ingannabilità di consumatori poggia, secondo la mia visione, su tre abitudini mentali estremamente dannose: l'ignoranza, la distrazione e la pigrizia. Iniziamo dall'ignoranza. Se vado all'outlet e compro un maglione, pretendo che l'etichetta riporti correttamente il materiale, il luogo di provenienza e il tipo di fabbricazione. In primo luogo, perché tutto questo influisce sul prezzo. Un maglione fatto a mano ha un costo ben preciso e quindi un prezzo diverso da un maglione prodotto industrialmente. Se il maglione è in lana merinos, costerà diversamente rispetto a un maglione in lana mista viscosa. Se il maglione è fatto in Slovacchia, sarà diverso nel suo costo di produzione rispetto a un maglione fatto in Italia, perché il lavoro fatto in Slovacchia ha delle tassazioni diverse rispetto al lavoratore italiano. Perciò, il primo elemento che ci porta a volere un'etichetta completa è il fatto di dire: "Se pago questi soldi per questo maglione, so perché sto pagando questo tipo di prezzo e so che pago di più in alcuni casi e meno in altri". In secondo luogo, voglio quell'etichetta perché quelle informazioni impattano sulla durabilità e qualità del capo. Un maglione fatto a mano durerà di più e quindi il mio acquisto sarà più conveniente perché, pur comprandolo a un prezzo più alto, la durabilità porterà a una parcellizzazione di quel costo nel tempo. In terzo luogo, l'informazione si lega alle mie aspettative di consumatore, che sono legate alle esperienze passate e alle mie idee. Io ho certe idee su perché certe cose vanno prodotte in un certo modo ed è giusto che l'informazione mi dia una base su cui appoggiare quelle idee e le mie consuetudini. Lo stesso vale per il cibo. Quando in Italia gli OGM saranno possibili, vorrò comunque sapere quali prodotti vengono da filiere OGM e magari da dove, con quali controlli e regolamenti. L'informazione in più non fa mai male, anzi, bisogna sempre capire perché l'informazione in meno non c'è. Ma ovviamente posso chiedermelo se sono una persona già molto informata. Se sono un chimico o un biologo che conosce come funzionano le filiere OGM, potrò trarre delle ulteriori considerazioni. Ma se non sono un biologo e semplicemente voglio un prodotto a basso costo, questa differenza non solo non mi sarà chiara, ma non saprò neanche che ci sarebbe potuta essere. Tutti questi elementi ci portano a comprendere perché, secondo me, è molto importante quello che sto dicendo. Con l'intelligenza artificiale vale esattamente lo stesso ragionamento. Io voglio e devo sapere quando l'intelligenza artificiale è utilizzata nella produzione di un prodotto di cui io sono il consumatore, non per evitarla a priori, ma per sapere in che modo è stata prodotta. Così come mi aspetto che un maglione industriale sia meno costoso di uno di manifattura, mi aspetto di pagare di meno un disco musicale completamente prodotto da intelligenza artificiale rispetto a un disco orchestrale. Se mi innamoro di un bravo artista, voglio sapere se potrò andare a vederlo a un concerto. Se so che è un artista sintetico, non mi creerò questa aspettativa. Non si tratta di discriminare o nutrire pregiudizi, ma di compiere scelte informate. Ed è chiaro che oggi l'industria vuole sempre meno che il consumatore sia ben informato, perché così può propinargli quel che vuole al costo che lei vuole. Secondo problema: la distrazione del consumatore. Oggi siamo tutti molto più distratti rispetto al passato. Fruiamo più distrattamente di un'enorme mole di materiale. Questo ci porta a essere meno attenti ai particolari, meno specializzati nelle nicchie e più superficiali in tutte le esperienze che facciamo. Facciamo scrolling non solo sullo schermo, ma nella vita. La presenza di una grande quantità di materiale prodotto da intelligenza artificiale in modo automatizzato ci scorre davanti e ci sembra reale perché siamo distratti, non perché sia di alta qualità. Questo porta anche coloro che producono i contenuti in modo tradizionale a creare per utenti distratti, abituati a Midjourney e Sora. Ormai è chiaro che una buona parte dei personaggi, delle vicende e delle sceneggiature sono già scritti con intelligenza artificiale. La distrazione sta abbassando la qualità e la profondità di ogni prodotto artistico. La musica di intelligenza artificiale sembra sempre più musica umana, non perché la prima sia migliore, ma perché quella umana ormai è fatta per gente distratta che non nota la differenza ed è abituatissima a musica sintetica. Anche questo è consumo inconsapevole. Infine, l'ultimo elemento: la pigrizia del consumatore. Non crediamo più nel valore della ricerca delle fonti, della verità e della realtà. Di fronte allo sforzo di segnalare e farsi informare sull'uso di un'intelligenza artificiale, facciamo spallucce. "Chi me lo fa fare di distinguere tra artisti umani e digitali? Chi me lo fa fare di distinguere tra una sceneggiatura tradizionale e una fatta con ChatGPT? Chi me lo fa fare di informarmi, di leggere di più, di scavare e di confrontare? Tanto a me interessa solo la sensazione che il prodotto mi lascia, l'emozione che rappresenta e l'esperienza che mi dà, anche se per averla sono stato ingannato". Questa pigrizia è parte integrante della cultura nichilista che muove le nostre esperienze di consumatori moderni. "Take my money. Non mi interessa da dove viene, com'è fatto e chi me lo porta. Mi interessa che mi faccia stare bene, accettando di essere ingannato. Anzi, non fatemi neanche pensare alla possibilità di essere ingannato. Voglio solo sentirmi bene per qualche minuto per poi passare alla prossima superficialità". Questo è l'atteggiamento perfetto per guidarci velocemente verso la fine del mondo, perlomeno del mondo della cultura pop, del mondo che ci porta artisti bravi, originalità e idee di ispirazione. Tutto finirà in un marasma di slop per colpa nostra, per colpa della pigrizia, del disinteresse e dell'ignoranza. Questa crescita dell'intelligenza artificiale è legata a doppio filo al fatto che ci siamo stufati da tempo dell'umano. L'umano che discerne il vero dal falso non lo vogliamo più. L'umano che compie scelte consapevoli non ci interessa. L'umano che, prima di essere consumatore, è creatura intenzionale è sopravvalutato. Con questo atteggiamento, sono certo che ci faremo molto male. Vorrei che tornassimo a ragionare su quanto sia fondamentale l'informazione e la trasparenza. Trasparenza vuol dire semplicemente darti tutte le informazioni necessarie per far sì che la tua scelta sia a tuo vantaggio e non a vantaggio di qualcuno che, nascondendo certe informazioni, trae vantaggio da te. Chi non vuole questo è destinato a diventare un consumatore manipolabile ed estremamente ingannato, però contento perché pieno di prodotti che gli piacciono, anche se non sa perché. Spero di aver detto delle cose interessanti e sensate e vi ringrazio per l'ascolto. Prima di lasciarvi, voglio ringraziare NordVPN, lo sponsor di questa puntata e partner di Daily Cogito da molti anni. NordVPN ti permette di mettere in sicurezza la tua connessione, dandoti accesso alla VPN, la prima VPN al mondo che non solo ha i server in Italia ed è accessibile con assistenza 24 ore su 24, 7 giorni su 7, ma ti dà anche accesso a servizi quali Threat Protection, che ti permette di avere un antispyware e antimalware sempre attivi sul browser, e NordPass, che è un servizio ottimo che uso da anni per proteggere le mie password. Con il nostro codice sconto in descrizione, troverai 2 anni di NordVPN a un prezzo garantito ed esclusivo per la community, oltre a 4 mesi gratis in più per il servizio. Grazie a chi inizia a utilizzarlo con questo codice, è anche un grande modo per sostenere il nostro lavoro. Ci rivediamo domani col prossimo Daily Cogito. Vi mando un abbraccio e a molto presto.

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Testo Estratto (Cache)

Testo grezzo estratto dalla sorgente

La cosa che mi preoccupa di più a riguardo dell'intelligenza artificiale non è l'intelligenza artificiale in sé e per sé. Mi preoccupa la distrazione del consumatore, l'ignoranza dell'utilizzatore, la pigrizia del fruitore, tutte cose che porteranno inevitabilmente alla peggior intelligenza artificiale possibile. Bentornati su Daily Cogito. Io parlo spesso di intelligenza artificiale perché si tratta di uno degli argomenti più importanti oggigiorno. Ne va del nostro futuro democratico, della nostra capacità tecnologica, del nostro benessere. E una delle idee più discusse su questo canale che ho portato su dei licogito e anche in conferenze, anche in dibattiti, è questa: bisogna far sì che i prodotti creati parzialmente o totalmente con intelligenza artificiale, che sia Gemini, GPT, Cloud, Dipsic o quant'altro siano segnalati, etichettati che ci sia informazione adeguata che mi metta a consapevolezza di quello che è lo strumento usato per portarli a me. Questo ci permetterebbe di limitare i gravi danni derivanti dalla manipolazione che video deep, fake e contenuti ingannevoli potrebbero avere sulla nostra società, anzi scusatemi, che stanno già avendo sulla nostra società, perché lo vediamo un po' ovunque quello che porta l'invasione di contenuti, prodotti con intelligenza artificiale non segnalata, ma soprattutto ci permetterà di avere ulteriori strumenti per indirizzare bene queste tecnologie e usarle come alleate e non più come nemiche, nemiche dell'informazione, nemiche del nostro benessere, nemiche della democrazia. Per me questa, quella che vi ho appena espresso, è l'idea più basilare, immediata, l'idea di buon senso da portare avanti ed è veramente difficile trovare argomenti che causino qualche sopracciglio alzato perché mi sembra così basilare, così banale. Pure. In fin dei conti questa idea non limiterebbe né penalizzerebbe il progresso e ci permetterebbe di attuare tecnologie di controllo utili ad ogni età, anzi permetterebbe a chi produce questi strumenti di intelligenza artificiale di essere più attenti, più consapevoli, più trasparenti. Eppure, dicevo, quando ne parlo ricevo sempre un tipo di commento che mi lascia assolutamente basito, stranito, angosciato. Per esempio il commento di Luca Albanesi che scrive: "Ti piace un artista e la musica che fa?" Poi scopre che è AI e non la senti più per un tuo bias e la chiami AI slop. Mi pare che il problema sia tu e non le AI. Ci sta dire voglio sentire solo contenuti autentici, ma è come dire voglio sentire la musica di quell'artista ma non di quell'altro perché è nero ci perdi tu ad evitare dei contenuti artistici per un tuo bias. Oppure c'è il commento di John Ferruccio che dice: "Io trovo estremamente ingenuo cambiare idea su un prodotto che ti piace solo perché non è fatto da un essere umano". Tutte cose quelle che dici che da un filosofo trovo molto scontate e banali sempre con sta cosa. L'opinione su questo tema ottusa della persona media che segue le sue paure e le trasforma in logica osservando il progresso. Per me non c'è differenza tra te e quelli che demonizzavano la luce delle lampadine. Pieno così di gente che diceva no le lampadine o le automobili. Per me è un ragionamento di paura e non di filosofia. Ora vorrei concentrarmi poi su questi commenti, ma poi su questa tipologia di obiezione perché mi sembra paradigmatica di un problema che dovremmo cominciare veramente ad affrontare. Prima di farlo però voglio darvi due informazioni fondamentali. La prima è che per fare scelte consapevoli bisogna anche mettere in sicurezza gli strumenti che usiamo per fare quelle scelte. Se siete utenti di intelligenza artificiale o di strumenti tecnologici in generale, beh, Nord VPN metterà in sicurezza la vostra connessione e grazie Nord VPN. Vi dirò qualcosa di più alla fine del video. Inoltre voglio ricordarvi che domenica 26 sarò a Foligno per il mio spettacolo Seneca nel traffico. Trovate tutte quante le informazioni sul sito dailycogito.com. È un monologo su come i filosofi antichi, i sapienti eh dell'antichità avrebbero vissuto l'epoca dei social media. Ci divertiremo, penseremo, faremo filosofia vera a teatro, siateci, sarà molto bello. Ma adesso torniamo a noi. Ho scelto questi due commenti che ho voluto leggere, ma ce ne sono davvero tanti sparsi per il web di persone che dicono etichettare i prodotti di intelligenza artificiale e perché mai? È un pregiudizio, sei un luddista, sei distruttivo, un boomer, impaurito, angosciato, ottuso, eccetera eccetera eccetera. Una parte di questi commentatori dimostra di non avere assolutamente capito niente del punto che io voglio f emergere. Probabilmente, come poi vedremo, hanno ascoltato in modo distratto facendo altro oppure non hanno la capacità di comprensione di un discorso elementare, perché io non ho mai e poi mai detto che i prodotti di intelligenza artificiale vanno limitati o che io ne ho paura. E anzi ho sempre sempre detto che non solo ne fruisco, ma li usiamo pure in azienda. Certo, kum granosalis, cioè sapendo perché e come lo facciamo, ma io non ho mai mostrato un atteggiamento luddista nei confronti di questi strumenti, anzi sono meravigliosi quando usati con il cervello. Quel che ho sempre detto invece è che l'informazione è tutto e deve essere trasparente, chiara, completa, riconducibile a fonti verificabili, anche quando si tratta di prodotti sintetici e digitali. E questo non ha a che fare con la demonizzazione di un certo prodotto, ma con la sua piena comprensione, soprattutto in un momento storico dove la confusione è enorme. Eppur, provando a discutere fra i commenti e non solo, con questi utenti, non si cava un ragno dal buco. Quando li metto di fronte al fatto che non hanno capito, hanno frainteso e provo a spiegarmi, iniziano le comiche. Ho provato a discutere con questo Luca Albanesi e gli ho scritto "Non hai capito". A me sta bene che ci siano canzoni fatte con intelligenza artificiale se mi viene segnalato che è così. Non amo invece venire ingannato da qualcuno che spaccia contenuti fatti con IA come se fossero fatti da un essere umano. A te piace la gente che ti mente? Ti piacerebbe comprare il supermercato carne di vitello con scritto allevamento italiano e invece proviene dalla Tunisia? Dai su, usiamo minimo il cervello prima di sparare sentenze senza aver capito un discorso elementare. E Luca Albanesi mi risponde dicendo "Proviene dall'Italia, quindi è più buona di quella tunisina che non ho mai detto, non è così. Bel bias cognitivo che hai. Se la carne è buona è buona e può anche provenire dall'inferno, stesso per quel che mi riguarda. Sapere la provenienza di qualcosa aiuta solo il tuo bias con un bell effetto placebo che ti renderà la carne più buona nel tuo cervello. Meraviglioso? non c'è capacità di discussione. Così ho detto, visto che lì non c'è non c'è capacità di dialogo, allora ci faccio un video perché mi sembra assurda questa posizione. Infatti io trovo piuttosto angosciante che moltissimi utenti dimostrino totale disinteresse di fronte a un fatto che ci porterà a danni irreversibili. L'ingannabilità del consumatore ha raggiunto ormai livelli straordinari per volontà del consumatore. Qualcuno mi dirà che siamo sempre stati ingannati dal marketing, la pubblicità occulta. Forse sì, probabile. Ma in primo luogo non è un buon motivo per mollare tutti gli ormeggi. In secondo luogo, quando ci accorgevamo di essere ingannati da consumatori, almeno dicevamo: "Ehi, amico pubblicitario, non farlo più". Adesso invece diciamo ti prego, dammene ancora, dammene ancora. Siamo sadomasochisti dell'inganno pubblicitario e non solo, anche di questi prodotti che poi vogliono per loro natura raggirarci. E la nostra ingannabilità di consumatori poggia, secondo la mia visione, su tre abitudini mentali estremamente dannose su cui vorrei soffermarmi e vorrei analizzare con voi. Il primo elemento è l'ignoranza, inconsapevole e a volte desiderata. Il secondo elemento è la distrazione e la distraibilità. La terza è la pigrizia. Iniziamo dall'ignoranza. Perché se vado all'outlet dove mi prendo da vestire e compro un maglione, pretendo che l'etichetta riporti correttamente il materiale, il luogo di provenienza e il tipo di fabbricazione. In primo luogo, perché tutto questo influisce sul prezzo. Partiamo dall'elemento basilare che interessa il consumatore, il prezzo. Un maglione fatto a mano ha un costo ben preciso e quindi un prezzo diverso da un maglione prodotto industrialmente. Se il maglione è in lana merinos, costerà diversamente rispetto al maglione fatta in lana mista viscosa. Se il maglione è fatto in Slovacchia sarà diverso nel suo costo di produzione rispetto al maglione fatto in Italia. Perché? Perché il lavoro fatto in Slovacchia ha delle tassazioni diverse rispetto al lavoratore italiano, quindi è tutto quello che ne concorre. Perciò il primo elemento che ci porta a volere un'etichetta completa è il fatto di dire: "Ok, se io pago sti soldi per questo maglione o per questa macchina o per questa porticina di armadio o per qualsiasi cosa, so perché sto pagando questo tipo di prezzo e so che pago di più in alcuni casi e meno in altri casi". In secondo luogo, io voglio quell'etichetta perché quelle informazioni impattano sulla durabilità e qualità del capo, che è una cosa importante, anche se in questo non c'è alcuna garanzia di scientificità, anche se ci sono marchi blasonati i cui capi durano due settimane, mentre cose comprate al mercato prese da una bancarella magari ti durano 12 anni, beh, un maglione fatto a mano sarà lavabile più volte. durerà di più e quindi il mio acquisto sarà più conveniente perché pur comprandola a un prezzo prezzo di acquisto più alto la durabilità porterà a una parcellizzazione di quel costo nel tempo. Ed è molto importante questo saperlo. In terzo luogo, perché l'informazione sì si lega alle mie aspettative e le mie aspettative di consumatore sono legate a che cosa? Vabbè, le esperienze passate, c' ho avuto una certa esperienza con un certo materiale, con un colore, con un produttore in base alle mie idee. Io ho certe idee su perché certe cose vanno prodotte in un certo modo e quindi è giusto che l'informazione mi dia anche una base su cui appoggiare quelle idee, sulle mie consuetudini, l'abitudine che ho di comprare una certa cosa e quindi la mia scelta si baserà anche su queste cose, anche non solo, ma nessuno di noi compie scelte senza questi elementi. Vi faccio un esempio diverso. Lo stesso che ho appena detto a riguardo del maglione vale per il cibo. Quando in Italia finalmente gli OGM saranno possibili, cioè mai, io vorrò comunque sapere quali prodotti vengono da filiere OGM e magari da dove, con quali controlli, quali regolamenti, eccetera eccetera eccetera. Per la mia sicurezza. L'informazione in più non fa mai più male, anzi l'informazione in meno bisogna sempre invece capire perché non c'è. Ma ovviamente questo posso chiedermelo se sono una persona già molto informata. Vi faccio l'esempio dell'OGM. Se io sono un chimico, un biologo che conosce come funzionano le filiere OGM in Francia o in, che ne so, Israele o in Cina ovviamente non arrivano prodotti di questo tipo, ma per farvi un'idea, e allora io sulla base di un'informazione che non è messa su un'etichetta potrò trarre delle conseguenze, delle ulteriori considerazioni. Ma se io non sono un biologo e semplicemente voglio un prodotto a basso costo, OGM, questa differenza non solo non mi sarà chiara, ma non saprò neanche che ci sarebbe potuta essere. E quindi questo è un problema grosso. Se io non conosco bene la filiera del prodotto, potrei persino non sapere che non c'è un'informazione, quindi potrei non chiedermi "Ma perché me l'hanno nascosta?" Allora, già tutti questi elementi ci portano a comprendere perché secondo me è molto importante quello che sto dicendo, perché con l'intelligenza artificiale vale esattamente lo stesso ragionamento. Io voglio e devo sapere quando l'intelligenza artificiale, in quanto strumento di produzione o modifica dei contenuti, è utilizzata nella produzione di un prodotto di cui io sono il consumatore, non per evitarla a priori, come questi commentatori mi hanno detto, "Certo, ci sarà gente che la eviterà ed è liberissima di farlo, anzi deve essere messa in in con la possibilità di farlo, ma per sapere in che modo è stata prodotta. Per tutte le cose dette finora, così come il maglione industriale, mi aspetto che sia meno costoso di uno di manifattura, un disco musicale completamente prodotto da intelligenza artificiale, mi aspetto di pagarlo di meno rispetto a un disco orchestrale, lasciando da parte il fatto che nell'epoca dello streaming questa cosa non avviene più a me. Un esempio di massima che può essere applicato a tutto quanto il resto. Se mi innamoro, per esempio, di un bravo artista, voglio sapere se potrò andare a vederlo a concerto. E se so che è un artista sintetico, non nel senso che parla poco, ma nel senso che è digitale, beh, non mi creerò questa aspettativa che potrebbe farmi perdere tempo e potrebbe ingannarmi magari portarmi a comprare cose che non sono neanche di quell'artista. Vedete, non si tratta di discriminare, di nutrire pregiudizi o altro, ma di compiere scelte informate. Ed è chiaro che oggi l'industria vuole sempre meno che il consumatore sia ben informato, perché così può propinargli quel che vuole al costo che lei vuole e questo è un grande male che dobbiamo assolutamente cominciare ad evitare. Secondo problema, la distrazione del consumatore. Sì, perché oggi, ed è molto chiaro, siamo tutti molto più distratti rispetto al passato. Oggi fruiamo più distrattamente di un enorme mole di materiale fra musica, film, video, testi, eccetera eccetera eccetera. Questo ci porta ad essere meno attenti ai particolari, meno specializzati nelle nicchie, più superficiali in tutte le esperienze che facciamo, soprattutto online, ma non solo. Facciamo scrolling, ma non soltanto sullo schermo, ma nella vita, in quello che vediamo, ascoltiamo, facciamo, discutiamo, guardando tutto quanto onpassan e la presenza di una grande quantità di materiale prodotto da intelligenza artificiale in modo automatizzato e quindi senza quella qualità che ci si aspetta da un lavoro umano e intenzionale, non garantito ma più probabile, ci scorre davanti e ci sembra reale perché siamo distratti, non perché sia di alta qualità. Questo è un problema enorme perché porta anche coloro che producono i contenuti in modo tradizionale a creare per utenti distratti, per utenti abituati a mid journey, abituati a Sora, abituati a prodotti automatizzati che in realtà non sarebbero così di alta qualità. Vedi, per esempio, le serie TV e i film di Netflix scritti con in mente l'utente che ogni 3 minuti guarda il cellulare e ormai è chiaro e l'ho visto anche al cinema, che una buona parte dei personaggi, delle vicende, delle sceneggiature sono già scritti con intelligenza artificiale e questa cosa è decisamente delirante. La distrazione sta abbassando la qualità e la profondità di ogni prodotto artistico, dalle copertine dei libri ai libri stessi, dai film ai video di YouTube. E la musica di intelligenza artificiale sembra sempre più musica umana, non perché la prima sia migliore di quella umana, ma perché quella umana ormai è fatta per gente distratta che non nota la differenza ed è abituatissima a musica sintetica. Anche questo è consumo inconsapevole. Infine, l'ultimo elemento, la pigrizia del consumatore. Non crediamo più nel valore della ricerca delle fonti, della ricerca della verità, della ricerca della realtà. Ed è questo che secondo me segna gli utenti di cui ho letto i commenti. C'è un impigrimento talmente profondo che ormai di fronte allo sforzo di segnalare e farsi informare sull'uso di un'intelligenza artificiale, facciamo spallucce. Ma chi se ne frega. Ma ma sì, dai, ma ne fai una questione, ma ma fatti una risata, ma chi me lo fa fare? Ecco il Chi me lo fa fare? Chi me lo fa fare di distinguere tra artisti umani e digitali? Chi me lo fa fare di distinguere fra una sceneggiatura tradizionale, una fatta con C GPT, tra la foto di un reporter bravissimo e un'immagine giorni che sembra così ben fatta. chi me lo fa fare di informarmi, di leggere di più, di scavare, di confrontare. Tanto a me interessa solo la sensazione che il prodotto mi lascia, l'emozione che rappresenta, mi interessa, l'esperienza che mi dà, anche se per averla sono stato ingannato. Chi me lo fa fare di chiedermi se mi stanno ingannando? Ecco, questa pigrizia è parte integrante della cultura nichilista che purtroppo muove le nostre esperienze di consumatori moderni. Take my money. Non mi interessa da dove viene, come'è fatto, chi me lo porta. Mi interessa che mi faccia stare bene, accettando di essere ingannato. Anzi, anzi, no, fermo. Non fatemi neanche pensare alla possibilità di essere ingannato. Voglio solo sentirmi bene per qualche minuto per poi passare alla prossima superficialità. Sinceramente questo è l'atteggiamento perfetto per guidarci velocemente verso la fine del mondo, perlomeno del mondo della cultura pop, del mondo che ci porta invece artisti bravi, originalità, idee di ispirazione e tutto quanto finirà in un marasma di slop per colpa nostra, per colpa della pigrizia, per colpa del disinteresse, per colpa dell'ignoranza. In fin dei conti è questa la conclusione a cui mi sento di arrivare. Questa crescita dell'intelligenza artificiale è legata a doppio filo al fatto che ci siamo stufati da tempo dell'umano. L'umano che discerne il vero dal falso non lo vogliamo più, direbbe Baricco. È roba da 900. L'umano che compie scelte consapevoli non ci interessa, è roba da 900. L'umano che prima di essere consumatore è creatura intenzionale è sopravvalutato, è pieno di baia, se razzista contro le è roba vecchia. Ecco, io con questo atteggiamento sono certo che ci faremo molto male e quindi vorrei che tornassimo a ragionarci su quanto sia fondamentale l'informazione, la trasparenza, questa parola che ormai è vituperata, usata male da tutti, politicizzata. Trasparenza vuol dire semplicemente ti do tutte le informazioni necessarie per far sì che la tua scelta sia a tuo vantaggio e non a vantaggio di qualcuno che nascondendo certe informazioni trae vantaggio da te. Chi non vuole questo è destinato a diventare un consumatore manipolabile, estremamente ingannato, però contento perché pieno di prodotti che gli piacciono anche se non sa perché. E questo era quello che volevo discutere con voi oggi. Spero di aver detto delle cose interessanti e sensate come al solito e vi ringrazio per l'ascolto. Prima di lasciarvi voglio anche ringraziare Nord VPN, lo sponsor di questa puntata, ormai partner di Daily Cogito da molto tempo e molti anni. Norvn ti permette di mettere in sicurezza la tua connessione come dandoti appunto accesso alla VPN, la prima VPN al mondo che non soltanto ha i server in Italia, non soltanto è accessibile con assistenza 24 ore al giorno, 7 giorni su 7, ma ti dà anche accesso a servizi quali Threat Protection che ti permette di avere un antispyware, antimalware sempre attivi sul browser e Nord Pass che è un servizio ottimo che uso da anni per proteggere le mie password con il nostro codice sconto In descrizione troverai 2 anni in Nor VPN a un prezzo garantito ed esclusivo per la community, oltre a 4 mesi gratis in più per il servizio. Grazie a chi inizia a utilizzarlo con questo codice è anche un grande modo per sostenere il nostro lavoro. Noi ci rivediamo domani col prossimo Daily Cogito. Vi mando un abbraccio e a molto presto. Ча.

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