L'INTELLIGENZA ARTIFICIALE È PERICOLOSA? - Galimberti e Faggin (Filosofia e Scienza)
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- URL Sorgente
- https://www.youtube.com/watch?v=mCm_2zJcxSk
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- Data Pubblicazione
- 20240811
- Lingua
- it
- Ultimo Aggiornamento
- 2025-10-26 10:17
Sintesi Breve
Riassunto generato da Gemini (max 200 parole)
L'articolo affronta la crescente difficoltà nel distinguere i prodotti dell'IA da quelli umani, sottolineando la necessità di sviluppare un pensiero critico. L'IA, basata su modelli statistici, manca di coscienza e libero arbitrio, a differenza dell'intelligenza umana. Si discute se la libertà umana sia un'illusione, un costrutto sociale, e come la tecnica stia condizionando la nostra esistenza. L'esperienza personale dell'autore con l'IA, in particolare con le reti neurali, lo porta a mettere in discussione il materialismo, ritenendo che la coscienza non possa essere ridotta a semplici segnali elettrici. La coscienza è vista come un'esperienza fondamentale, legata alla relazione corpo-mondo e alla capacità di dare significato all'esperienza, distinguendo tra il corpo vissuto ("Leib") e il corpo oggettivato ("Körper Ding"). La mancanza di istinti rigidi nell'uomo, evidenziata da Platone e Hobbes, lo spinge a prevedere e a dare un significato alle pulsioni, rendendo necessaria la coscienza. La creatività, tuttavia, emerge dalla parte irrazionale del cervello, in contrasto con la razionalità della tecnica, suggerendo che l'arte e la sofferenza siano intrinsecamente legate a questa dimensione irrazionale.
Trascrizione Estesa
Testo rielaborato e formattato da Gemini
L'essenza di quello che sta succedendo è che, per la prima volta, abbiamo strumenti potentissimi che creano altri prodotti, di cui è difficile capire se l'origine è umana o meno. In passato, se uno usava un computer per raccontare una storia, il computer la raccontava con un accento "da computer", quindi si capiva che era una macchina a parlare. Ma con ChatGPT, con GPT-4, con questi strumenti che diventeranno ancora più irriconoscibili rispetto a un prodotto umano, abbiamo bisogno di aumentare la nostra capacità di capire criticamente quello che dice il computer e di valutare se dice cose giuste o sbagliate. Perché il computer non capisce nulla. Sembra che capisca, ma non capisce. Manca di coscienza e di ciò che la coscienza porta al comportamento umano: la comprensione profonda che viene dal conoscere sé stessi e gli altri. Il computer non conosce nulla di sé stesso e non conosce nulla degli altri. Il suo prodotto è semplicemente un prodotto simbolico che aggiunge una parola alla serie di parole già preparate, secondo la probabilità che sia la parola giusta, scelta con un algoritmo che alterna le probabilità superiori per creare l'illusione che ci sia un ente cosciente a raccontare le storie. Questo disturba anche perché ci induce a chiederci: "Ma allora la nostra intelligenza è fatta di statistica, esattamente come quella del computer?". No, non è fatta solo di statistica, perché noi abbiamo coscienza e libero arbitrio, che è una cosa che il computer non ha e non avrà mai, se è vera la teoria che ho creato insieme al professor Dariano, secondo cui coscienza e libero arbitrio sono fenomeni quantistici, non fenomeni classici della fisica. La fisica di Newton e Maxwell descrive una realtà deterministica, cioè uno stato successivo determinato interamente dallo stato precedente e da un algoritmo. Quindi, lo stato successivo è già certo se si conosce l'algoritmo e tutto dello stato precedente. Il che vuol dire che in una realtà deterministica non esiste il libero arbitrio. E se non esiste il libero arbitrio, anche la coscienza non ha senso di esistere. Perché cosa vuol dire essere coscienti di quello che si vuole e della situazione in cui ci si trova, se poi non si ha veramente il libero arbitrio per scegliere quello che si vuole? Ecco, il computer non ha coscienza, non sceglie, perché ha delle possibilità, e la possibilità è scelta dal programma. Per lui, il programma, anche se appreso automaticamente, è sempre un algoritmo. La coscienza e il libero arbitrio non sono fenomeni algoritmici. Mi fermo qua, altrimenti divago. Ma questo vi dà un'idea di come vedo io il problema dell'intelligenza artificiale. Quindi, noi dobbiamo crescere e saperla più lunga dell'intelligenza artificiale per usarla bene. [Intervento successivo] Sicuramente sì, non pensate che questo dialogo con il professor Faggin sia una contrapposizione tra scienza e filosofia, oppure tra apparato tecnico-scientifico e apparato umanistico. Innanzitutto, perché avete un concetto dell'uomo molto enfatico. Ho sentito poc'anzi dal professor Faggin che la macchina, l'intelligenza artificiale, non ha coscienza, non ha libertà o libero arbitrio. Ma io sono convintissimo che neanche l'uomo ha la libertà. L'uomo non è libero. La libertà è stata introdotta dalle religioni perché, se sei libero, sei responsabile; se sei responsabile, sei punibile. È un vantaggio sociale ammettere la libertà, ma dobbiamo anche tenere conto che tante volte ci sono delle cose che non esistono, come la libertà, però c'è l'idea di libertà, e tante volte le idee fanno più storia di quanto non facciano le cose. Anche l'idea di Dio, che nessuno ha mai visto, ha fatto una grande storia. Dico che non c'è la libertà perché la libertà confligge con la nostra identità. Io sono io, e per effetto di questo mio essere, per effetto della mia identità, io faccio queste cose. E sull'identità si fonda la fiducia sociale. Quando si dice "mi fido di lui", sto dicendo che, stante quell'identità, prevedo certi comportamenti. Faccio un esempio così abbiamo risolto il problema e chiudiamo il discorso sulla libertà. Una volta Jean-Paul Sartre è andato in montagna, è caduto, si è fratturato una gamba, è finito all'ospedale. Arriva il suo amico Merleau-Ponty, il quale gli dice: "Ma non potevi andare in montagna con una guida?". E Sartre dice: "Secondo te, io sono uno che va in montagna con la guida?". È libero Sartre di andare in montagna con la guida? No, perché Jean-Paul Sartre va in montagna senza guida. Allora, questa benedetta libertà serve alla società appunto per le ragioni di responsabilità e di punibilità, ma non c'è. Un altro esempio molto semplice: adesso anche l'ordine giuridico incomincia ad allinearsi a questa mia considerazione, che poi spero non sia solo mia. Ricordo che una volta in Germania un immigrato dalla Sardegna, che era andato a lavorare alla Volkswagen, aveva ammazzato un suo compagno di lavoro. Il giudice l'ha processato e gli ha dato una pena inferiore a quella che tutti si attendevano. Alla domanda "Perché una pena così modesta rispetto al suo delitto?", la risposta del giudice è stata: "Perché era un sardo". Naturalmente i sardi si sono arrabbiati, si sono arrabbiati anche quelli che lavoravano alla Volkswagen, ma poi lui l'ha spiegata: "Quest'uomo viene dalla Sardegna, ha passato vent'anni della sua vita a sgozzare capre. Per lui, una controversia si traduce in una coltellata". Cioè, ha scelto davvero o è frutto della sua biografia? Di qui la riduzione della pena. Questo è molto interessante, che si incomincia a stabilire, come dice bene Aristotele, la giustizia universale, ma guai ad applicarla senza equità. Equità vuol dire tenere conto delle condizioni delle nostre azioni, e le condizioni fanno la differenza. Detto questo, posso anche fermarmi qui. Però io non sto a difendere l'umanesimo rispetto alla tecnica. Ha già vinto. Ha già vinto quando l'etica chiede alla tecnica di non fare ciò che può. L'etica diventa patetica, implora. Ma cosa può fare la tecnica? Perché voi siete sempre abituati, anche prima ho sentito qualcuno che ha detto che la tecnica è un mezzo che è buono o cattivo secondo dell'uso che se ne fa. Ma stiamo scherzando? Era un mezzo quando era molto modesta, ma adesso è più di un mezzo, è un mondo. E la differenza tra mezzo e mondo è una differenza radicale. E quando è successo questo, ce l'ha indicato Hegel due secoli fa. Nel 1816 Hegel scrive un trattato di logica e dedica 200 pagine a due teoremi. Prima dice: "La ricchezza delle nazioni non è come aveva detto Adam Smith 40 anni fa nel possesso dei beni, il futuro sarà nel possesso degli strumenti". Aveva già capito che il mondo andava in quella direzione due secoli fa. Ma il secondo teorema è ancora più interessante: "Quando un fenomeno aumenta quantitativamente, non abbiamo solo un aumento quantitativo di quel fenomeno, ma abbiamo anche un mutamento qualitativo radicale del paesaggio". Io non so se la fisica quantistica può darvi ragione o può darvi torto. Se qui viene un terremoto di 2 gradi della scala Mercalli, neanche ce ne accorgiamo. Se aumenta quantitativamente, il paesaggio non c'è più, perché c'è un cumulo di macerie. Cambiamento radicale del paesaggio come effetto quantitativo. Ora, cosa succede se la tecnica è la condizione universale per realizzare qualsiasi scopo? La tecnica non è più un mezzo, è il primo scopo, senza il quale gli scopi restano sogni. Questo argomento era già stato utilizzato da Marx, che ammirava molto Hegel, anche se non la pensavano alla stessa maniera. Dice Marx: "Tutti pensano che il denaro sia un mezzo che ha come scopi la soddisfazione dei bisogni e la produzione dei beni. Se però il denaro aumenta quantitativamente fino a diventare la condizione universale per soddisfare qualsiasi bisogno e produrre qualsiasi bene, il denaro non è più un mezzo, ma il primo scopo, per ottenere il quale si vedrà se soddisfare i bisogni e in che misura produrre i beni". Capito bene questa eterogenesi dei fini? Oggi la tecnica non è un mezzo, è un mondo. Un mondo che modifica tutte le cose. Per esempio, la politica, che Platone l'aveva pensata come "basilica tecne", regia, perché diceva che le tecniche sono in grado, sanno come si devono fare le cose, ma la politica decide se e perché si devono fare. Oggi la politica non è più il luogo della decisione, perché per decidere guarda l'economia, e l'economia per decidere i suoi investimenti guarda le risorse tecnologiche. Quindi, il luogo della decisione è la tecnica. Ma la tecnica non tende a uno scopo, non apre scenari di senso, non dischiude orizzonti di salvezza, non dice la verità. La tecnica funziona. Chiudo con questa breve citazione. Nel 1968 il direttore di Der Spiegel ha interrogato Martin Heidegger chiedendogli che cosa pensava della tecnica, e lui ha risposto: "Tutto funziona. Questo è inquietante, che tutto funziona, e il funzionare induce ad un ulteriore funzionare". "Non so", dice Heidegger al direttore di Der Spiegel, "se sarei stato preoccupato quando gli uomini sono sbarcati sulla luna. Io sì", dice Heidegger. "Non abbiamo bisogno della bomba atomica per sradicare l'uomo dalla terra, lo sradicamento è già avvenuto, perché oggi l'uomo non abita la natura, abita la tecnica". Questo è il grande cambiamento radicale del nostro tempo. Ma io non sto parlando male della tecnica, perché non parlo male del futuro inevitabile dell'umanità. Mi domando se la domanda appropriata non sia tanto quella di chiederci che cosa possiamo fare noi con la tecnica, quanto piuttosto quella di chiederci che cosa la tecnica può fare di noi. [Intervento successivo] Io lavoravo nell'intelligenza artificiale a partire dal 1986, quando gli addetti ai lavori pensavano che le reti neurali, che sono la struttura che mimica come funziona il cervello e che hanno risolto, naturalmente con la supervisione umana, il problema dell'intelligenza artificiale, i problemi difficili dell'intelligenza artificiale... Lavoravo in questo campo perché pensavo che le reti neurali veramente avessero una chiave in più rispetto alle tecniche che l'intelligenza artificiale usava prima, che erano tecniche essenzialmente di fare degli algoritmi, di pensare tutto già con la nostra testa e fare un programma, invece di avere il computer che impara dai dati, dargli in pasto dei dati al computer con reti neurali che trovano le corrispondenze, trovano correlazioni che sono presenti nei dati e imparano dai dati. E a quel tempo io ero materialista, pensavo esattamente come pensa il professor Galimberti, cioè pensavo che la realtà è fatta di fisica classica, fondamentalmente domina la nostra vita, domina il mondo. Per fisica classica intendo la fisica degli oggetti macroscopici che si muovono nello spazio-tempo. Avevo studiato la fisica quantistica, ovviamente, che studia le particelle elementari, gli atomi, le molecole. Ma quando gli atomi e le molecole si combinano in maniera incoerente, creano oggetti che si comportano deterministicamente, quindi secondo la fisica classica non esiste il libero arbitrio. E hanno ragione. Se il mondo fosse veramente come descritto dalla fisica classica, noi saremmo macchine. Se fossimo macchine, non avremmo il libero arbitrio. È esattamente quello che succede con i computer: non hanno il libero arbitrio, fanno quello che gli abbiamo detto di fare o che hanno imparato con i dati che gli abbiamo dato noi in pasto, o ancora più preoccupante quando loro stessi gli abbiamo detto "guarda qui invece di guardare là" e loro cominciano a guardare e imparare quello che guardano e quindi si distaccano dal nostro controllo. A quel tempo ero anche molto scontento di me perché avevo raggiunto tutto quello che il mondo dice che se uno lo raggiunge dovrei essere felice e invece non ero felice neanche un po', ero meno felice di quando non avevo i soldi per comprare la colla per fare gli aeromodelli che quando avevo 12-13 anni ero molto più felice. E allora mi sono chiesto, a quel tempo studiavo neuroscienze, studiavo... Ovviamente io vengo dalla informatica, però volevo capire come funziona il cervello, volevo cercare di fare delle reti neurali molto più potenti di quelle che si conoscevano. Insomma, dopo un po' di anni ho fatto sufficiente progresso da capire che quello era veramente il futuro, perché insieme agli ingegneri e scienziati che lavoravano con me abbiamo risolto problemi molto difficili che non si potevano risolvere coi metodi di prima. Quindi io dopo 3-4 anni ero convinto che le reti neurali sarebbero stato il futuro. Però io non ero contento. E a un certo punto mi sono chiesto: "Un momento, questi libri di neuroscienze parlano di segnali elettrici, segnali biochimici e descrivono quello che io provo, per esempio il sapore della cioccolata, lo descrivono come se fossero segnali elettrici. Ma io dico, un momento, il sapore della cioccolata non è segnali elettrici, ci deve essere qualcosa che trasforma segnali elettrici che sono correlati ovviamente al sapore, ma il sapore io conosco perché sento, ho, provo sensazioni, sentimenti, l'amore che provo per un figlio sono segnali elettrici? Ma non è possibile!". E ho scoperto quello che poi i filosofi, un filosofo in particolare, ha chiamato il problema difficile della coscienza, cioè il fatto che noi conosciamo attraverso sensazioni e sentimenti e non c'è nessun meccanismo noto che possa descrivere perché questo funziona. E allora questo mi ha dato un punto, diciamo, di forza e siccome io sono uno che pratica le cose, mi sono chiesto: "Allora, come si fa? Se è vero che il cervello è come un computer, se è vero che il mio corpo è come una macchina, perché questo è quello che dice la fisica, io devo riuscire a programmare un computer e fargli e dargli sensazioni e sentimenti". E mi sono messo di gran lena e dopo uno o due anni di pensarci, non è possibile. Ho trovato che non è possibile. C'è una fondamentale... Ecco perché il nome "Qualia" è giusto. ...correlati ovviamente al sapore. Ma il sapore io lo conosco perché sento, provo sensazioni e sentimenti. L'amore che provo per un figlio sono segnali elettrici, ma non è possibile... e ho scoperto quello che poi un filosofo in particolare ha chiamato il problema difficile della coscienza, cioè il fatto che noi conosciamo attraverso sensazioni e sentimenti e non c'è nessun meccanismo noto che possa descrivere perché questo funziona. E allora questo mi ha dato un punto di forza e, siccome io sono uno che pratica le cose, mi son chiesto: allora, come si fa? Se è vero che il cervello è come un computer, se è vero che il mio corpo è come una macchina (perché questo è quello che dice la fisica), io devo riuscire a programmare un computer e a dargli sensazioni e sentimenti. Mi sono messo d'impegno e, dopo uno o due anni di pensarci, ho trovato che non è possibile. C'è una... ecco perché il nome "qualia" è giusto: perché la coscienza deve essere qualcosa in più. Ma che cos'è? Insomma, in questa situazione in cui volevo capire perché ero infelice (che è un problema di coscienza, perché l'infelicità o la felicità vengono dalla coscienza, non vengono dai segnali elettrici; è la coscienza che crea i segnali elettrici, non viceversa, questo l'avevo capito già), volevo capire: ma allora, che cos'è la coscienza? Ho avuto inaspettatamente e spontaneamente un'esperienza di coscienza fondamentale, che è scritta nel libro *Silicio*, il libro *Irriducibile*. E non è che ve lo dica perché compriate i miei libri, ma perché veramente l'ho scritto... titubante, perché qualcuno mi potrebbe prendere per pazzo, perché ho avuto un'esperienza di coscienza straordinaria che mi ha fatto capire che non è assolutamente vero che noi siamo macchine, non è assolutamente vero che noi siamo strutture fisiche della fisica classica, come ci dice la scienza. Questa esperienza mi ha fatto capire che io sono il tutto che osserva se stesso con un punto di vista che è il mio punto di vista. Quindi ho capito che l'identità è il punto di vista del tutto su se stesso. Ma questo l'ho capito non leggendo libri di filosofi, l'ho capito non pensandoci con la testa, ma vivendo un'esperienza. Noi conosciamo nel vivere esperienze, noi conosciamo in questo modo. Non possiamo conoscere leggendo il pensiero degli altri; anche quando abbiamo un pensiero, dobbiamo vivere l'esperienza del pensiero. Per quello noi diventiamo esploratori, per quello noi andiamo a vedere come si fanno le cose, per quello io volevo costruire modelli che volavano veramente, non volavano solo nella mia testa (nella mia testa volavano già). Quindi io mi sono spostato, ho proprio vissuto questo. A quel punto lì ho detto: no, adesso so che io non sono una macchina, perché questa esperienza fondamentale me lo ha rivelato. E allora mi sono messo a studiare la coscienza come nell'unico modo in cui si può conoscere: attraverso un lavoro personale interiore in cui uno comincia a farsi domande e cerca di vedere persone, trovare persone che sono più avanti di me in quella direzione, insomma, in vari modi. E dopo 20 anni di lavoro, lavorando al 40% del mio tempo, dedicando questo ammontare di tempo enorme per capire la natura della coscienza e del libero arbitrio (che sono intrecciate, devono andare insieme, non possono essere fenomeni della fisica classica), oggi la gran parte degli scienziati, anche quelli che studiano la fisica quantistica, la conoscono, pensano che però sia una cosa che, così, che dopo diventa fisica classica e quindi cadono nella trappola di pensare che non esiste il libero arbitrio. E quindi, se non esiste il libero arbitrio, la coscienza deve essere un epifenomeno del cervello, deve essere un qualcosa che fa il cervello, che dipende dal funzionamento del cervello e quindi, quando il cervello non funziona più, la coscienza non c'è più. Quindi noi siamo esseri che, quando il corpo muore, noi non ci siamo più, contrariamente a quello che dicono le varie religioni, soprattutto le varie direzioni della spiritualità, dove la spiritualità è intesa come persone che hanno esperienze spirituali di unione con il tutto, invece che credere a dogmi. Quindi la spiritualità io la distinguo dalle religioni, dove le religioni implicano "io credo questo perché me lo dicono persone più sagge di me", per dire. Invece io credo solo quello che sperisco io, credo perché abbiamo tutti, ciascuno di noi, la capacità di conoscere da dentro ed è proprio questa capacità che ci permette di superare il problema dell'intelligenza artificiale, questa capacità di capire da dentro. Mi fermo qua perché altrimenti continuo, ma è importante... È importante definire la coscienza, seguendo l'analisi, la provocazione di Federico Faggin. Dunque, ci sono delle parole che hanno avuto molta fortuna, tra le quali anche la parola "coscienza", così come ha avuto molta fortuna la parola "anima", che non appartiene alla tradizione giudaico-cristiana in nessuna maniera. I cristiani non so perché credono nell'immortalità dell'anima, non lo so. Anzi, lo so: gliel'ha introdotta Agostino nel IV secolo dopo Cristo, prelevandola da Platone, perché Platone aveva detto: se vogliamo costruire un sapere universale e valido per tutti, non possiamo fidarci delle sensazioni corporee, perché se qui dovessimo stabilire la temperatura di questo ambiente e dovessimo fare riferimento alle nostre sensazioni corporee, avremmo tante temperature quanti sono i nostri corpi. E allora, dice Platone, bisogna pensare in un modo non corporeo, in modo astratto. Astrazione vuol dire prescindere dalla materia dei corpi, quindi pensare per idee, numeri, relazioni, rapporti, generi, specie, in astratto. Qual è l'organo?, dice Platone: la psiche, l'anima. L'anima l'ha inventata Platone per risolvere un problema di conoscenza. Nella tradizione giudaico-cristiana questa parola non c'è, c'è la parola *nefesh*, spirito, che quando la Bibbia è stata tradotta in greco l'hanno tradotta con *psyché* e la parola *psyché* si è trascinata dietro tutta la cultura dell'anima. *Nefesh* non vuol dire anima. Inceppi i miei piedi e incateni la mia *nefesh*, che è la gola. Il popolo ebreo si lamenta con Jahvè perché dice: hai con la tua manna hai nauseato la nostra *nefesh*, ancora la gola. Occhio per occhio, dente per dente, *nefesh* per *nefesh*, che non è anima per anima, ma vita per vita. Sansone non dice "muoia Sansone con tutti i filistei", la Bibbia dice "muoia la mia *nefesh* con tutti i filistei", la mia vita. Il nazireo che si appresta a diventare sacerdote non deve toccare la *nefesh met*, che vuol dire l'anima morta degli animali? No, non deve toccare i cadaveri perché sono impuri. *Nefesh* vuol dire anima morta. Se dobbiamo dire che *nefesh* vuol dire anima, *nefesh* vuol dire vita, ciò che concorre alla vita, il respiro, il cibo, la vita. Del resto, Dio viene chiamato il vivente, il nemico di Dio non è il peccato, come si crede, ma è la morte. E San Paolo dice giustamente, dopo la resurrezione di Cristo: o morte, dov'è il tuo pungiglione? I cristiani poi devono sapere che la loro religione... Io sono greco, non sono cristiano, sono greco, credo nei greci. Quando i cristiani dimenticano che, come dice Giovanni, il logos, la parola, si è fatta carne, l'essenza del cristianesimo è l'incarnazione, i corpi. Quando voi recitate il Credo (non so se lo recitate, se ve lo ricordate, ma quando ve l'hanno insegnato, qualche reminiscenza magari i vecchi ce l'hanno), non dicono di credere nell'immortalità dell'anima, ma nella resurrezione dei corpi, perché il cristianesimo è corpo. Ecco, voi siete stati salvati dal corpo e dal sangue di Cristo, non dall'anima. L'anima non c'è nella tradizione cristiana, l'ha introdotta Platone e l'ha prelevata Agostino, il quale Agostino gli ha cambiato scenario. Platone l'aveva introdotta per un problema di conoscenza, risolvere un problema di conoscenza: bisogna pensare in modo astratto. Plotino la usa per... e la inserisce in uno scenario di salvezza: il corpo è corruttibile, ma l'anima è incorruttibile e quindi sopravvive alla morte. Anche voi siete convinti, molti di voi immagino, perché questa cultura poi è diventata l'Occidente, l'Occidente pensa in maniera platonica di essere composto da corpo e anima. Per giunta, la scienza ha ridotto il corpo a organismo, ha fatto bene a fare così. Se la scienza non produceva il corpo sommatore di organi, non avrebbe potuto funzionare la scienza, perché la scienza ogni sua ipotesi la deve sperimentare e non puoi sperimentare il corpo, è una cosa, l'organismo è un'altra. La verità è il corpo, l'organismo è una riduzione della corporeità a sommatore di organi per poter funzionare. Quando voi andate da un medico, non so, da un oculista, i vostri occhi sono corpo, instaurano una comunicazione, una fiducia, uno sguardo, una reciprocità. Quando l'oculista vi piazza le sue macchine sull'occhio, il vostro occhio non è più ciò che vede, instaura relazioni, è una cosa guardata come qualsiasi altra cosa, diventa cosa, diventa organismo. Questo per fare solo un esempio. E i tedeschi, che hanno una lingua seria... sì, seria, perché gli italiani hanno una lingua approssimativa, infatti abbiamo bisogno di aggettivi e di avverbi perché i sostantivi sono abbastanza imprecisi, chiamano il corpo *Leib*, una parola che ha parentela con *Leben*, che vuol dire vita, con *Liebe*, che vuol dire amore. La vita non sta in piedi senza amore. E chiamano *Körper Ding* il corpo ridotto a cosa, il corpo dei medici, il corpo visualizzato dei medici, giustamente, non sto provando i medici, meno male che hanno fatto così, se no andavamo avanti ancora con la teoria degli umori, noi raggiungere la salute. Tant'è che quando nel '700 si aveva a che fare con i matti, i quali, esaminati anatomicamente, non presentavano nessun danno anatomico fisiologico, prima ancora di chiamarsi psichiatria, la chiamavano i malati affetti da *morbus sine materia*. Ecco qua, mancava la materia. Infatti, ancora oggi la psichiatria non sa niente, va per tentativi, va per tentativi. Lo psichiatra fa diagnosi a partire dall'efficacia farmacologica di cui dispone. Un esempio: il panico non c'entra niente con la depressione, però siccome gli antidepressivi fanno passare il panico, allora si include il panico in una depressione, per fare un esempio. Ma va benissimo fare così, non si può fare altrimenti, perché l'anima di ciascuno di noi chi la conosce? L'anima, tra virgolette. Uso questa parola per riuscire a farci capire. Come diceva giustamente Eraclito, nessuno la può conoscere, per quanto tu percorra i sentieri dell'anima, non raggiungerai mai il suo logos, tanto è profondo e tanto inaccessibile. Quindi, giustamente, bisogna far così. La parola "coscienza" è dalla cultura spiritualistica, dalla cultura che parte con la divisione, con la riduzione del corpo a organismo e qui i medici hanno trovato il loro spazio. Tutto quello che non si spiega su base corporea viene affidato all'anima e di questo si occupava prima la religione, adesso la psichiatria. Si sono divisi il campo, una santa alleanza sulla base del dualismo inaugurato da... Ora, il corpo non è la sommatoria degli organi, il corpo (e qui arriviamo alla parola coscienza) deriva dalla mia relazione col mondo. Heidegger giustamente non chiama mai l'uomo *Man* o *Men*, come dicono le parole tedesche che stanno per la parola uomo, lo chiama *In-der-Welt-Sein*, essere nel mondo. Il mio corpo è situato nel mondo. Lo spazio che io ho davanti siete voi, non è lo spazio geometrico dell'oggettività, è lo spazio vissuto di chi mi sta di fronte, è lo spazio che avete voi, è quello che viene dispiegato dal vostro sguardo su di me. Capite questa differenza? Questa conferenza sarà noiosissima e quindi avrà un tempo lunghissimo per chi non è interessato e sarà brevissima per chi è interessato, perché quello che conta per il corpo è il tempo vissuto, che non è il tempo cronologico. Se si capiscono queste differenze, io non ho bisogno di parlare dell'anima. Cos'è la psiche? Rapporto corpo-mondo. E il corpo entra in relazione col mondo, è sollecitato dal mondo, è impegnato in un mondo e ne è prova che quando arriva una malattia pesante, di quelle che portano alla fine, il mondo sparisce, il corpo prende il posto del mondo e si produce una sorta di scissione. L'io si separa dal proprio corpo e guarda il corpo come una cosa da trattare, giustamente, con le procedure mediche, ma è una cosa, diventata una cosa. Il corpo, invece del rapporto corpo-mondo, c'è la scissione del corpo, dell'io, dal proprio corpo. Quando voi siete stanchi, non dite "ho un corpo stanco", dite "sono stanco", perfetta coincidenza tra io e corpo, tra coscienza e corpo. Cos'è la coscienza? Ma non vorrei iterare troppo a lungo, però... va bene. Cos'è la coscienza? E qui bisogna partire da un concetto inaugurato da Platone: gli uomini non hanno istinti. È qui il problema della coscienza. Gli uomini non hanno istinti, l'istinto è una risposta rigida a uno stimolo. Se io offro della carne a una mucca, la mucca non la mangia, se offro un covone di fieno, si mette a divorarlo. Che cos'è un istinto? Una risposta rigida (mi interessa questo aggettivo, rigida) a uno stimolo. Gli uomini non hanno istinti, hanno pulsioni a meta indeterminata. Anche il famosissimo istinto sessuale è così poco istintivo che io, in presenza di una pulsione sessuale, posso dedicarmi a tutte le perversioni, cosa che non sembra sia concesso agli animali che hanno gli istinti, oppure posso assegnare una meta non sessuale a una pulsione sessuale, posso fare un'opera d'arte, scrivere un romanzo, comporre una poesia, quello che Freud chiama sublimazione. Ora, gli uomini potevano essere... anzi, Gehlen, antropologo filosofo tedesco molto importante, definisce l'uomo *Mängelwesen*, un animale che ha un'esistenza carente, non armonica con la natura. L'animale, appena nasce, sa già quello che deve fare per tutta la vita e lo fa subito, da subito. L'uomo no, perché non ha istinti, ha pulsioni a meta indeterminata. Per questo ha bisogno di educazione, un'educazione che dura anni e anni, cosa da cui gli animali sono esonerati, ha bisogno di istituzioni per coordinare le mete di tutti a fini che consentano di convivere con la minor conflittualità possibile, mentre gli animali non hanno bisogno di istituzioni, hanno istinto. Allora, cosa succede? Che Platone dice che gli uomini... A dire questa cosa, Platone dice: gli uomini non hanno istinti perché Zeus ha consegnato a Epimeteo (Epimeteo è un nome che vuol dire "colui che pensa *epì*, dopo", uno stupido, l'improvvido) il compito di dare a tutti i viventi la loro qualità e siccome Epimeteo, da stupido, è andato in giro a distribuire a ciascuno il proprio istinto, giunto all'uomo non aveva niente da dare. E allora Zeus chiamò Prometeo (Prometeo vuol dire "colui che pensa in anticipo") e gli disse: dai a questi viventi senza qualità la tua qualità, che è la qualità di prevedere, prevedere. Tant'è che anche nell'800 Hobbes dice: mentre gli animali mangiano quando sono affamati, l'uomo prevede di aver fame anche quando ha lo stomaco pieno, *fames futura*, è affamato anche dalla fame futura, perché prevede. E addirittura Platone dice che l'uomo prevede perché ha una statura eretta. Gli animali non hanno bisogno di istituzioni, hanno l'istinto, mentre noi cerchiamo di convivere con la minor conflittualità possibile. Platone dice che gli uomini non hanno istinti perché Zeus affidò a Epimeteo, il cui nome significa "colui che pensa dopo", quindi uno stupido e improvviso, il compito di dare a tutti i viventi le loro qualità. Epimeteo, da stupido, distribuì a ciascuno il proprio istinto, ma giunto all'uomo non aveva più niente da dare. Allora Zeus chiamò Prometeo, "colui che pensa in anticipo", e gli disse di dare a questi viventi senza qualità la sua qualità, la capacità di prevedere. Tant'è che, nell'Ottocento, Hobbes diceva che mentre gli animali mangiano quando sono affamati, l'uomo prevede di avere fame anche quando ha lo stomaco pieno: *fames futura*, è affamato anche dalla fame futura, perché prevede. Platone dice addirittura che l'uomo prevede perché ha una statura eretta e vede innanzi a sé, ha un orizzonte, un panorama (dal greco *pan*, "tutto", e *orao*, "vedere", quindi "vedere tutto"). Questo gli consente la struttura previsionale. Da qui nasce il modello di coscienza, dalla carenza istintuale. L'uomo poteva perdersi tra tutte le specie viventi perché è il meno organizzato, il meno pilotato, ma grazie a questa supplenza determinata dalla capacità di prevedere, anticipa ed è consapevole anche della fame futura. Questo concetto, che non ci sono istinti e c'è questa compensazione, è ribadito da Tommaso d'Aquino, ripreso da Kant, Herder, Nietzsche, nel Novecento da Bergson, da Galeno. Però tutti pensano che l'uomo sia un animale ragionevole, ma non lo è, perché gli manca proprio la caratteristica degli animali, l'istinto. La ragione non è altro che la progressiva acquisizione delle azioni riuscite, che vengono interiorizzate e tramandate. La tradizione non è altro che l'elenco delle azioni riuscite. Quando Esiodo scrive "Le opere e i giorni", fa l'elenco di come si coltiva il grano, di come si coltiva l'uva, di come si conservano le cose. Questo lungo elenco tramandato, assorbito da chi impara, è il momento della coscienza, il momento dell'acquisizione dell'esperienza e del tramandare l'esperienza che costituisce poi la tradizione. Anche la coscienza è il supplemento alla carenza istintuale e, come dicevi giustamente tu, ci viene dalla corteccia cerebrale, che è venuta fuori a poco a poco. E tutte le qualità che dicevi, l'uomo ha qualcosa di più rispetto alla macchina, sono tutte qualità irrazionali, nate nel cervello antico, quello che abbiamo in comune con gli animali, quello delle emozioni, delle pulsioni. Da qui nasce tutto l'elemento creativo. Con la ragione non crei niente. Per fare un'opera d'arte devi ricorrere alla tua parte irrazionale. Per questo Adorno dice che i poeti sono i più arrischianti: scendono in quella parte lì, ma possono essere anche catturati definitivamente da quella parte. Jaspers, il più grande psicopatologo del Novecento, dice che ogni volta che siamo di fronte a un'opera d'arte, la ammiriamo come quando ammiriamo una perla, dimenticando però che la perla è la malattia della figlia e senza la schizofrenia dell'autore quell'opera non sarebbe mai nata. Tutta la parte razionale dell'uomo viene messa a tacere dall'apparato tecnico perché è rumore, perché è disturbo, ma tutta la parte irrazionale si chiama dolore, si chiama amore. L'amore è follia, non è mica una roba razionale. Lo dice Platone che l'amore è follia, l'ideazione, l'idealizzazione, la fantasia, il sogno, tutta sta roba è disturbo, perché la tecnica esprime la forma più alta di razionalità mai raggiunta dall'uomo.
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strumenti potentissimi la l'essenza di quello che è successo è che per la prima volta abbiamo un prodotto che crea altri prodotti di cui è difficile capire se L'origine è umana o no nel passato se uno per esempio usava un computer per R contare una storia il computer avrebbe detto la storia con un accento da computer quindi si poteva capire che era un computer che ci parlava ma con chat GPT con GPT 4 con questi strumenti che diventeranno ancora più irriconoscibili da quello che è un prodotto da quello che faranno rispetto un prodotto umano abbiamo bisogno di aumentare la nostra Capacità di capire e di capire con criticamente quello che dice il computer e vedere dove il computer dice delle cose giuste o delle cose sbagliate perché il computer non capisce nulla Sembra che capisca ma non capisce nulla manca di coscienza e di ciò che la coscienza porta alla al comportamento umano [Musica] che è la comprensione la comprensione profonda che viene dal conoscere se stessi e gli altri perché il computer non conosce nulla di se stesso e non conosce nulla degli altri il prodotto del computer è semplicemente un prodotto simbolico Che aggiunge una parola alla serie di parole già con già preparate seconda della probabilità che sia la parola giusta Quella quella particolare successiva che viene scelta o con un algoritmo in cui si alternano prima seconda terza probabilità superiore in modo da creare l'illusione l'illusione che ci sia un ente cosciente che racconta le storie e questo e questo disturba Anche perché ci dice Ma allora la nostra intelligenza è fatta di statistica esattamente come computer no non è fatta di statistica perché noi abbiamo coscienza e libero arbitrio che è una cosa che il computer non ha e non avrà mai non avrà mai se è vero la teoria che ho creato insieme al professor dariano che dice che coscienza e libero arbitrio sono fenomeni quantistici non fenomeni classici della della la fisica quella di Newton quella di Maxwell descrivono una realtà che è deterministica cioè lo Stato successivo è determinato interamente dallo Stato precedente e da un algoritmo quindi lo Stato successivo è già certo se uno sa l'algoritmo e sa tutto dello Stato precedente Il che vuol dire che non esiste in una realtà determin il libero arbitrio non esiste se non esiste il libero arbitrio anche la coscienza non ha senso che esista Perché Cosa vuol dire essere coscienti di quello che si vuole e di quello che della situazione in cui uno si trova se poi uno non ha veramente il libero arbitrio per scegliere quello che vuole la persona Ecco il computer non ha coscienza non sceglie perché ha delle delle delle possibilità la possibilità è scelta dal programma per lui il programma anche se un programma che è stato appreso dal computer automaticamente è sempre un algoritmo la coscienza e il libero arbitrio non sono fenomeni algoritmici Allora mi fermo qua perché altrimenti faccio banco Ma questo vi dà un senso di come vedo io il problema del dell'intelligenza Arale quindi noi dobbiamo crescere e saperla più lunga dell'intelligenza artificiale Per usarla bene grazie professore di tecnica lei ha scritto molto io per prima per cazio benevolenze gli ho ricordato che ho fatto 7 anni a Repubblica lui scriva 95 su Repubblica e ne è stato firma e ancora illustrissima si è occupato tanto di del rapporto con la tecnica magari con un versante da un versante diverso ma insomma ne parlavamo eh dicevo il rapporto con la tecnica è ricorre nelle sue analisi perché è un rapporto che ci In qualche modo ci sta fagocitando o quantomeno condizionando Ecco la parola si può dire Sicuramente sì allora non pensate che questo dialogo con il professor facini sia una contrapposizione tra scienza e Filosofia Oppure tra apparato tecnico scientifico e apparato umanistico Innanzitutto perché avete un concetto dell'uomo molto enfatico ho sentito pocanzi dal professor fagin che la macchina l'intelligenza artificiale non ha coscienza non ha libertà o libero arbitrio Ma io sono convintissimo che neanche l'uomo ha la libertà l'uomo non è libero la libertà è stata introdotta dalle religioni perché se sei libero sei responsabile se sei responsabile sei punibile è un vantaggio sociale ammettere la libertà ma dobbiamo anche tenere conto Una cosa che tante volte ci sono delle cose che non esistono come la libertà però c'è l'idea di libertà e tante volte le idee fanno più storia di quanto non facciano le cose anche l'idea di Dio che nessuno ha mai visto Ha fatto una grande storia No bene perché dico che non c'è la libertà non c'è la libertà perché la libertà confligge con la il nostra identità o io sono io e per effetto di questo mio essere per effetto della mia identità io faccio queste cose e sull'identità si fonda la fiducia sociale quando si dice mi fido di lui sto dicendo che stante quell'identità Prevedo certi comportamenti faccio un esempio così abbiamo risolto il problema chiudiamo chiudiamo il discorso sulla libertà una volta Champ forsar andato in montagna è caduto si è fratturato una gamba finito l'ospedale arriva il suo amico merl pontti il quale gli dice Ma non potevi andare in montagna con una guida e sarta dice secondo te io sono uno che va in montagna con la guida è libero sarta di andare in montagna con la guida No perché Jean Paul Sartre va in montagna Senza guida Allora questa benedetta Libertà serve alla società appunto per le ragioni di responsabilità e di punibilità ma non c'è un altro esempio molto semplice Adesso anche l'ordine giuridico Incomincia ad allinearsi a questa mia che poi spero che non sia solo mia considerazione ricordo che una volta in Germania un immigrato dalla dalla Sardegna che era andata a lavorare alla Volkswagen aveva ammazzato un suo compagno di lavoro il giudice l'ha processato e gli ha dato una pena inferiore a quella che tutti si attendevano alla domanda perché una pena così modesta rispetto al suo delitto la risposta del giudice è stata perché era un sardo naturalmente i sardi sono molto arrabbiati si sono arrabbiati anche quelli che lavoravano alla Volkswagen ma però dopo lui l'ha spiegata quest'uomo viene dalla Sardegna ha passato 20 anni della sua vita a sgozzare capre per lui una controversia si traduce in una coltellata cioè la suo ha scelto davvero o è frutto della sua biografia di qui la riduzione della la pena Questo è molto interessante che si incomincia a stabilire come dice bene Aristotele la giustizia universale ma guai ad applicarla senza equità equità vuol dire tenete conto delle condizioni delle nostre azioni e le condizioni fanno la differenza Beh detto questo posso anche fermarmi qui però io non sto a difendere l'umanesimo rispetto alla la tecnica ha già vinto ha già vinto quando l'etica chiede la tecnica che può di non fare ciò che può l'etica diventa Patetica implora Ma cosa può fare la tecnica perché voi siete sempre abituati anche prima ho sentito qualcuno che ha detto che la tecnica è un mezzo che è buono o cattivo secondo dell'uso che se ne fa ma stiamo scherzando Era un mezzo quando era molto modesta ma adesso più un mezzo è un mondo e la differenza tra mezzo e mondo è una una differenza radicale e quando è successo questo ce l'ha indicato Hegel due secoli fa Nel 1916 Hegel scrive un trattato di logica e dedica 200 pagine a due teoremi Prima dice la ricchezza delle nazioni non è come aveva detto Adam Smith 40 anni fa nel possesso dei beni il futuro sarà nel possesso degli strumenti AV già capito che il mondo andava in quella direzione due secoli fa ma il secondo teorema Ancora più interessante quando un fenomeno aumenta quantitativamente non abbiamo solo un aumento quantitativo di quel fenomeno ma abbiamo anche un mutamento qualitativo radicale del paesaggio io non so se la fisica quantistica può darvi ragione o può darvi torto se qui viene un terremoto di 2° dalla scala mercali neanche ce ne accorgiamo se aumenta quantitativamente paesaggio non c'è più perché c'è un cumulo di di macerie cambiamento radicale del paesaggio come effetto quantitativo ora Cosa succede se la tecnica è la condizione universale per realizzare qualsiasi scopo la tecnica non è più un mezzo è il primo scopo senza il quale gli scopi restano sogni questo argomento era già stato utilizzato da Marx che ammirava molto eel anche non la pensavano alla stessa maniera dice Marx tutti pensano che il denaro sia un mezzo che ha come scopi la soddisfazione dei bisogni e la produzione dei beni Se però il denaro aumenta quantitativamente fino a diventare la condizione universale per soddisfare qualsiasi bisogno e produrre qualsiasi bene Il denaro non è più in mezzo ma il primo scopo per ottenere il quale si vedrà se soddisfare i bisogni e in che misura produrre i beni capito bene questa differenza eterogenesi dei fini oggi la tecnica non è un mezzo è un mondo è un mondo Ehm ma un mondo che modifica tutte le cose per esempio la politica che Platone l'aveva pensata come Basilica te tecnica Reggia perché diceva che le tecniche sono in grado sanno come si devono fare le cose ma la politica decide se e perché si devono fare oggi la politica non è più il luogo della decisione perché per decidere Guarda l'economia e l'economia per decidere i suoi investimenti guarda le risorse tecnologiche quindi il luogo della decisione è la tecnica ma la tecnica non tende a uno scopo non apre scenari di senso non dischiude orizzonti di salvezza non dice la verità la tecnica funziona chiudo con questo breve citazione nel 1968 il direttore di Spiegel ha interrogato Martin Heidegger chiedendogli che cosa pensava della Tecnica e lui ha risposto Tutto funziona questo è inquietante che tutto funziona e il funzionare induce ad un ulteriore funzionare non so dice Heidegger al direttore di der Sper che sarei stato preoccupato quando gli uomini sono sbarcati sulla luna Io sì dice Heidegger non abbiamo bisogno la bomba atomica per sradicare l'uomo dalla terra lo sradicamento è già avvenuto perché oggi l'uomo non abita la natura abita la tecnica Questo è il grande cambiamento radicale del nostro tempo ma io non sto parlando male della Tecnica perché non parlo male del futuro inevitabile dell'umanità mi domando se la domanda appropriata non è tanto quello di chiederci Che cosa possiamo fare noi con la tecnica quanto piuttosto quello di chiederci che cosa la tecnica può fare di noi questa è la vera domanda la giriamo a Federico Faggin perché grazie grazie di questo percorso perché effettivamente Al di là degli scenari aperti al grande pubblico all intelligenza artificiale effettivamente la tecnica ha cambiato le nostre vite dilagando e sovvertendo tutta una serie di certezze Ecco e questo è totalmente in gestito da Non c'è dubbio che la politica per ora abbia guardato prego Io lavoravo nell'intelligenza artificiale a partire dal 1986 quando gli addetti ai lavori pensavano che le reti neurali che sono la struttura che mimica Come funziona il cervello e che hanno risolto Naturalmente con la supervisione umana il problema dell'intelligenza artificiale i problemi difficili dell'intelligenza artificiale lavoravo in questo in questo campo perché pensavo che le reti neurali veramente avevano una chiave in più rispetto alle tecniche che l'intelligenza artificiale usava prima che erano tecniche essenzialmente di fare degli algoritmi di pensare tutto già Con la nostra testa e fare un programma invece di avere il computer che R Impara dai dati dargli dare un pasto dei dati al computer con reti neurali che trovano le corrispondenze trovano correlazioni che sono presenti nei dati e imparano dai dati e a quel tempo io ero materialista pensavo esattamente come pensa il professor Galimberti Cioè pensavo che la realtà è è fatta di la fisica classica fondamentalmente Domina la nostra vita domina il mondo la fisica classica per Fisica classica Intendo la fisica degli oggetti macroscopici che si muovono nello spazio-tempo avevo studiato la fisica quantistica ovviamente che studia Le particelle elementari gli atomi le molecole Ma quando gli atomi e le molecole si combinano in maniera incoerente creano oggetti che si comportano deterministic quindi secondo la fisica classica non esiste il libero arbitrio e hanno ragione Se il mondo fosse veramente come descritto dalla fisica classica noi saremmo macchine se fossimo macchine non avremmo il libero arbitrio È esattamente quello che succede con i computer non hanno il libero arbitrio fanno quello che gli abbiamo detto di fare o che hanno imparato con i dati che gli abbiamo dato noi in pasto o ancora più preoccupante quando loro stessi gli abbiamo detto guarda qui invece di guardare là e loro cominciano a guardare e imparare quello che guardano e quindi si distaccano dal nostro controllo a quel tempo ero anche molto scontento di me perché avevo raggiunto tutto quello che il mondo dice che se uno lo raggiunge dovrei essere felice e invece non ero felice neanche un po' ero meno felice di quando non avevo i soldi per comprare la colla per fare gli aeromodelli che quando avevo 12-13 anni ero molto più felice allora E allora mi sono chiesto a quel tempo studiavo neuroscienze studiavo la Ovviamente io vengo dalla dalla informatica però volevo capire come funziona il cervello Volevo cercare di fare delle reti neurali molto più potenti di quelle che si conoscevano e Insomma dopo un po' di anni ho fatto sufficiente Progresso da capire che quello era veramente il futuro perché insieme ai ingegneri scienzati che lavoravano con me abbiamo risolto problemi molto difficili che non si potevano risolvere coi metodi di prima quindi io dopo 3-4 anni ero convinto che le reti neurali sarebbero stato il futuro Però io non ero contento e un certo punto mi sono chiesto un momento Questi libri di neuroscienza parlano di Segnali elettrici segnali biochimici e descrivono quello che io provo per esempio il sapore della cioccolata lo descrivono come se fossero Segnali elettrici Ma io dico momento il sapore della cioccolata non è Segnali elettrici ci deve essere qualcosa che trasforma Segnali elettrici che sono correlati ovviamente al sapore ma il sapore io conosco perché sento ho Provo sensazioni sentimenti l'amore che provo per un figlio sono Segnali elettrici Ma non è possibile e ho scoperto quello che poi I filosofi un filosofo in particolare ha chiamato il problema difficile della coscienza cioè il fatto che noi conosciamo attraverso sensazioni e sentimenti e non c'è nessun meccanismo noto che possa descrivere perché questo funziona E allora questo questo mi ha mi ha dato un un un punto diciamo di forza e siccome io sono uno che che pratica le cose Mi son chiesto Allora come si fa se è vero che no che il cervello è un è come un computer se è vero che il mio corpo è come una macchina perché questo è quello che dice la fisica io devo riuscire a programmare un computer e fargli e dargli sensazioni e sentimenti e mi sono messo di gran Lena e dopo uno o due anni di di pensarci non è possibile ho trovato che non è possibile c'è una c'è una fondamentale Ecco perché il nome qualla è giusto perché la coscienza deve essere qualcosa in più però Ma che cos'è E insomma in questa situazione in cui volevo capire perché ero infelice che è un problema di coscienza perché L'infelicità o la felicità viene dalla coscienza non viene dai Segnali elettrici la coscienza che cre i segnali elettrici non viceversa Quello l'avevo capito già e allora volevo capire ma allora perché cos'è la coscienza ho avuto inaspettatamente e spontaneamente un'esperienza di coscienza fondamentale che è scritta nel libro si libro silicio il libro libro riducibile e non è che ve lo dica perché comprate i miei libri ma perché veramente è quello lo scritto titubato perché qualcuno mi potrebbe prendere per pazzo perché ho avuto un'esperienza di coscienza straordinaria che mi ha fatto capire che non è assolutamente vero che noi siamo macchine non è assolutamente vero che noi siamo strutture fisiche della fisica classica come ci dice la scienza questa esperienza mi ha fatto capire che io sono il tutto che osserva se stesso con il con un punto di vista che è il mio punto di vista quindi ho capito che L'identità è il punto di vista del tutto su se stesso ma questo l'ho capito non leggendo libri di filosofi l'ho capito non pensandoci con la testa ma vivendo un'esperienza noi conosciamo nel vivere esperienze noi conosciamo in questo modo non possiamo conoscere leggendo il pensiero degli altri anche quando abbiamo un pensiero dobbiamo vivere l'esperienza del pensiero per quello noi diventiamo esploratori per quello noi andiamo a vedere come si fanno le cose per quello Io volevo costruire modelli che volavano veramente non volavano solo nella mia testa nella mia testa volavano già quindi io mi sono spostato ho ho proprio ho vissuto questo a quel punto lì ho detto no Adesso so che io non sono una m machina perché questa esperienza fondamentale me lo ha rivelato e allora mi sono messo a studiare la coscienza come nell'unico modo in cui si può conoscere attraverso un lavoro personale interiore in cui uno comincia a farsi domande e cerca di vedere persone trovare persone che hanno sono più avanti di me in quella direzione insomma in vari modi e dopo 20 anni di lavoro lavorando dal al 40% del mio tempo dedicando questa questo ammontare di tempo enorme per capire la natura della coscienza e del libero arbitrio che sono intrecciate devono andare insieme non possono essere fenomeni della fisica classica oggi la gran parte degli scienziati anche quelli che studiano la fisica quantistica la conoscono pensano che però sia una cosa che così che dopo diventa fisica classica e quindi cadono nella Trappola di pensare che non esiste il libero arbit e quindi se non esiste il libero arbitrio la coscienza deve essere un epifenomeno del cervello deve essere un qualcosa che fa il cervello che dipende dal funzionamento del cervello e quindi quando il cervello non funziona più la coscienza non c'è più quindi noi siamo esseri che quando il corpo muore noi non ci siamo più contrariamente quello che dicono le le varie religioni le soprattutto le le i vari direzioni della spiritualità dove la spiritualità intesa come persone che hanno esperienze spirituali di unione con il tutto invece che credere a dogmi quindi la spiritualità io la distingo dalle religioni dove le religioni implicano io credo questo perché me lo dicono persone che più sagge di me per dire E E E basta ma io invece credo solo quello che che spedisco io credo perché abbiamo tutti ciascuno di noi la capacità di conoscere da dentro ed è proprio questa capacità che ci permette di superare il problema dell'intelligenza artificiale questa capacità di fare di di di capire da dentro mi fermo qua perché altrimenti continuo ma è importante è importante Definiamo la coscienza secondo seguendo l'analisi La provocazione di Federico faggini Dunque ci sono delle parole che hanno avuto molto Fortuno tra le quali anche la parola coscienza così come ha avuto molta fortuna la parola anima che non appartiene alla tradizione giudaico cristiani in nessuna maniera i cristiani Non so perché credono nell'immortalità dell'anima Non lo so anzi lo so gliel'ha introdotta Agostino del I secolo dopo CR prelevandola da Platone perché Platone aveva detto se vogliamo costruire un sapere universale è valido per tutti non possiamo fidarci delle sensazioni corporee perché se qui dovessimo stabilire la temperatura di questo ambiente dovessimo riferire fare riferimento alle nostre sensazioni corporee avremmo tante temperature Quanti sono i nostri corpi E allora dice dice Platone bisogna pensare in un modo non corporeo in modo astratto astrazione vuol dire prescindere da dalla materia dei corpi quindi pensare per idee numeri relazioni rapporti generi specie in astratto Qual è l'organo dice Platone la psiche l'anima l'anima l'ha inventata Platone per risolvere un problema di conoscenza nella tradizione giudaico Cristiana questa parola non c'è c'è la parola Nef spirito che quando la Bibbia è stata tradotta in greco l'hanno tradotta con PSY che e la parola psychè si è trascinata dietro tutta la cultura dell'anima le Fes non vuol dire anima inceppi miseri i miei piedi e incateni la mia nefes che è la gola il popolo ebreo si lamenta con jahvè perché dice hai con la tua Manna hai nauseato la nostra nefes ancora la gola Occhio per occhio dente per dente nefes per nefes che non è anima per anima ma vita per vita Sansone non dice muia Sansone con muoio Sansone con tutti i filistei la Bibbia dice muoia la mia nefes con tutti i filistei la mia vita il nazireo che si appresta a diventare sacerdote non deve toccare la nefes Met Che vuol dire l'anima morta degli animali No non deve toccare i cadaveri perché sono impuri nefes vuol dire anima morta se dobbiamo dire che Nef vuol dire anima Nef vuol dire vita ciò che concore la vita il respiro il cibo la vita del resto Dio viene chiamato il vivente il nemico di Dio non è il peccato Come si crede ma è la morte c e San Paolo dice giustamente dopo la resurrezione di Cristo o morte Dov'è il tuo pungiglione cristiani poi devono sapere che la loro religione Io sono greco non sono Cristiano sono Greco Non credo Credo nei greci Quando i cristiani dimenticano che come dice Giovanni il logos il logos la parola si è fatta carne l'essenza del Cristianesimo è l'incarnazione corpi quando voi recitate il il credo non se lo recitato se ve lo ricordate Ma quando verno insegnato qualche reminiscenza magari i vecchi ce l'hanno non dicono di credere nell'immortalità dell'anima Ma nella Resurrezione dei corpi Perché il cristianesimo corpo ecco voi siete stati salvati dal corpo e dal sangue di Cristo Non dall'anima l'anima non c'è la tradizione Cristiana l'ha introdotto Platone e e l'ha prelevata Agostino il quale Agostino gli ha cambiato scenario Platone l'aveva introdotto per un problema di conoscenza risolvere un problema di conoscenza bisogna pensare in modo astratto Plotino la usa per e la inserisce in uno scenario di salvezza il corpo è corruttibile ma l'anima è incorruttibile e quindi sopravvive alla morte anche voi siete convinti molti di voi Immagino perché questa cultura poi è diventata l'occidente l'occidente pensa in maniera platonica di essere composto da corpo e anima per giunta la scienza ha ridotto il corpo a organismo ha fatto bene a fare così se la scienza non produceva il corpo sommatore di organi non avrebbe potuto funzionare la scienza perché la scienza ogni sua ipotesi la deve sperimentare e non puoi Sperimentare il corpo è una cosa l'organismo è un'altra la verità è il corpo l'organismo è una riduzione della corporeità a sommatore di organi per poter funzionare quando voi andate da un medico non so da un oculista Eh i vostri occhi sono corpo instaurano una comunicazione una fiducia uno sguardo una reciprocità quando l'oculista VI piazza le sue macchine sull'occhio il vostro occhio non è più ciò che vede instaura relazioni è una cosa guardata Come qualsiasi altra cosa diventa Cosa diventa organismo questo per fare solo un esempio e i tedeschi che hanno una lingua seria seria Sì seria perché gli italiani hanno una lingua approssimativa infatti abbiamo bisogno di aggettivi e di avverbi Perché i sostantivi sono abbastanza imprecisi chiamano il corpo laib una parola che ha che ha parentela con leben Che vuol dire vita con Libe Che vuol dire amore La vita non sta in piedi senza amore e Chiama cper Ding il corpo ridotto a cosa il corpo dei medici il corpo visualizzato dei medici giustamente non sto Proveranno i medici Meno male che hanno fatto così se no andavamo avanti ancora con la teoria degli umori noi raggiungere la salute tant'è che quando nel 700 si aveva a che fare con i matti i quali esaminati anatomicamente non presentavano nessuna nessun danno anatomico fisiologico prima ancora di chiamarsi psichiatria La chiamavano i malati affetti da morbus sine materia Ecco qua mancava la materia infatti ancora oggi la psichiatria non sa niente va per tentativi va per tentativi lo psichiatra padre diagnosi a partire dall'efficacia farmacologica di cui dispone un esempio non so il panico non c'entra niente con la depressione però siccome gli antidepressivi fanno passare il panico Allora si include il panico in una depressione per fare un esempio Ma va benissimo fare così non si può fare altrimenti perché l'anima di ciascuno di noi CH la conosce l'anima tra virgolette Usa questa parola per riuscire a farci capire come diceva giustamente Eraclito nessuno la può conoscere per quanto Per quanto tu percorri sentire dell'anima non raggiungerai mai il suo logos tanto è profondo è tanto inaccessibile quindi giustamente bisogna far così la parola coscienza è dalla cultura spiritualistica dalla cultura dalla cultura che parte con la divisione con la riduzione del corpo organismo e qui i medici hanno trovato il loro spazio tutto quello che non si spiega su base corporea viene affidato all'anima e di questo si occupava prima la religione adesso la psichiatria Si sono divisi il campo una santa alleanza Sulla base del dualismo inaugurato da ora il corpo non è la sommatoria degli organi il corpo e qui arriviamo alla parola coscienza deriva dalla mia relazione col mondo ID giustamente non chiama mai l'uomo Man o Men come dicono le parole tedesche che stanno per la parola uomo lo chiama indb Zin essere nel mondo il mio corpo è situato nel mondo lo spazio che io ho davanti siete voi non è lo spazio geometrico dell'oggettività è lo spazio vissuto di chi mi sta di fronte è lo spazio che avete voi è quello che viene dispiegato dal vostro sguardo su di me capite questa differenza questa conferenza sarà noiosissima e quindi avrà un tempo lunghissimo per chi non è interessato E sarà brevissimo per chi è interessato perché quello che conta per il corpo è il tempo vissuto che non è il tempo cronologico se si capiscono queste differenze Io non ho bisogno di parlare dell'anima cos'è la psiche rapporto corpo mondo e il corpo entra in relazione col mondo è sollecitato dal mondo è impegnato in un mondo e ne è prova che quando arriva una malattia pesante di quelle che portano alla fine il mondo sparisce il corpo prende il posto del mondo e si produce una sorta di scissione di scissione l'io si separa dal proprio corpo e guarda il corpo come una cosa da trattare giustamente con le procedure mediche ma è una cosa diventata una cosa il corpo invece del rapporto corpo mondo c'è la scissione del corpo dell'io del proprio corpo quando voi siete stanchi non dite ho un corpo stanco dite sono stanco perfetta coincidenza tra io e corpo tra coscienza e corpo cos'è la coscienza ma non vori terare troppo in lungo però non no V benè cos'è la coscienza e qui bisogna partire da un concetto inaugurato da Platone gli uomini non hanno istinti è qui il problema della coscienza gli uomini non hanno istinti l'istinto è una risposta rigida a uno stimolo se io offro dall carne a una mucca la mucca non la mangia se offre un Covone di fieno si mette a divorarlo Che cos'è un istinto una risposta rigida mi interessa questo aggettivo rigida ha uno stimolo gli uomini non hanno istinti hanno pulsioni a Meta indeterminata anche il famosissimo istinto sessuale così poco istintivo che io in presenza di una pulsione sessuale posso dedicarmi a tutte le perversioni cosa che non sembra sia concesso agli animali che hanno gli istinti Oppure posso assegnare una meta non sessuale ha una pulsione sessuale posso fare un'opera d'arte scrivere un romanzo comporre una poesia quello che Fre Chiama sublimazione ora gli uomini potevano essere anzi gelen antropologo filosofo tedesco molto importante definisce l'uomo mangel vesen un uomo un animale la che ha un'esistenza carente non armonica con la natura l'animale appena nasce sa già quello che deve fare per tutta la vita e lo fa subito da subito l'uomo no perché non ha istinti ha pulsioni Met indeterminata Per questo ha bisogno di educazione l'educazione che dura anni e anni cosa da cui gli animali sono esonerati ha bisogno di istituzioni per coordinare le mete di tutti a fini che consentano di convivere con la minor conflittualità possibile mentre gli animali non hanno bisogno di istituzioni hanno istinto Allora cosa succede che Platone dice che gli uomini a dire questa cosa a Platone Platone dice gli uomini non hanno istinti perché Zeus ha consegnato epimeteo epimeteo è un nome che vuol dire colui che pensa ep dopo un stupido l'improvvida il compito di dare a tutti i viventi la loro qualità e siccome peteo da stupido è andato in giro a distribuire a ciascuno il proprio istinto giunto all'uomo non aveva niente da dar E allora Zeus chiamò Prometeo Prometeo vuol dire colui che pensa in anticipo e gli disse Dai a questi viventi senza qualità la tua qualità che è la qualità di prevedere prevedere Tant'è che anche n nel nell'800 HS dice mentre gli animali mangiano quando sono affamati l'uomo prevede di aver anche quando ha lo stomaco pieno famus famis future è affamato anche dalla fame Futura perché prevede e addirittura Platone dice che l'uomo prevede perché ha una statura eretta e vede innanzi ha un orizzonte un panorama oro in greco vuol dire vedere vedere tutto Pan vuol dire tutto e questo gli consente la struttura previsionale da qui nasce il modello di coscienza dalla carenza istintuale l'uomo poteva perdersi tra tutte le specie viventi perché è il meno organizzato non è è il meno pilotato ma grazie a questa supplenza determinata dalla capacità di prevedere e prevedendo anticipa e quindi è consapevole anche della fame Futura questo concetto che non ci sono istinti e c'è questa compensazione è ribadito da Tommaso daquino è ripreso da Kant da herder da Nietzsche nel 900 da berkson da Galen e Però tutti pensano che l'uomo è un animale ragionevole non è un animale ragionevole perché gli manca proprio la caratteristica degli animali che è l'istinto e la ragione non è altro che la progressiva acquisizione delle azioni riuscite che vengono interiorizzate e tramandate cos'è la tradizione la tradizione non è altro che l'elenco delle azione riuscite quando Esiodo scrive le opere giorni fa l'elenco di come si coltiva il grano di come si coltiva l'uma di Come si conservano le cose e questo è lungo elenco tramandato assorbito da chi impara è qui è qui il momento della coscienza è qui il momento dell'acquisizione dell'esperienza e della del tramandare l'esperienza che costituisce poi la tradizione Scusate il lungo discorso ma per dire che anche la coscienza è il supplemento alla carenza istintuale che da dove ci viene come dicevi giustamente tu è la corteo cerebrale che è venuto fuori a poco a poco eh E tutte le qualità che tu dicevi l'uomo ha qualcosa di più rispetto alla macchina sono tutte qualità irrazionali sono quelle nate nel cervello antico quello che abbiamo in comune con gli animali quello delle emozioni delle pulsioni questo qui da qui nasce tutto l'elemento creativo con la ragione non crei niente per fare un'opera d'arte devi ricorrere la tua parte irrazionale per questo adger dice i poeti sono i più arrischianti scendono in quella parte lì ma possono essere anche catturati definitivamente da quella parte e jaspers il più grande psicopatologo del Novecento dice che ogni volta che noi siamo di fronte a un'opera d'arte ci comportiamo la ammiriamo come quando ammiriamo una perla dimenticando però che la Perla È la malattia della figlia e senza la schizofrenia dell'autore quell'opera non sarebbe mai nata tutta la parte razionale dell'uomo viene messa a tacere dell'apparato tecnico perché è rumore perché è disturbo ma tutta la parte razionale si chiama dolore si chiama amore l'amore è follia non è mica una roba razionale non credo che facciate l'amore con la ragione Lo dice Platone che l'amore è follia l'ideazione l'idealizzazione la fantasia il sogno tutta sta roba è disturbo perché la tecnica esprime la forma più alta di razionalità mai raggiunta dall'uomo qui mi fermo scusate
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