L'IA sta liberando l'essere umano [Luciano Floridi]
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- https://www.youtube.com/watch?v=H9yp21dvM7Y
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- Data Pubblicazione
- 20251107
- Lingua
- it
- Ultimo Aggiornamento
- 2025-11-08 09:53
Sintesi Breve
Riassunto generato da Gemini (max 200 parole)
L'era digitale, con la sua velocità senza precedenti, rischia di sopraffarci se non impariamo a gestire il tempo che la tecnologia ci fa risparmiare. Invece di reinvestire quel tempo in ulteriore accelerazione, dovremmo usarlo per riflettere, pianificare e studiare, riappropriandoci del controllo. Chi riesce a farlo, sfruttando la tecnologia per gestire meglio il proprio tempo, ne trae vantaggio. L'intelligenza artificiale può liberarci da compiti gravosi, come traduzioni o compilazioni di moduli, delegando attività che prima sovraccaricavano l'individuo. Inoltre, apre nuove frontiere alla creatività, permettendo di esplorare idee e progetti altrimenti impossibili. Tuttavia, è fondamentale distinguere tra il "distant writing", dove l'AI supporta la creazione, e la scrittura personale, dove l'esperienza umana e l'autenticità rimangono centrali. Il valore aggiunto risiede nel processo creativo e nella provenienza del testo, non solo nell'output finale.
Trascrizione Estesa
Testo rielaborato e formattato da Gemini
Alla fine, guarda, la risposta è abbastanza semplice: stai controllando il tuo tempo, la tecnologia è dalla tua parte; ti controlla il tempo, stai utilizzando la tecnologia male. È utile che ci sia un'intelligenza artificiale, oggi ne parliamo anche in termini di agentica, no? Cioè agency e così via, che faccia le cose al posto mio. Senti, questa traduzione non la devo fare io, lo fa qualcun altro. Questo modulo me lo riempie l'intelligenza artificiale, questa ricerchina che fino all'altro ieri diceva "Ma se ci fosse un computer, ma che ci vuole?". Ed è bellissimo, eh. E allora io in questo caso, se vuoi, sono veramente infantile, ma proprio come un bambino che ha scoperto, che ne so, che c'è la barchetta di carta sul laghetto, che si può giocare, ma a quel punto la fantasia, l'immaginazione, la libertà del pensiero sarà tutto. Luciano Floridi, professore a Yale, dove ha fondato e dirige il Digital Ethics Center, collabora con aziende, governi e istituzioni per sviluppare framework etici per l'intelligenza artificiale e le tecnologie emergenti. Insegna anche all'Università di Bologna. In passato ha ricoperto la cattedra di filosofia ed etica dell'informazione ad Oxford, contribuendo anche alla nascita dell'Oxford Internet Institute. Autore di centinaia di pubblicazioni tradotte in tutto il mondo, è considerato un pioniere dell'etica digitale e aggiungo anche con in uscita un libro bellissimo, "La differenza fondamentale" che è già in libreria proprio in questi giorni. Innanzitutto Luciano, benvenuto e grazie di essere qui per questa chiacchierata. No, grazie tantissimo a te e anche per questa bellissima introduzione. Grazie. Le ho beccate, le ho beccate tutte. Giusto, era precise. Perfetto. Eh, io voglio iniziare la nostra chiacchierata, partendo dal tema della velocità. Ehm, l'era digitale da parecchio tempo ormai sta ridisegnando un po' tutti gli aspetti della nostra vita, individuale, sociale, culturale, economica e così via e lo fa ad una velocità senza precedenti. Allo stesso tempo però la nostra capacità di comprenderla non cresce alla stessa velocità con la quale, diciamo, vanno queste tecnologie che la stanno modellando. E visto che senza intelligenza non possiamo capire, senza capire non possiamo migliorare, come si esce da questo problema delle due velocità, della tecnologia che va alla velocità della luce e noi che non andiamo alla stessa velocità, da dove si parte? Come la gestiamo? Vabbè, e la risposta non me la dai, la devo dare io. Un aiutino, professore. Va bene. No, è una delle questioni che ho visto, avendo qualche anno in più, diciamo, ho visto via ingigantirsi negli scorsi decenni. Per chi ci ascolta, insomma, qualche anno in più fa sì che uno si ricordi anche negli anni '90, già si diceva, cioè uscita di internet, poi diental web. Ovviamente c'è l'esplosione nel frattempo della telefonia mobile, tutto diventa molto più veloce, soprattutto per chi era abituato a dover fissare un appuntamento dal telefono di casa e poi uscivi e speravi che gli amici fossero in pizzeria perché non c'era modo di raggiungerli, sembra veramente fantascienza, cioè o meglio archeologia, cioè un altro universo. Difficile da spiegare anche al tuo studente diciottenne che ogni anno a settembre, anzi ad agosto, fine agosto, arriva a Yale e questo mondo non l'ha mai percepito. Allora, velocità, sì, velocità non soltanto in accelerazione, quindi non soltanto andiamo molto veloci, ma stiamo andando sempre più veloci, ci si chiede se questa accelerazione sarà sempre più ampia, sempre più insostenibile. Che cosa si può fare? Anzitutto, diciamo, c'è un momento di accettazione che già aiuta a sentirsi privi di equilibrio in un contesto di così alta accelerazione culturale storica senza precedenti, perché mai l'umanità ha avuto questa brutale accelerazione, diciamo così, da primo stadio del razzo proprio che si stacca dalla storia. Ecco, già come si direbbe in inglese, acknowledge, cioè rendersi conto, dire "Va bene, io mi trovo un po' privo di equilibrio, so che le cose stanno cambiando". Questo già aiuta a non sentirsi soli, cioè non sei soltanto te, è tutta la società che è diciamo fuori equilibrio, che è un po' squilibrata nel senso, diciamo così etimologico. E questo è già un piccolo passo avanti, cioè rendersi conto che il problema è comune e comunemente condiviso, non lo risolve. E quindi la seconda fase è: "E allora va bene, una volta che so che c'è questa difficoltà, si può trovare, diciamo, qualche accorgimento?". Secondo me un accorgimento può sembrare un po' una filosofata, come avrebbe detto mia nonna, però non lo è, e cioè utilizzare la velocità contro la velocità. Adesso lo spiego meglio. Queste tecnologie ci permettono anche di risparmiare un'enorme quantità di tempo, di essere infinitamente più efficaci, più efficienti. Il guaio è che tutto il tempo che io risparmio poi lo ributto dentro per continuare l'accelerazione. Cioè se ieri mi servivano, no, una settimana per, nel mio caso, trovare i libri, prendere i libri in biblioteca, scrivere, oggi ci metto un'ora. Ecco, allora con tutti gli altri 5 giorni dei lavorativi li rimetto dentro per fare, no, 1000 volte di più la stessa cosa e così via. Se invece una piccola parte, almeno di tempo che noi riusciamo a risparmiare con questa tecnologia lo investissimo, ad esempio, parla il filosofo, quindi ci mancherebbe, a riflettere un po' di più, a pensare un po' meglio, a pianificare anche il prossimo passo, magari a studiare qualcosa extra che non abbiamo tanto capito, oggi tutti parliamo di large language models, ma magari mi guardo un video questa sera, uno di quelli semplici che te lo spiega veramente in quattro parole, un quarto d'ora, perché no? Me lo prendo questo quarto d'ora. Allora, come si dice anche in inglese, make time, cioè il tempo lo puoi fare, non si dice in italiano, ma lo puoi in italiano si direbbe trovare. Allora, trovare il tempo, grazie alla tecnologia, questo è possibile, è che non siamo ancora abituati. Allora, io avrei questa piccola speranza, cioè alla fine dell'accelerazione, che la velocità e l'accelerazione servono anche a trovare poi il tempo per gestire questa accelerazione e chi lo fa, secondo me, sta dalla parte vincente, cioè chi si prende quell'ora o magari anche quella giornata in un mese per pensare un po' di più, riflettere un po' meglio, magari anche distrarsi un attimo, riposarsi, cioè non stare costantemente sotto pressione. Prossima mail, il prossimo messaggio, il prossimo video YouTube, il prossimo meeting, il prossimo WhatsApp, il prossimo Instagram costantemente. Ecco, allora questo è quello che intendevo dire per la velocità che gestisce la velocità, cioè usare la tecnologia per quello che poi la tecnologia è al suo meglio, farci gestire il tempo meglio. Questo si può fare, ci manca ancora, ma questo non è colpa di nessuno, per questo ho iniziato con siamo tutti con la stessa barca, lo stiamo imparando, cioè la nostra cultura si sta via, mi auguro, raffinando in termini di gestione del tempo che fino all'altro ieri era in sovrabbondanza, si poteva anche, se vuoi, sprecare. Oggi è sotto pressione e le tecnologie che lo mettono sotto pressione possono essere anche quelle che lo liberano, che te lo fanno gestire meglio. È bellissimo, mi piace partire da questo perché infatti mi sono segnato un appunto riflettere, mi è piaciuto come parole che ho utilizzato, no? Patevi il tempo per riflettere che significa non subirla questa cosa che sta accadendo e soprattutto provare quantomeno a ritornare padroni del proprio tempo, no? Se tu mi dici ti metti a studiare, ti leggi un libro, ti guardi un video, ti ascolti un podcast e così via, usi quello spazio che si è liberato per fare, la vogliamo chiamare informazione, formazione, sensibilizzazione, quello che sia, no? Divertirti, sì. Distrarti, fare due chiacchiere con un amico, andare a spasso con il cane, insomma avere il controllo del tuo tempo, qualunque esso sia. Se poi il controllo del tuo tempo vuol dire un hobby, vuol dire lavorare un po' di più, perché ti piace tantissimo, non vedi l'ora di rimetterti a lavorare a quel progetto, benissimo. Ma la domanda finale è: sono io che controllo il mio tempo o sono i tempi e la tempistica del mio diario, della mia agenda che mi sta controllando? Non ho spazio, non ho tempo, so sempre col fiato corto, sono sempre di corsa, non riesco mai a arrivare alla fine, la gente è sempre troppo lunga, troppi punti. Allora, alla fine, guarda, la risposta è abbastanza semplice. Stai controllando il tuo tempo, la tecnologia è dalla tua parte; ti controlla il tempo, stai utilizzando la tecnologia male. Sì. E questo è un tema che va al di là dell'intelligenza artificiale perché è un errore che qualcuno ha, come dire, ha commesso anche in passato, no? Nel senso, avevamo strumenti, tecnologie che magari ci permettevano di fare cose più veloci, ma poi quel tempo lo utilizzavamo solo per lavorare di più, no? E si finiva in questo loop infinito dal quale non esci più. Allora, se io ci mettevo, adesso ci metto la metà del tempo a rispondere le mail e quindi ne mando il doppio. Beh, ma allora così, certo, non ti puoi poi lamentare se te ne tornano no quattro volte tanto. Quindi io e e l'esempio della mail è uno tra i miliardi ed parla il professore ovviamente che è sommerso da nel suo inbox, ma è così ovunque in tutto il contesto. C'è come una avidità di utilizzo del tempo che è controproducente. Poi alla fine se uno cerca costantemente lo sfruttamento del tempo, è lì che perdi la partita. Se invece hai un atteggiamento, se vuoi anche un più distaccato, quasi, chiamiamolo così, aristocratico nei confronti di questa risorsa, allora hai anche modo di godertela meglio. Eh, e secondo me, siccome poi alla fine la vita ti dà quel tot di anni e non più, è più intelligente fare attenzione a chi controlla cosa, controllare il proprio tempo. Eh, questo mi sembra, come dire, uno di quei vantaggi subito tangibili di una tecnologia così potente, così dirompente. Eh, quali sono altri? Cioè, tu quando pensi a l'intelligenza artificiale che inizia a far parte della nostra quotidianità, sia negli aspetti lavorativi che negli aspetti di vita privata, eh quali sono le cose che ti entusiasmano di più e che ti fanno vedere là ci sono degli spazi interessanti? Guarda, per essere sincero e non dire cose, dice, come dire, adesso ci si aspetta da professore che dica questa cosa. Ehm, in realtà secondo me ci sono due aspetti, però sono come due facce della stessa medaglia, insomma, non li separerei, sono un po' complementari, però sono separati, sono diversi. Il primo è liberarsi di tante seccature e questo è veramente fondamentale. Noi quante volte, soprattutto in una società che era arrivata a saturazione della sua meccanizzazione, quella diciamo industriale avanzata e parlo quindi che se vuoi anni '60, '70, '80 quando io ero ragazzo, massima saturazione, massima espressione dell'industrializzazione del consumismo internazionale, almeno diciamo nei luoghi che abitiamo e quindi anche massima pressione sull'individuo che via è stato caricato di sempre più compiti. E la storiella qui è che se l'altro ieri potevi pensare che qualcuno avrebbe fatto, diciamo, la benzina per te, oggi sempre di più si va verso No, è un distributore automatico. Non è automatico. Sono io che prendo la pompa di benzina e la metto nella benzina. Che è automatico di che cosa? Semplicemente quel lavoro che non facevo oggi lo faccio io. Dice, "Guardi, abbiamo automatizzato il supermercato, non l'hai automatizzato, sono io che prendo tutto, lo scannerizzo, lo metto nella busta, pago". Ha spostato chi fa cosa il cosiddetto DIY, no, do it yourself, ma il do it yourself è una fregatura che il mondo, diciamo, tardo industriale ha, diciamo, scogitato per caricare l'individuo di sempre più compiti. Dici, "Guarda, no, non c'è qualcuno che batte a macchina per te perché adesso sai battere te a macchina sul computer, il che vuol dire che il world processing lo faccio io, non lo fa una segretaria o qualcuno un assistente, cioè insomma tutto quel mondo in cui tu praticamente sei tu che rispondi al telefono perché non c'è più la segreteria telefonica. Se tu ci pensi un attimo, abbiamo caricato, no, via l'individuo nella misura in cui abbiamo avuto la possibilità di sempre più compiti. Ecco, parte dell'intelligenza artificiale non è un caso che arriva oggi, arriva anche in un mondo che ha dovuto creare oceani di dati, oceani per poter fare il training di questa intelligenza artificiale, una vita sempre più collegata, sempre più online, tutto internet e poi il web, per cui noi passiamo sostanzialmente la nostra vita, come piace a me dire on life, cioè costantemente connessi, ma analogici e digitali, tutto sia. Allora, tutto questo arriva oggi anche perché il mondo industriale era arrivato al capo linea, cioè più di quello sul povero individuo non potevi caricare e quindi è utile che ci sia un'intelligenza artificiale, oggi ne parliamo anche in termini di agentica, no? Cioè agency e così via, che faccia le cose al posto mio. Senti, questa traduzione non la devo fare io, lo fa qualcun altro. Questo modulo me lo riempie l'intelligenza artificiale. Questa ricerchina che fino all'altro ieri diceva "Ma se ci fosse un computer, ma che ci vuole?". Dio senti, mi scrivi una diciamo dire un riassunto ad esempio del tuo ultimo libro, ma ci metto dentro il PDF, me lo fa c'ha GPT, me lo fa meglio di me? Cioè, allora tutta questa delega è come se vuoi una reazione al tardo, diciamo, '900 industrializzato che aveva spostato tutto sull'individuo. Ora sull'individuo, come dire, si ribella e dice "Ma sai che ti dico? Se me lo fai fare a me, ma io c'ho un amico dietro che lo fa lui e sarà lui a battere a macchina, perché io adesso gli detto tutto e non devo neanche più imparare a battere a macchina perché io a 18 anni sono andato al corso di datilografia per imparare a battere a macchina. Oggi detti. Bellissimo. Allora, se vogliamo essere ottimisti, c'è una sorta di reazione post industriale digitale alla industrializzazione dell'individuo. Così sì, io continuo a caricarti, però di cose, ma tu intanto le puoi delegare a qualcun altro. Allora, questa è la prima cosa e poi abbiamo ancora un secondo di La seconda, secondo me, è quella della creatività. Eh, a me pare che si ci sia più paura del necessario e meno entusiasmo, almeno diciamo tra le persone della mia età, tra le ragazze e i ragazzi, no? Eh per quello che si può fare, perché non salto questi attrezzi, diciamo così, fanno le cose a posto tuo, così tu domani non devi andare a fare la spesa, non devi controllare questo nel frigorifero. Se vuoi lo fai, ma se lo vuoi il termostato, ma non devo stare lì costantemente, alza, sbassa, troppo caldo. Ma Marte Mossa, è intelligente, sa quando arrivo, letteralmente ce ne ho due a casa, fanno così, cioè quando arrivo, quando parto, quando sono in vacanza è tutto automatizzato, ma veramente ci vuole intelligenza umana per per aggiustare il termostato oppure basta, lei ha poi al contempo cose che fino all'altro ieri erano impossibili, impensabili, cose strane solamente nel mio campo, ma io immagino ovunque per gli artisti, per la creatività oppure per la ricerca, come nel mio caso, cioè ricerche che tu immaginavi quanto sarebbe bello se, ma purtroppo non ho gli strumenti e che so l'altro giorno stavo pensando a a tutti quelli che sono stati un po' poco ortodossi nella storia del pensiero, i sofisti, gli scettici, gli atei, gli eretici. Noi non ce l'abbiamo una storia di questo perché abbiamo sempre raccontato la storia dell'ortodossia. Conosciamo un po' di no, rischi che si è preso Socrate perché poi è morto, ma poi c'è Platone, c'è Aristotele, cioè cioè ti raccontiamo Agostino, ma non raccontiamo gli eretici, raccontiamo Tommaso, ma non i poco ortodossi. Lo scetticismo è sempre, come dire, il nemico della filosofia. Allora, però restare in casa, insomma, per le cose che studio io, ma ad esempio fare un riassunto dei documenti che raccontano la storia della mancata ortodossia nel pensiero occidentale. Poi ci saranno ci saranno libri bellissimi che non conosco, ma appunto io adesso c'ho un assistente che questo lavoro me lo permette in tempi rapidissimi. Poi cosa ci faccio, se lo faccio, quali domande pongo, sta a me, però la forza bruta, i muscoli, diciamo così, intellettuali per fare questo lavoro oggi sono a mia disposizione e lo saranno sempre di più. Allora, qui la creatività dell'individuo, poi magari ti racconto una cosa segreta, eh, la diciamo soltanto qui per la prima volta, l'annunciamo oggi e è bellissimo. E allora io in questo caso, se vuoi sono veramente infantile, ma proprio con un bambino che ha scoperto che ne so, che c'è la la barchetta di carta sul laghetto che si può giocare, ma a quel punto la fantasia, l'immaginazione, la libertà del pensiero sarà tutto, perché i muscoli, quello che l'altro ieri dice "Eh, sì, hai visto quello studioso tedesco nell'800, ha fatto tutto, ci ha messo 35 anni a raccogliere tutti i frammenti, non ce n'è più bisogno, per fortuna. Oh, grazie a loro abbiamo costruito sulle loro spalle, eh, te lo ricordo, quei dati, senza quei dati non ci sarebbe l'intelligenza artificiale, ma si costruisce sul passato, non contro o dimenticato, ma costruisce. Ecco, su questo secondo me si si dà poca enfasi nella nostra cultura, anche perché la nostra cultura è gestita da gente un po' grandicella. Se noi ascoltassimo, ad esempio, un po' di più i miei studenti, io vedo loro una capacità creativa, un desiderio di scoprire, esplorare, perché hanno gli abbiamo dato oggi le triemi. Questi stanno esplorando il Mediterraneo perché adesso hanno le navi per esplorarlo. È bellissimo. Ecco, vista così, allora togliersi le seccature ed esplorare il possibile, ma ben venga. Io non vedo l'ora. Esplorare il poss mi piace tantissimo. Eh, hai detto che però c'era un segreto che volevi dire, diciamo. Ecco, sì, vabbè, questa non è preparata. Adesso sembra che quasi che l'abbiamo Allora, tanto per darti un senso concreto, negli anni '90, fine anni '90 io ero a Londra alla British Library, stavo facendo un lavoro, diciamo, che di cui non parleremo perché sennò la gente si addormenta se non si è già addormentato adesso. I manoscritti antichi di un filosofo, cioè cose e mentre aspettavo libri che dovevano arrivare mi guardavo intorno e pensavo, siccome è famosa, è anche un po' una mezza storia, eh, però insomma c'è del vero nel fatto che Carl Marx ha scritto il capitale nella Bri. Sì. Poi quanto ci abbia passato, cose da storici, però insomma è vero che allora tu ti guardi intorno e pensi magari sto seduto accanto a Carl Max, io non sono così, diciamo, egocentrico da pensare di essere io però sei il la figura minore e non sai che quello lì che sta leggendo sta scrivendo, come dire, un libro che cambierà il mondo, né il bene e né il male poi se vuoi. Allora, mentre stai là e hai lucurbando, ho pensato ma sarebbe bello scrivere una storia, poi un periodo mi è sempre piaciuta molto Jane Austin. Allora, pensavo tanti anni in Inghilterra, insomma, dice, "Ma sarebbe bello scrivere una storia in cui i caratteri minori, non il Carl Marx, insomma, ma un piccolo un piccolo, diciamo, eh personaggio di Jane Austin di cui sappiamo soltanto nome e cognome e nient'altro. Che ne so, magari è passato il medico incontra un altro piccolo personaggio senza nome e cognome di cui non sappiamo nulla nel libro successivo ehm della Bronte, per esempio, Wering Heights, no? Che ne so, prendi Pride and Prejudist, no? E incontra un'altra persona e così via da Jane Austin a Virginia Wolf, perché quelli sono i libri anche liberi, diciamo, da copyright. Allora, ho iniziato col diagramma, erano gli anni '90, insomma, le variabili esplodono perché devono esserci i personaggi, devono incontrarsi da un punto di vista geograficamente plausibile, nei templi plausibili ci vuole la catena socialmente plausibile, non è che il rincone aristocratico incontra il poveretto, cioè devoci un insomma a un certo punto poi la mia ignoranza ha detto "Ma lasciamo stare" e l'ho messo nel cassetto, hai capito come finisce? Eh sì, fta No, 30 anni ci sono venuti 30 anni. Hai riaperto quel cassetto? Ho riaperto il cassetto, ho detto adesso si può fare, facciamo un articolo bellissimo con un ricercatore. Eh eh abbiamo accesso privilegiato prima di altri grazie all'IBM a 3.5. C'ha GPT 3.5. Provo e fa schifo, non funziona, però non fa così schifo da pensare che non si può fare. Aspetta il 4, aspetta alla fine esce il 4,5. Quello che incomincia a usare un po' un po' Gemini, un po' o Gemini come direbbe in italiano, o un po' Cloud o un po' c'ha GPT, un po' questa alla fine pista fa cè o vi raccomando cioè una quantità di tempo c' ho messo e finalmente ho scritto questo libro 20 storie che vanno incrociano il personaggio uno, il due, il due, il tre, quindi sono il tre con il quattro, il qu il 5 quello più carino, adesso anticipo, è eh il maggiordomo di Doctor Jacky e Mr. che incontra la signora che affitta le stanze a Sherlock Holmes e carinissim e ho tutto al 100% scritto dall'intelligenza artificiale, l'ho fatto apposta per fare un esperimento. Poi l'ho fatto vedere a tante a tanti eh al mio agente a Londra che ha detto che faceva schifo. Grazie, eh, me lo ricorderò. E io per fortuna non do retta a nessuno, ho detto "No, secondo me invece è una cosa molto carina, simpatica". Ci ho fatto anche un saggio sopra, si chiama Distant writing, che ha avuto un enorme successo. Che cos'è il distant writing? Cioè, cosa significa oggi essere un autore che scrive attraverso intelligenza artificiale un testo? È iniziata anche un, diciamo, una sorta di piccola nicchia in che cos'è distant writing, come funziona, insomma, ovviamente ha preso ehm l'ho mandato a molte case editrici, me l'hanno bocciato tutti, tranne la Colambia University Press, che ha detto questo è bellissimo e uscirà. Eh, mi hai anticipato proprio una delle domande che avevo qua, perché mi ero segnato proprio che volevo farti una domanda su questo tema del disern writing. Ehm, tu hai preparato questo questo lavoro, hai introdotto un po' questo nuovo paradigma di produzione letterare e tra l'altro recentemente ne hai parlato anche in un video YouTube e nel momento in cui stiamo registrando, diciamo, il video è uscito da poco. Ti chiedo alla luce proprio di questa esperienza che hai fatto, di quello che dici nel video, nel nel paper, eccetera eccetera, come vedi il ruolo dell'autore che va a trasformarsi e diventa, per usare le tue parole, designer di contenuto nell'epoca dell'intelligenza artificiale e quali sono anche le implicazioni etiche per l'autenticità e l'originalità che cambiano di significato a questo punto nell'epoca dell'AI. Tantissimo. Questi sono problemi interessantissimi, come dicevamo prima, entusiasmanti. Il filosofo in genere quando ci sono i problemi si entusiasma. È uno dei pochi. È come è come un avvocato, eh, si dice spesso, no? Un avvocato da solo in città muore di fame, ma due no diventano ricchi, eh, perché ovviamente litigano tra di loro. Allora, più problemi, più filosofia, diciamo così. Eh, questo è un problema bellissimo, tra l'altro un problema epocale, non è mai successo. Eh, ora, detto questo, non è che noi non abbiamo mai letto libri che tu leggendoli eh avevi un po' l'impressione che sembrano un po' fatti, no, con la ricetta. Adesso non farò nomi perché sembra brutto, ma best sellers che sono tutti uguali, eh, è proprio c'è un canone, ci sono delle regole, eh, devono essere fatti così, il capitolo finisce in quel modo, poi il secondo il capitolo successivo non continua il primo, in realtà inizia una seconda storia, tu sei già curioso, vuoi finire il terzo riprende il primo capitolo. Insomma, sono gli schemi che poi chi ci sa fare li adotta. Oggi quegli schemi li gestisce meglio l'intelligenza artificiale. Allora, perché il distant writing è una figura nuova eh che però si affianca non sostituisce quella del dello del eh close writing, cioè di chi prende se vuoi la penna, il calamaio, la tastiera oggi e scrive il suo testo, perché ci sono contesti e contesti. Cioè io il mio diario, ad esempio, sarebbe un po' sciocco che me lo facessi scrivere dall'intelligenza artificiale, lascia stare, non lo fare proprio. Io pubblico una cosa personale mia che si chiama Notes to myself e che sono scritte da me e se le scrivo bene, se non le scrivo non mi corre dietro nessuno, ma sarebbe straordinariamente idiota farsele scrivere dall'intelligenza artificiale perché non ho nessuna necessità di fare quella produzione e così via. Chi scrive eh ad esempio romanzi gialli di professione o romanzi rosa, come si direbbe in altro contesto, di professione, ne deve produrre uno ogni 6 mesi. Sono un po', come si direbbe in inglese, FY Lake, cioè c'è lui, c'è lei, litigano, non si vogliono bene, poi si riprendono, c'è un trio, eccetera eccetera. E quello invece ovviamente li può fare, come si direbbe in altri termini, a macchinetta, cioè con un automatismo che poi crea innovazione, crea ma insomma la formula è quella. È un po' come se uno dicesse, "Senti, mi devi fare eh la torta della nonna e quante ne devo fare?" "Una ogni 6 mesi." Eh, va bene, poi metto su una pasticceria, le faccio automaticamente. Altro conto è se mi porti la torta fatta a casa per la festa fatta da te. Ovviamente mi aspetto che se tu mi dici "L'ho fatta io la crostata, magari è anche meno buona, però c'è altro dietro, il tuo tempo, il tuo interesse, gli ingredienti, la scelta, diciamo, il momento di focalizzazione e così via, no? L'affetto che ci hai messo. È tutto un contesto che non è comportato dalla crostata dalla torta comprata al negozio. Allora, qui si comincia a distinguere con chiarezza, non sì, no, vale la pena, non vale la pena, si fa non si fa, ma che cosa aggiunge questo? Che cos'è c'è di più, di meglio? E cosa toglie a noi? Toglie quella automazione dove eravamo noi le macchine e questa cosa io la insomma la la trovo un po' frustrante quando le persone ti dicono "Ah, ma nei tempi antichi, quando ero giovane io si scriveva e quanto era valido la scrittura, ad esempio, di quella voce di enciclopedia". Io ne ho scritte da ragazzo, poi da più giovane, ci voleva la voce su X e qualcuno la doveva scrivere. Andavi in biblioteca, letteralmente chiedevi i libri, letteralmente arrivavano i volumi, facevi una collettania, mettevi insieme le cose e facevi una buona voce. Ma era veramente necessario utilizzare un essere umano come una sorta di imbuto dove mettere tutte le robe e poi spremere fuori o far uscire la voce dell'inciclopedia. Ora, Wikipedia utilizza bot e automazione e AI da sempre, da quando ha cominciato, da quando ha potuto. Ma tu pensi veramente che ci siano esseri umani che fanno il coordinamento della voce, no, che ne so, X eh su eh Roma Capitale d'Italia in inglese e Roma Capitale d'Italia in in turco? E chiaramente questa è un'automazione, cioè puoi fare tutto a livello di eh oggi intelligenza artificiale. Allora, l'intelligenza artificiale ci toglie un po' questa questa pena e questa illusione che la fatica nel costruire tutto questo fosse in realtà il valore di tutto questo. Il valore è un valore che si chiama aggiunto, come diremo in inglese, over and above, cioè oltre la fatica fatta. Non è che questa cosa vale perché, come dire, i i mattoni e il cemento li hai messi insieme tu, perché magari è una cosa schifosa. Dice, "Ma tanto non c'era nessuno che mettesse i mattoni e il cemento." Pazienza, ma adesso qualcuno te li mette il mattone il cemento. Io porto spesso l'esempio del del colonnado del Bernini, ma non è che le ha messe lui le colonne lì, eh? Si chiama Colonato Bermini perché è stato l'architetto e il disegnatore e ha ideato c'ha la forma, la struttura, la qualità, lo stile, le scelte anche semplicemente di quel marmo piuttosto che un altro, ma poi qualcuno l'ha messe lì e e abbiamo dimenticato i nomi, se vuoi, di chi li ha messe lì. Ora la storia purtroppo dimentica anche il muratore, ricordato solto l'architetto, ma che oggi si pensi che la scrittura debba fare una una abbia un momento di resistenza contro la sua trasformazione in una delle arti che hanno già passato questa trasformazione come l'architettura. Questo è straordinario. Allora, noi già, ad esempio, anche in musica già dividiamo tra chi è l'autore, lo scrittore e poi magari il direttore orchestra oppure il violinista. E non è che allora no, c'è una differenza migliore, peggiore, ma quello ha scritto la musica e poi magari no, non è anche l'esecutore. Oppure in fotografia noi abbiamo superato questa cosa da tanto tempo, l'idea che ah guardi, allora vorrei una fotografia, vai in uno studio e qualcuno fa la fotografia per te. Eppure quando faccio la fotografia di qualsiasi cosa durante il giorno, a chiunque mi dicesse "Ma è tua?" Ci mancherebbe, l'ho fatta io. In che senso? Scusa? L'ha fatta l'ha fatta il tuo telefono, il tuo attrezzo? No, no, l'ho fatta proprio io. La luce, la cosa, ho deciso, ho preso la ho preso quel piatto, mi dice l'amico quel selfie così lo abbiamo rifatto, ho buttato quello, ho preso unaltro. Ah, tutto questo sì, per la fotografia va bene, però il testo no. Diciamo una cosa quasi religiosa, attenzione perché è vero, nei confronti del testo, la puntata su le religioni monoteiste e la base testuale delle religioni monoteiste, la facciamo un'altra volta, va bene? Però se tu ci pensi sono tre, no, tre religioni basate sull'invenzione della lingua scritta. Zero lingua scritta, zero testo sa, zero possibilità di andare lì a vedere che cosa ha detto come e quando. Allora, senza sminuire nulla, con massimo di rispetto, noi nei confronti della scrittura abbiamo ancora un atteggiamento quasi religioso. Ecco questa cosa, il logos, questo va quindi a toccare dei nervi profondi della nostra cultura, cioè la trasformazione del del dello scrittore da esecutore materiale della scrittura, forse anche attraverso una tastiera, a disegnatore di quella scrittura e magari poi editor, cioè il testo è stato buttato lì, ma non ti piace, lo aggiungi, lo non sempre, non nel caso del diario, non nel caso ad esempio del romanzo che tu vuoi scrivere a mano tua, cioè ma ad esempio nel caso di una voce di enciclopedia, di un rapporto per la banca, eh del del riassunto, ad esempio, dell'ultimo meeting, ma qualcuno deve prendere le minute del meeting e mettersi lì a mano oppure oggi, come sappiamo benissimo, te le fa benissimo l'intelligenza artificiale, meglio, modo più efficace, toglie tutti gli a e te li mette in ordine. Ecco, allora sulla scrittura che tante cose che è il romanzo, ma è anche il rapporto era un tempo non esistono più le pagine gialle e il diario del sottoscritto e così via, la mail che devi mandare a 32 persone dicendo "Scusate, il meing è cambiato, ma veramente c'è bisogno del sottoscritto che o con la penna o con la tastiera, no, metta lì e esegua il compito della trasformazione, non ce n'è bisogno." Allora, secondo me, noi andiamo verso un mondo in cui sempre di più la scrittura sarà un po' un privilegio, una cosa un po' anche se vuoi inusuale, bella, importante, interessante. Un po' come cucinare per sé. Mm. Il pane c'è chi se lo fa e chi non se lo fa. E certo, io sono contento, ad esempio, noi facciamo il pane a casa, ci facciamo la nostra pizza, anche perché stiamo in America e e ha un sapore diverso. Ehm, ma sono anche consapevoli che il pane quello fatto bene da da panetteria è tutt'altro. Eppure no, ci piace. Allora, guardare a una generazione futura che guarderà indietro e si chiederà: "Ma voi veramente tutti quei testi a mano sulla tastiera, tasto dopo tasto, lettera dopo lettera?" Sì, facevamo così, ma facevamo anche oggi facciamo il pane in casa, un po' come eh e c'è stato anche un tempo in cui ci facevamo i nostri abiti, non succede più. Questa cravatta qualcuno l'ha prodotta, non io. Ecco, allora si va, secondo me, in questa direzione. Quindi, paradossalmente, se vuoi valorizzando realmente il valore aggiunto del testo che invece deve essere il tuo. Ultimo esempio, se vuoi, se posso, vai, vai. Tu immagina, e questo l'ho portato un paio di volte alla lezione, è un po' forte come esempio, quindi mi scuso con chi ci ascolta. Ricevi la seguente notizia. Abbiamo scoperto una nuova pagina del diario di Anna Frank, una lettera se vuoi, una nuova pagina, è quel testo e poi qualcuno dice "No, guarda, veramente questo non l'ha scritto Ana Franca, l'ha scritto intelligenza artificiale, però è lo stesso testo." E allora che differenza fa? E che e che mi importa? Quindi è che quel testo nasce ed emerge da un'esperienza umana, non da un'operazione di tipo statistico e sintattico su dati appresi da una macchina e quindi la il processo e la provenienza, non soltanto l'oggetto, non soltanto l'output, ma come ci siamo arrivati a quell'output e chi lo ha prodotto fa la differenza. Se tu non vedi tutti e tre l'input, la partenza, il processo e l'output, tu la differenza tra l'ha scritto veramente Anna Frank o l'ha scritto il computer non la puoi cogliere. Allora, se vuoi, noi stiamo adesso rimparando perché una cultura invece che è quella artigianale che lo ha sempre, diciamo, sostenuto. Stiamo disimparando una cultura industriale, paradossalmente di automazione a tutti i
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Alla fine, guarda, la risposta è abbastanza semplice. Stai controllando il tuo tempo, la tecnologia è dalla tua parte, ti controlla il tempo, stai utilizzando la tecnologia male. >> Sì, >> è utile che ci sia un'intelligenza artificiale, oggi ne parliamo anche in termini di agentica, no? Cioè agency e così via, che faccia le cose al posto mio. >> Senti, questa traduzione non la devo fare io, lo fa qualcun altro. Questo modulo me lo riempie l'intelligenza artificiale, questa ricerchina che fino all'altro ieri diceva "Ma se ci fosse un computer ma che ci vuole?" E è bellissimo, eh. E allora io in questo caso, se vuoio, sono veramente infantile, ma proprio con un bambino che ha scoperto, che ne so, che c'è la la barchetta di carta sul laghetto, che si può giocare, ma e a quel punto la fantasia, l'immaginazione, la libertà del pensiero sarà tutto. >> Luciano Floridi, professore a Yale, dove ha fondato e dirige il Digital Ethics Center, collabora con aziende, governi e istituzioni per sviluppare framework etici per l'intelligenza artificiale e le tecnologie emergenti. insegna anche all'Università di Bologna. In passato ha ricoperto la cattedra di filosofia ed etica dell'informazione ad Oxford, contribuendo anche alla nascita dell'Oxford Internet Institute. Autore di centinaia di pubblicazioni tradotte in tutto il mondo, considerato un pioniere dell'etica digitale e aggiungo anche con in uscita un libro bellissimo, la differenza fondamentale che è già in libreria proprio in questi giorni. Innanzitutto Luciano, benvenuto e grazie di essere qui per questa chiacchierata. >> No, grazie tantissimo a te e anche per questa bellissima introduzione. Grazie. >> Le ho beccate, le ho beccate tutte. Giusto, era precise. >> Perfetto. >> Eh, io voglio iniziare la nostra chiacchierata eh, partendo dal tema della della velocità. Ehm, l'era digitale da parecchio tempo ormai sta ridisegnando un po' tutti gli aspetti della nostra vita, individuale, sociale, culturale, economica e così via e lo fa ad una velocità senza precedenti. Allo stesso tempo però la nostra capacità di comprenderla non cresce alla stessa velocità con la quale, diciamo, vanno queste tecnologie che la stanno modellando. E visto che senza intelligenza non possiamo capire, senza capire non possiamo migliorare, come si esce da questo problema delle due velocità, della tecnologia che v alla velocità della luce e noi che non andiamo alla stessa velocità, da dove si parte? Come la gestiamo? Vabbè, e la risposta non me la dai, la devo dare io. Un aiutino, professore. Va bene. No, è una delle questioni che eh ho visto, avendo qualche anno in più, diciamo, ho visto via ingigantirsi negli scorsi decenni. Per chi ci ascolta, insomma, qualche anno in più fa sì che uno si ricordi anche negli anni 90, già si diceva, cioè uscita di di internet, poi diental web. Ovviamente c'è l'esplosione nel frattempo della telefonia mobile, tutto diventa molto più veloce, eh, soprattutto per chi era abituato a dover fissare un appuntamento dal telefono di casa e poi uscivi e e speravi che gli amici fossero in pizzeria perché non c'era modo di raggiungerli, sembra veramente fantascienza, cioè o meglio archeologia, cioè un altro universo. Eh, difficile da spiegare anche al tuo studente diciottenne che ogni anno a settembre, anzi ad agosto, fine agosto, arriva a Yale e questo mondo non l'ha mai percepito. Allora, velocità, sì, velocità non soltanto in accelerazione, quindi non solta andiamo molto veloci, ma stiamo andando sempre più veloci, ci si chiede se questa accelerazione sarà sempre più ampia, sempre più insostenibile. Che cosa si può fare? Anzitutto, diciamo, c'è un momento di accettazione che già aiuta sentirsi privi di equilibrio in un contesto di così alta accelerazione culturale storica senza precedenti, perché mai l'umanità ha avuto questa brutale accelerazione, diciamo così, da primo stadio del razzo proprio che si stacca dalla storia. Ecco, già come si direbbe in inglese, acknowledge, cioè rendersi conto, dire "Va bene, io mi trovo un po' privo di equilibrio, eh so che le cose stanno cambiando". Questo già aiuta a non sentirsi soli, cioè non non sei soltanto te, è tutta la società che eh è diciamo fuori equilibrio, che è un po' squilibrata nel senso, diciamo così eh etimologico. E questo è già un piccolo passo avanti, cioè rendersi conto che il problema è comune e comunemente condiviso, non lo risolve. Eh, e quindi la seconda fase è: "E allora va bene, una volta che so che eh c'è questa difficoltà, si può trovare, diciamo, qualche accorgimento?" Secondo me un accorgimento eh può sembrare un po' una filosofata, come avrebbe detto mia nonna, però non lo è. e cioè utilizzare la velocità contro la velocità. Adesso lo spiego meglio. Queste tecnologie ci permettono anche di risparmiare un'enorme quantità di tempo, di essere infinitamente più efficaci, più efficienti. Il guaio è che tutto il tempo che io risparmio poi lo ributto dentro per continuare l'accelerazione. Cioè se ieri mi servivano, no, una settimana per, nel mio caso, trova i libri, prendi i libri in biblioteca, scrivi, oggi ci metto un'ora. Ecco, allora con tutte la la gli altri 5 giorni dei lavorativi li rimetto dentro per fare, no, 1000 volte di più la stessa cosa e così via. Se invece una piccola parte, almeno di tempo che noi riusciamo a risparmiare con questa tecnologia lo investissimo, ad esempio, parla il filosofo, quindi ci mancherebbe a riflettere un po' di più, a pensare un po' meglio, a pianificare anche il prossimo passo, magari a studiare qualcosa extra che non abbiamo tanto capito, oggi tutti parliamo di large language models, ma magari mi guardo un video questa sera, uno di quelli semplici che te lo spiega veramente in quattro parole, un quarto d'ora, perché no? Me lo prendo questo quarto d'ora. Allora, ehm, eh come si dice anche in inglese, make time, cioè il tempo lo puoi fare, non si dice in italiano, ma lo puoi in italiano si direbbe trovare. Allora, trovare il tempo, grazie alla tecnologia, questo è possibile, è che non siamo ancora abituati. Allora, io avrei questa piccola speranza, cioè alla fine dell'accelerazione, che la velocità e l'accelerazione servono anche a trovare poi il tempo per gestire questa accelerazione e chi lo fa, secondo me, sta dalla parte vincente, cioè chi si prende quell'ora o magari anche quella giornata in un mese per pensare un po' di più, riflettere un po' meglio, magari anche distrarsi un attimo, riposarsi, cioè non stare costantemente sotto pressione. prossima mail, il prossimo messaggio, il prossimo video YouTube, il prossimo meeting, il prossimo WhatsApp, il prossimo Instagram costantemente. Ecco, allora questo è quello che intendevo dire per la velocità che gestisce la velocità, cioè usare la tecnologia per quello che poi la tecnologia è al suo meglio, farci gestire il tempo meglio. M >> questo si può fare, ci manca ancora, ma questo non è colpa di nessuno, per questo ho iniziato con siamo tutti con la stessa barca, lo stiamo imparando, cioè la nostra cultura si sta via, mi auguro, raffinando in termini di gestione del tempo che fino all'altro ieri era in sovrabbondanza, si poteva anche, se vuoi, sprecare. oggi è sotto pressione e le tecnologie che lo mettono sotto pressione possono essere anche quelle che lo liberano, che te lo fanno gestire meglio. Eh, è bellissimo, mi piace partire da questo perché infatti mi sono segnato un appunto riflettere mi è piaciuto come parole che ho utilizzato, no? Patevi il tempo per riflettere che significa non subirla questa cosa che sta accadendo e soprattutto provare quantomeno a ritornare padroni del proprio tempo, no? Se tu mi dici ti metti a studiare, ti leggi un libro, ti guardi un video, ti ascolti un podcast e così via, usi quello spazio che si è liberato per fare, la vogliamo chiamare informazione, formazione, sensibilizzazione, quello che sia, no? Per >> divertirti, >> sì. >> Distrarti, fare due chiacchiere con un amico, andare a spasso con il cane, eh insomma avere il controllo del tuo tempo, qualunque esso sia. Se poi il controllo del tuo tempo vuol dire un hobby, vuol dire lavorare un po' di più, perché ti piace tantissimo, non vedi l'ora di rimetterti a a lavorare a quel progetto, benissimo. Ma la domanda finale è sono io che controllo il mio tempo o sono i tempi e la tempistica del mio diario, della mia agenda che mi sta controllando? Non ho spazio, non ho tempo, so sempre col fiato corto, sono sempre di corsa, non riesco mai a arrivare alla fine, la gente è sempre troppo lunga, troppi punti. Allora, alla fine, guarda, la risposta è abbastanza semplice. Stai controllando il tuo tempo, la tecnologia è dalla tua parte, ti controlla il tempo, stai utilizzando la tecnologia male. >> Sì. E questo è un tema che va al di là dell'intelligenza artificiale perché è un errore che qualcuno ha, come dire, ha commesso anche in passato, no? Nel senso, avevamo strumenti, tecnologie che magari ci permettevano di fare cose più veloci, ma poi quel tempo lo utilizzavamo solo per lavorare di più, no? E si fiva in questo loop infinito dal quale non esci più. Allora, se io ci mettevo, adesso ci metto la metà del tempo a rispondere le mail e quindi ne mando il doppio. Beh, ma allora così, certo, non ti puoi poi lamentare se te ne tornano no quattro volte tanto. Quindi io e e l'esempio della mail è uno tra i miliardi ed parla il professore ovviamente che è sommerso da nel suo inbox, ma è così ovunque in tutto il contesto. C'è come una avidità di ehm utilizzo del tempo che è controproducente. Poi alla fine se uno cerca costantemente lo sfruttamento del tempo, è lì che perdi la partita. Se invece hai un atteggiamento, se vuoi anche un più distaccato, quasi, chiamiamolo così, aristocratico nei confronti di questa risorsa, allora hai anche modo di godertela meglio. Eh, e secondo me, siccome poi alla fine la vita ti dà quel tot di anni e non più, è più intelligente fare attenzione a chi controlla cosa, controllare il proprio tempo. Eh, questo mi sembra, come dire, un uno di quei vantaggi subito eh tangibili eh di una tecnologia così potente, così dirompente. Eh, quali sono altri? Cioè, tu quando pensi a l'intelligenza artificiale che inizia a far parte della nostra quotidianità, sia negli aspetti lavorativi che negli aspetti di vita privata, eh quali sono le cose che ti entusiasmano di più e che ti fanno vedere là ci sono degli spazi interessanti? Guarda, per essere sincero e non dire cose, dice, come dire, adesso ci si aspetta da professore che dica questa cosa. Ehm, in realtà secondo me ci sono due aspetti, però sono come due facce della stessa medaglia, insomma, non li separerei, sono un po' complementari, però sono separati, sono diversi. Il primo è liberarsi di tante seccature e questo è veramente fondamentale. Noi quante volte, soprattutto in una società che era arrivata a saturazione della sua meccanizzazione, quella diciamo industriale avanzata e parlo quindi che se vuoi anni 60 70 80 quando io ero ragazzo. massima saturazione, massima espressione dell'industrializzazione del consumismo internazionale, almeno diciamo nei luoghi che abitiamo e quindi anche massima pressione sull'individuo che via è stato caricato di sempre più compiti. E la storiella qui è che se l'altro ieri potevi pensare che qualcuno avrebbe fatto, diciamo, la benzina per te, oggi sempre di più si va verso No, è un distributore automatico. Non è automatico. Sono io che prendo la pompa di benzina e la metto nella benzina. Che è automatico di che cosa? Semplicemente quel lavoro che non facevo oggi lo faccio io. Dice, "Guardi, abbiamo automatizzato il supermercato, non l'hai automatizzato, sono io che prendo tutto, lo scannerizzo, lo metto nella busta, pago". ha spostato chi fa cosa il cosiddetto DIY, no, do it yourself, ma il do it yourself è una fregatura che il mondo, diciamo, tardo industriale ha, diciamo, scogitato per caricare l'individuo di sempre più compiti. dici, "Guarda, no, non c'è qualcuno che batte a macchina per te perché adesso sai battere te a macchina sul computer, il che vuol dire che il world processing lo faccio io, non lo fa una segretaria o qualcuno un assistente, cioè insomma tutto quel mondo in cui tu praticamente sei tu che rispondi al telefono perché non c'è più la segreteria telefonica. Se tu ci pensi un attimo, abbiamo caricato, no, via l'individuo nella misura in cui abbiamo avuto la possibilità di sempre più compiti. Ecco, parte dell'intelligenza artificiale non è un caso che arriva oggi, arriva anche in un mondo che ha dovuto creare oceani di dati, oceani per poter fare il training di questa intelligenza artificiale, una vita sempre più collegata, sempre più online, tutto internet e poi il web, per cui noi passiamo sostanzialmente la nostra vita, come piace a me dire on life, cioè costantemente connessi, ma analogici e digitali, tutto sia. Allora, tutto questo arriva oggi anche perché il mondo industriale era arrivato al capo linea, cioè più di quello sul povero individuo non potevi caricare e quindi è utile che ci sia un'intelligenza artificiale, oggi ne parliamo anche in termini di agentica, no? Cioè agency e così via, che faccia le cose al posto mio. >> Senti, questa traduzione non la devo fare io, lo fa qualcun altro. Questo modulo me lo riempie l'intelligenza artificiale. Questa ricerchina che fino all'altro ieri diceva "Ma se ci fosse un computer, ma che ci vuole?" Dio senti, mi scrivi una diciamo dire un riassunto ad esempio del tuo ultimo libro, ma ci metto dentro il PDF, me lo fa c'ha GPT, me lo fa meglio di me? Cioè, allora tutta questa delega è come se vuoi una reazione al tardo, diciamo, 900 industrializzato che aveva spostato tutto sull'individuo. Ora sull'individuo, come dire, si ribella e dice "Ma sai che ti dico? Se me lo fai fare a me, ma io c'ho un amico dietro che lo fa lui e sarà lui a battere a macchina, perché io adesso gli detto tutto e non devo neanche più imparare a battere a macchina perché io a 18 anni sono andato al corso di datilografia per imparare a battere a macchina. oggi detti. Bellissimo. Allora, se vogliamo essere ottimisti, c'è una sorta di reazione post industriale digitale alla industrializzazione dell'individuo. Così sì, io continuo a caricarti, però di cose, ma tu intanto le puoi delegare a qualcun altro. Allora, questa è la prima cosa e poi abbiamo ancora un secondo di >> La seconda, secondo me, è quella della creatività. Eh, a me pare che si ci sia più paura del necessario e meno entusiasmo, almeno diciamo tra le persone della mia età, tra le ragazze e i ragazzi, no? eh per quello che si può fare, perché non salto questi attrezzi, diciamo così, fanno le cose a posto tuo, così tu domani non devi andare a fare la spesa, non devi controllare questo nel frigorifero. Se vuoi lo fai, ma se lo vuoi il termostato, ma non devo stare lì costantemente, alza, sbassa, troppo caldo. Ma Marte Mossa, è intelligente, sa quando arrivo, letteralmente ce ne ho due a casa, fanno così, cioè quando arrivo, quando parto, quando sono in vacanza è tutto automatizzato, ma veramente ci vuole intelligenza umana per per aggiustare il termostato oppure basta, lei ha poi al contempo cose che fino all'altro ieri erano impossibili, impensabili, cose strane solamente nel mio campo, ma io immagino ovunque per gli artisti, per la creatività oppure per la ricerca, come nel mio caso, cioè ricerche che Tu immaginavi quanto sarebbe bello se, ma purtroppo non ho gli strumenti e che so l'altro giorno stavo pensando a a tutti quelli che sono stati un po' poco ortodossi nella storia del pensiero, i sofisti, gli scettici, gli atei, gli eretici. Noi non ce l'abbiamo una storia di questo perché abbiamo sempre raccontato la storia dell'ortodossia. conosciamo un po' di no, rischi che si è preso Socrate perché poi è morto, ma poi c'è Platone, c'è Aristotele, cioè cioè ti raccontiamo Agostino, ma non raccontiamo gli eretici, raccontiamo Tommaso, ma non i poco ortodossi. Lo scetticismo è sempre, come dire, il nemico della filosofia. Allora, però restare in casa, insomma, per le cose che studio io, ma ad esempio fare un riassunto dei documenti che raccontano la storia della mancata ortodossia nel pensiero occidentale. Poi ci saranno ci saranno libri bellissimi che non conosco, ma appunto io adesso c'ho un assistente che questo lavoro me lo permette in tempi rapidissimi. Poi cosa ci faccio, se lo faccio, quali domande pongo, sta a me, >> però la forza bruta, i muscoli, diciamo così, intellettuali per fare questo lavoro oggi sono a mia disposizione e lo saranno sempre di più. Allora, qui la creatività dell'individuo, poi magari ti racconto una cosa segreta, eh, la diciamo soltanto qui per la prima volta, l'annunciamo oggi e è bellissimo. E allora io in questo caso, se vuoi sono veramente infantile, ma proprio con un bambino che ha scoperto che ne so, che c'è la la barchetta di carta sul laghetto che si può giocare, ma eh a quel punto la fantasia, l'immaginazione, la libertà del pensiero sarà tutto, perché i muscoli, quello che l'altro ieri dice "Eh, sì, hai visto quello studioso tedesco nell'800, ha fatto tutto, ci ha messo 35 anni a raccogliere tutti i frammenti, non ce n'è più bisogno, per fortuna. Oh, grazie a loro abbiamo costruito sulle loro spalle, eh, te lo ricordo, quei dati, senza quei dati non ci sarebbe l'intelligenza artificiale, ma si costruisce sul passato, non contro o dimenticato, ma costruisce. Ecco, su questo secondo me si si dà poca enfasi nella nostra cultura, anche perché la nostra cultura è gestita da gente un po' grandicella. Se noi ascoltassimo, ad esempio, un po' di più i miei studenti, io vedo loro una capacità creativa, un desiderio di scoprire, esplorare, perché hanno gli abbiamo dato oggi le triemi. Questi stanno esplorando il Mediterraneo perché adesso hanno le navi per esplorarlo. È bellissimo. Ecco, vista così, allora togliersi le seccature ed esplorare il possibile, ma ben venga. Io non vedo l'ora. esplorare il poss mi piace tantissimo. Eh, hai detto che però c'era un segreto che volevi dire, >> diciamo. Ecco, sì, vabbè, questa non è preparata. Adesso sembra che quasi che l'abbiamo Allora, tanto per darti un senso concreto, negli anni 90, fine anni 90 io ero a Londra alla British Library, stavo facendo un lavoro, diciamo, che di cui non parleremo perché sennò la gente si addormenta se non si è già addormentato adesso. I manoscritti antichi di un filosofo, cioè cose e mentre aspettavo libri che dovevano arrivare mi guardavo intorno e pensavo, siccome è famosa, è anche un po' una mezza storia, eh, però insomma c'è del vero nel fatto che Carl Marx ha scritto il capitale nella Bri. Sì. Poi quanto ci abbia passato, cose da storici, però insomma è vero che allora tu ti guardi intorno e pensi magari sto seduto accanto a Carl Max, io non sono così, diciamo, egocentrico da pensare di essere io però sei il la figura minore e non sai che quello lì che sta leggendo sta scrivendo, come dire, un libro che cambierà il mondo, né il bene e né il male poi se vuoi. Allora, mentre stai là e hai lucurbando, ho pensato ma sarebbe bello scrivere una storia, poi un periodo mi è sempre piaciuta molto Jane Austin. Allora, pensavo tanti anni in Inghilterra, insomma, dice, "Ma sarebbe bello scrivere una storia in cui i caratteri minori, non il Carl Marx, insomma, ma un piccolo un piccolo, diciamo, eh personaggio di Jane Austin di cui sappiamo soltanto nome e cognome e nient'altro. Che ne so, magari è passato il medico incontra un altro piccolo personaggio senza nome e cognome di cui non sappiamo nulla nel libro successivo ehm della Bronte, per esempio, Wering Heights, no? che ne so, prendi Pride and Prejudist, no? E incontra un'altra persona e così via da Jane Austin a Virginia Wolf, perché quelli sono i libri anche liberi, diciamo, da copyright. Allora, ho iniziato col diagramma, erano gli anni 90, insomma, le variabili esplodono perché devono esserci i personaggi, devono incontrarsi da un punto di vista geograficamente plausibile, nei templi plausibili ci vuole la catena socialmente plausibile, non è che il rincone aristocratico incontra il poveretto, cioè devoci un insomma a un certo punto poi la mia ignoranza ha detto "Ma lasciamo stare" e l'ho messo nel cassetto, hai capito come finisce? Eh sì, >> fta No, 30 anni ci sono venuti 30 anni. >> Hai riaperto quel cassetto? >> Ho riaperto il cassetto, ho detto adesso si può fare, facciamo un articolo bellissimo con un ricercatore. Eh eh abbiamo accesso privilegiato prima di altri grazie all'IBM a 3.5. C'ha GPT 3.5. Provo e fa schifo, non funziona, però non fa così schifo da pensare che non si può fare. Aspetta il 4, aspetta alla fine esce il 4,5. quello che incomincia a usare un po' un po' Gemini, un po' o Gemini come direbbe in italiano, o un po' Cloud o un po' c'ha GPT, un po' questa alla fine pista fa cè o vi raccomando cioè una quantità di tempo c' ho messo e finalmente ho scritto questo libro 20 storie che vanno incrociano il personaggio uno, il due, il due, il tre, quindi sono il tre con il quattro, il qu il 5 quello più carino, adesso anticipo, è eh il maggiord domo di Doctor Jacky e Mr. che incontra la signora che affitta le stanze a Sherlock Holmes e carinissim e ho tutto al 100% scritto dall'intelligenza artificiale, l'ho fatto apposta per fare un esperimento. Poi l'ho fatto vedere a tante a tanti eh al mio agente a Londra che ha detto che faceva schifo. Grazie, eh, me lo ricorderò. E io per fortuna non do retta a nessuno, ho detto "No, secondo me invece è una cosa molto carina, simpatica". Ci ho fatto anche un saggio sopra, si chiama Distant writing, che ha avuto un enorme successo. Che cos'è il distant writing? Cioè, cosa significa oggi essere un autore che scrive attraverso intelligenza artificiale un testo? È iniziata anche un, diciamo, una sorta di piccola nicchia in che cos'è distant writing, come funziona, insomma, ovviamente ha preso ehm l'ho mandato a molte case editrici, me l'hanno bocciato tutti, tranne la Colambia University Press, che ha detto questo è bellissimo e uscirà. Eh, mi hai anticipato proprio una delle domande che avevo qua, perché mi ero segnato proprio che volevo farti una domanda su questo tema del disern writing. Ehm, tu hai preparato questo questo lavoro, hai introtto un po' questo nuovo paradigma di produzione letterare e tra l'altro recentemente ne hai parlato anche in un video YouTube e nel momento in cui stiamo registrando, diciamo, il video è uscito da poco. ti chiedo alla luce proprio di questa esperienza che hai fatto, di quello che dici nel video, nel nel paper, eccetera eccetera, come vedi il ruolo dell'autore che va a trasformarsi e diventa, per usare le tue parole, designer di di contenuto nell'epoca dell'intelligenza artificiale e quali sono anche le implicazioni etiche per l'autenticità e l'originalità che cambiano di significato a questo punto nell'epoca dell'AI. tantissimo. Questi sono problemi interessantissimi, come dicevamo prima, entusiasmanti. Il filosofo in genere quando ci sono i problemi si entusiasma. È uno dei pochi. È come è come un avvocato, eh, si dice spesso, no? Un avvocato da solo in città muore di fame, ma due no diventano ricchi, eh, perché ovviamente litigano tra di loro. Allora, più problemi, più filosofia, diciamo così. Eh, questo è un problema bellissimo, tra l'altro un problema epocale, non è mai successo. Eh, ora, detto questo, non è che noi non abbiamo mai letto libri che tu leggendoli eh avevi un po' l'impressione che sembrano un po' fatti, no, con la ricetta. Adesso non farò nomi perché sembra brutto, ma best sellers che sono tutti uguali, eh, è proprio c'è un canone, ci sono delle regole, eh, devono essere fatti così, il capitolo finisce in quel modo, poi il secondo il capitolo successivo non continua il primo, in realtà inizia una seconda storia, tu sei già curioso, vuoi finire il terzo riprende il primo capitolo. Insomma, sono gli schemi che poi chi ci sa fare li adotta. Oggi quegli schemi li gestisce meglio l'intelligenza artificiale. Allora, perché il distant writing è una figura nuova eh che però si affianca non sostituisce quella del dello del eh close writing, cioè di chi prende se vuoi la penna, il calamaio, la tastiera oggi e scrive il suo testo, perché ci sono contesti e contesti. Cioè io il mio diario, ad esempio, m sarebbe un po' sciocco che me lo facessi scrivere dall'intelligenza artificiale, lascia stare, non lo fare proprio. Io pubblico una cosa personale mia che si chiama Notes to myself e che sono scritte da me e se le scrivo bene, se non le scrivo non mi corre dietro nessuno, ma sarebbe straordinariamente idiota farsele scrivere dall'intelligenza artificiale perché non ho nessuna necessità di fare quella produzione e così via. Chi scrive eh ad esempio romanzi gialli di professione o romanzi rosa, come si direbbe in altro contesto, di professione, ne deve produrre uno ogni 6 mesi. Sono un po', come si direbbe in inglese, FY Lake, cioè c'è lui, c'è lei, litigano, non si vogliono bene, poi si riprendono, c'è un trio, eccetera eccetera. E quello invece ovviamente li può fare, come si direbbe in altri termini, a macchinetta, cioè con un automatismo che poi crea innovazione, crea ma insomma la formula è quella. È un po' come se uno dicesse, "Senti, mi devi fare eh la torta della nonna e quante ne devo fare?" "Una ogni 6 mesi." Eh, va bene, poi metto su una pasticceria, le faccio automaticamente. Altro conto è se mi porti la torta fatta a casa per la festa fatta da te. >> Ovviamente mi aspetto che se tu mi dici "L'ho fatta io la crostata, magari è anche meno buona, però c'è altro dietro, il tuo tempo, il tuo interesse, gli ingredienti, la scelta, diciamo, il momento di focalizzazione e così via, no? l'affetto che ci hai messo. È tutto un contesto che non è comportato dalla crostata dalla torta comprata al negozio. Allora, qui si comincia a distinguere con chiarezza, non sì, no, vale la pena, non vale la pena, si fa non si fa, ma che cosa aggiunge questo? Che cos'è c'è di più, di meglio? E cosa toglie a noi? toglie quella automazione dove eravamo noi le macchine e questa cosa io la insomma la la trovo un po' frustrante quando le persone ti dicono "Ah, ma nei tempi antichi, quando ero giovane io si scriveva e quanto era valido la scrittura, ad esempio, di quella voce di enciclopedia". Io ne ho scritte da ragazzo, poi da più giovane, ci voleva la voce su X e qualcuno la doveva scrivere. Andavi in biblioteca, letteralmente chiedevi i libri, letteralmente arrivavano i volumi, facevi una collettania, mettevi insieme le cose e facevi una buona voce. Ma era veramente necessario utilizzare un essere umano >> come una sorta di imbuto dove mettere tutte le robe e poi spremere fuori o far uscire la voce dell'inciclopedia. Ora, Wikipedia utilizza bot e automazione e AI da sempre, da quando ha cominciato, da quando ha potuto. Ma tu pensi veramente che ci siano esseri umani che fanno il coordinamento della voce, no, che ne so, X eh su eh Roma Capitale d'Italia in inglese e Roma Capitale d'Italia in in turco? E chiaramente questa è un'automazione, cioè puoi fare tutto a livello di eh oggi intelligenza artificiale. Allora, l'intelligenza artificiale ci toglie un po' questa questa pena e questa illusione che la fatica nel costruire tutto questo fosse in realtà il valore di tutto questo. Il valore è un valore che si chiama aggiunto, come diremo in inglese, over and above, cioè oltre la fatica fatta. Non è che questa cosa vale perché, come dire, i i mattoni e il cemento li hai messi insieme tu, perché magari è una cosa schifosa. Dice, "Ma tanto non c'era nessuno che mettesse i mattoni e il cemento." Pazienza, ma adesso qualcuno te li mette il mattone il cemento. Io porto spesso l'esempio del del colonnado del Bernini, ma non è che le ha messe lui le colonne lì, eh? si chiama Colonato Bermini perché è stato l'architetto e il disegnatore e ha ideato c'ha la forma, la struttura, la qualità, lo stile, le scelte anche semplicemente di quel marmo piuttosto che un altro, ma poi qualcuno l'ha messe lì e e abbiamo dimenticato i nomi, se vuoi, di chi li ha messe lì. Ora la storia purtroppo dimentica anche il muratore, ricordato solto l'architetto, ma che oggi si pensi che la scrittura debba fare una una abbia un momento di resistenza contro la sua trasformazione in una delle arti che hanno già passato questa trasformazione come l'architettura. Questo è straordinario. Allora, noi già, ad esempio, anche in musica già dividiamo tra chi è l'autore, lo scrittore e poi magari il direttore orchestra oppure il violinista. E non è che allora no, c'è una differenza migliore, peggiore, ma quello ha scritto la musica e poi magari no, non è anche l'esecutore. Oppure in fotografia noi abbiamo superato questa cosa da tanto tempo, l'idea che ah guardi, allora vorrei una fotografia, vai in uno studio e qualcuno fa la fotografia per te. Eppure quando faccio la fotografia di qualsiasi cosa durante il giorno, a chiunque mi dicesse "Ma è tua?" Ci mancherebbe, l'ho fatta io. In che senso? Scusa? L'ha fatta l'ha fatta il tuo telefono, il tuo attrezzo? No, no, l'ho fatta proprio io. La luce, la cosa, ho deciso, ho preso la ho preso quel piatto, mi dice l'amico quel selfie così lo abbiamo rifatto, ho buttato quello, ho preso unaltro. Ah, tutto questo sì, per la fotografia va bene, però il testo no. diciamo una cosa quasi religiosa, attenzione perché è vero, nei confronti del testo, la puntata su le religioni monoteiste e la base testuale delle religioni monoteiste, la facciamo un'altra volta, va bene? Però se tu ci pensi sono tre, no, tre religioni basate sull'invenzione della lingua scritta. zero lingua scritta, zero testo sa, zero possibilità di andare lì a vedere che cosa ha detto come e quando. Allora, senza sminuire nulla, con massimo di rispetto, noi nei confronti della scrittura abbiamo ancora un atteggiamento quasi religioso. Ecco questa cosa, il logos, questo va quindi a toccare dei nervi profondi della nostra cultura, cioè la trasformazione del del dello scrittore da esecutore materiale della scrittura, forse anche attraverso una tastiera, a disegnatore di quella scrittura e magari poi editor, cioè il testo è stato buttato lì, ma non ti piace, lo aggiungi, lo non sempre, non nel caso del diario, non nel caso ad esempio del romanzo che tu vuoi scrivere a mano tua, cioè ma ad esempio nel caso di una voce di enciclopedia, di un rapporto per la banca, eh del del riassunto, ad esempio, dell'ultimo meeting, ma qualcuno deve prendere le minute del meeting e mettersi lì a mano oppure oggi, come sappiamo benissimo, te le fa benissimo l'intelligenza artificiale, meglio, modo più efficace, toglie tutti gli a e te li mette in ordine. Ecco, allora sulla scrittura che tante cose che è il romanzo, ma è anche il rapporto era un tempo non esistono più le pagine gialle e il diario del sottoscritto e così via, la mail che devi mandare a 32 persone dicendo "Scusate, il meing è cambiato, ma veramente c'è bisogno del sottoscritto che o con la penna o con la tastiera, no, metta lì e esegua il compito della trasformazione, non ce n'è bisogno." Allora, secondo me, noi andiamo verso un mondo in cui sempre di più la scrittura sarà un po' un privilegio, una cosa un po' anche se vuoi inusuale, bella, importante, interessante. Un po' come cucinare per sé. >> Mm. Il pane c'è chi se lo fa e chi non se lo fa. E certo, io sono contento, ad esempio, noi facciamo il pane a casa, ci facciamo la nostra pizza, anche perché stiamo in America e e ha un sapore diverso. Ehm, ma sono anche consapevoli che il pane quello fatto bene da da panetteria è tutt'altro. Eppure no, ci piace. Allora, guardare a una generazione futura che guarderà indietro e si chiederà: "Ma voi veramente tutti quei testi a mano sulla tastiera, >> tasto dopo tasto, lettera dopo lettera?" Sì, facevamo così, ma facevamo anche oggi facciamo il pane in casa, un po' come eh e c'è stato anche un tempo in cui ci facevamo i nostri abiti, non succede più. Questa cravatta qualcuno l'ha prodotta, non io. Ecco, allora si va, secondo me, in questa direzione. Quindi, paradossalmente, se vuoi valorizzando realmente il valore aggiunto del testo che invece deve essere il tuo. >> Ultimo esempio, se vuoi, se posso, >> vai, vai. Tu immagina, e questo l'ho portato un paio di volte alla lezione, è un po' forte come esempio, quindi mi scuso con chi ci ascolta. Ricevi la seguente notizia. Abbiamo scoperto una nuova pagina del diario di Anna Frank, una lettera se vuoi, una nuova pagina, è quel testo e poi qualcuno dice "No, guarda, veramente questo non l'ha scritto Ana Franca, l'ha scritto intelligenza artificiale, però è lo stesso testo." E allora che differenza fa? E che e che mi importa? Quindi è che quel testo nasce ed emerge da un'esperienza umana, non da un'operazione di tipo statistico e sintattico su dati appresi da una macchina e quindi la il processo e la provenienza, non soltanto l'oggetto, non soltanto l'output, ma come ci siamo arrivati a quell'output e chi lo ha prodotto fa la differenza. Se tu non vedi tutti e tre l'input, la partenza, il processo e l'output, tu la differenza tra l'ha scritto veramente Anna Frank o l'ha scritto il computer non la puoi cogliere. Allora, se vuoi, noi stiamo adesso rimparando perché una cultura invece che è quella artigianale che lo ha sempre, diciamo, sostenuto. Stiamo disimparando una cultura industriale, paradossalmente di automazione a tutti i costi e quasi rimparando, no, riaprendendo, recuperando una una un'operazione di tipo più artigianale dove la differenza tra quell'oggetto e quell'altro non è che non sono distinguibili l'uno dall'altro, anzi addirittura uno forse è anche migliore dell'altro, ma è chi l'ha fatto e perché a quel punto noi veramente possiamo recuperare una una dimensione molto umana. Se l'intelligenza artificiale ci fa recuperare questo, allora saremo usciti da un brutto angolo un po' consumistico, un po' industrializzato, >> dove pensavamo che ancora fosse la differenza quella del quanto ci ho messo a scrivere questo testo, invece di che cosa ci ho messo dentro, perché l'ho fatto, potevo non farlo e l'ho fatto lo stesso. La torta la potevo comprare, ma l'ho fatta io per te. E questa per me è di una di un significato straordinario. Quella lettera, quella cartolina me l'hai mandata come succede adesso che tu veramente staccas. Auguri a tutti nella mail ining list scritta magari dall'intelligenza artificiale, ma a che serve quella cosa lì? È proprio post industriale consumista. Invece guarda, ho preso la matita, ho preso un pezzo di carta e t' ho mandato queste due righe perché ho pensato a te. la differenza, magari il testo è identico, >> ma il tempo che ci ha voluto, chi lo ha fatto, il processo, insomma, si è capito, no? Allora, riacquisire una dimensione molto più relazionale, piuttosto che soltanto, no, di tipo sostantivo, nel senso dell'oggetto, ma tutta la relazione intorno, questo fa tutta la differenza. Se lei ha e ci spinge in questa direzione, allora come abbiamo iniziato questa conversazione, siamo noi in controllo, abbiamo fatto del nostro meglio. M >> se invece stupidamente pensiamo tanto, ah, che bello, così non devo più fare la torta, la compro, la pizza è quella surgelata, tanto la cartolina me la manda lei, tutto automatizzato, anzi sai che faccio adesso? Faccio un servizio, una app di cartoline automatiche scritta Dai o quello che ti ci devi mettere soltanto nome e cognome, anzi neanche quello. Te lo ricorda lui, anzi sai che faccio? te lo manda automaticamente per il compleanno di mamma tutto e bravo, complimenti. Poi però mamma lo sa che quello lì è arrivato dall'app automatizzata ta ta ta ta e non gliene frega niente. Quindi se riusciamo a recuperare questo angolo, allora saremo stati veramente un po' all'altezza della tecnologia che abbiamo sviluppato, sennò saremmo stati veramente sciocchi. >> Tra l'altro se vi sta piacendo questa chiacchierata, potete ascoltare dal vivo, sia me che Luciano il 19 novembre a Milano all'evento Orbit. Non pensate la classica conferenza sull'intelligenza artificiale o una fiera, ma una giornata di contaminazione, una giornata che sia di formazione che di trasformazione, dove sul palco si alterneranno professionisti, manager, ma anche filosofi, giornalisti ed altre figure per trattare il tema dell'intelligenza artificiale nella sua complessità a 360°, proprio come cerco di fare in queste chiacchierate. Voglio rimanere sull'esempio della torta, continuando però a parlare di scrittura, perché, ehm, trovo estremamente interessante la la il momento nel quale dici alla fine c'è l'occasione nella quale vado a prendere la torta, quella pronta, industriale già fatta in negozio, in pasticcere, eccetera eccetera e l'occasione nella quale invece mi voglio mettere lì, investo del tempo, creo quella torta, la realizzo e te la porto te la porto in done. E il che significa che le due cose non si escludono. La torta industriale non ha tolto di mezzo la torta fatto a mano. Provo a dedurre da questo ragionamento che quindi la tua suggestione è in futuro semplicemente avremo entrambi i tipi di scrittura. Quindi io posso decidere di prendere un libro fatto dall'intelligenza artificiale oppure dove c'è una presenza massiccia dell'intelligenza artificiale nel processo di scrittura oppure posso andare in quello 100% fatto a mano e so che dietro quello c'è un valore diverso per tutto quello che abbiamo descritto poco fa. È quello che stai che stai dicendo? è proprio quello e non c'è un ma e anche un passo in più perché non andrà neanche scritto. Cioè il prossimo giro che noi ved Io mi auguro di vederlo, cioè a 60 anni me ne darei altri 40 insomma di di vita. Quindi direi tanti tanti mesi, eh non tantissimi anni, 10 20 30 mesi, non 10 20 30 anni, non andrà neanche scritto eh il libro che trovo su Amazon automatizzato. Sarò io che farò un prompt. Amazon me lo produce. Oggi, se tu ci pensi, quando andiamo on guardiamo un film, una serie televisiva, abbiamo l'illusione di una di essere noi in controllo della scelta, ma la realtà è che noi operiamo all'interno di un menù. Quel menù è fisso, ora è talmente ampio, talmente vasto, cioè va da Amazon alla Walt Disney, a da Netflix agli amici dietro casa, che ovviamente sono migliaia, migliaia, decine migliaia, centinaia di migliaia di titoli che hai l'impressione che questa non vedendo come dire i limiti della gabbia tu possa volare ovunque. Ma non è vero. Basta l'esempio di quella serie televisiva che ti piaceva tanto e che non hanno in realtà deciso di produrre per la seconda stagione. Dici "Ma come era bellissima". Io ancora mi ricordo eh Fireflight, cioè era bellissima e questa ancora non ce la rifanno. Ecco, quindi sentitelo qualcuno da qualche parte, per favore. Ehm denota anche la mia etanza, gli utenti, però non è stata fatta. Ma tu pensi che veramente questa cosa sia libera? No, in realtà noi siamo è vero che è on demand, ma on demand su un menù prestabilito è come se tu andassi a un ristorante in cui il menù sono decine di migliaia di pagine. Dice ma posso scegliere qualsiasi cosa e se invece quell'uovo al tegamino non c'è, eh no, perché devi scegliere tra le decine di migliaia di pagine e l'uovo al tegamino non lo facciamo. Ecco, a questo punto quello che stavi dicendo è verissimo, ma arriva, diciamo, il passo successivo. Quanto ci vorrà prima che Amazon e Netflix ci dicano "Mi dai il prompt?" E poi soprattutto, guarda, esagero proprio nelle previsioni perché l'ho visto emergere. All'inizio ti chiederà il promptato, così te lo vedi domenica, poi te lo chiede domenica mattina, così te lo vedi domenica sera, >> poi te lo chiede in tempo reale >> perché sarà di una velocità mostruosa e io l'ho visto con le stampanti laser, eh, cioè nel senso sono stato da studente quando dovevi stampare nella mia università c'era una a Work, quando facevo il dottorato, una stampante laser. dovevi mandare le cose da stampare laser il giorno prima le raccoglievi in centrale c'era la tua cassetta e le recuperavi, no, il giorno dopo. Poi oggi la stampante ce l'hai a casa, premi e vai. Ecco, diciamo, faremo molto di più questo, cioè ci saremo noi a chiedere quando vogliamo. Poi se vuoi il grande film del grande regista, >> la serie che chissà cosa, no, Guerre Stellari come l'hanno fatta loro, ma c'è ad esempio un personaggio minore di Guerre Stellari che tu vorrestiamo saperne di più. Senti, stasera voglio vedere veramente un tre puntate su il piccolino che fa cosa? prompt Amazon ti fa, anzi in questo caso la Walt Disney e ti produce. Allora, capisci che poi sempre giocando a questo gioco se allora, se allora, se allora e allora e allora ci sarà in realtà una liberalizzazione in termini di gusti, perché io finalmente potrò vedermi Fireflight la serie numero X perché me la faccio fare, ma anche una frammentazione ulteriore. Questa è l'ultima battuta, eh, nel senso, noi veniamo da una cultura che poi è proprio la cultura tardomoderna, nel bene e nel male, non uso il termine massificazione in maniera neutra, in cui noi a un certo punto, soprattutto che è della mia generazione era molto sincronizzato. Il giornale usciva la mattina, le news in televisione, le notizie arrivavano, no, 10 BBC News, nel mio caso, insomma, tanta tanta Inghilterra oppure, insomma Rai 1. quella sincronizzazione poi è si è frantumata sempre di più con i media, i social media, insomma il web, la la telefonia. A quel punto oggi, esempio, le notizie le prendi quando vuoi, se vuoi, come quando ti pare. Eh sì, l'uscita del film eh magari si fa un po' tutti, ma perché è una tradizione antica, poi in realtà te lo vedi quando, come. Allora, c'è molta più frammentazione. Quello che è successo in realtà è che c'è una post, spero di non andare troppo lontano, poi fermami, eh, ma una post sincronizzazione del frammentato. Adesso la faccio semplice, in una frammentazione completa da dall'Alaska all'Australia, poi a un certo punto tutti questi fiocchi di neve si accumulano e improvvisamente, anche senza volerlo, senza grandi disegni, si sincronizzano e come tutte le le onde, poi a un certo punto si entra in onda, allora tutti portano quella quella magliettina, tutti sentono quella musica, tutti vedono quel film, tutti leggono Harry Potter e poi si passa oltre. Tutti sentono la solita cantante con la chitarra di cui non farò il nome perché penso che non sia molto brava e così via. E questa sincronizzazione è post frammentazione ed è molto spesso casuale, non è studiata, non è come la sincronizzazione che avevo io delle, no, delle news BBC, no, 10:00. In questo contesto capisci che ci sarà un fenomeno molto simile in termini di reale costruzione dei contenuti, non on demand, ma on design, tanto per coniare una cosa qui tra noi, ma on design vuol dire che il prompt lo faccio io e se ad esempio mi voglio far fare un libreccino da Io ho letto tutta Ginost, purtroppo ho letto le lettere, ormai me la sono letta tutta, la posso rileggere, però magari c'ho voglia di farmi scrivere o far completare l'ultimo romanzo che non ha mai finito. Mi finisci l'ultimo romanzo di Jen? Non ha mai finito con questo finale così così così. È banale. Eh, questo lo te lo fa letteralmente in un'oretta. Poi me lo leggo la sera, eh, presa in giro. Non lo so quello che ho fatto, in realtà c'è un po' di mio, perché gli ho chiesto anche quello al finale. Frammentazione, probabilmente sì, nel senso che quel romanzo non lo legge nessun altro. Sincronizzazione, postammentazione, magari lo metto online. Dico, guarda, io l'ho finito così. E tutti all'improvviso la versione di Luciano di come finisce l'ultimo romanzo di Jane Austin, perché lui ha fatto un promp che piace a tutti. Hai capito? Le cose si diciamo complicano abbastanza, ma molto interessante. Ho questo mondo è del tutto inesplorato, non l'abbiamo mai visto. E capirci qualcosa un po' di prima piuttosto che arrivarci sbattendoci la testa perché ops, guarda che è successo, diciamo, queste chiacchierate aiutano. Sì, sì, sì, sì. E tra l'altro anche questo esempio che facevi, immagino già qualcuno sta ascoltando questo pezzo e si scandalizza perché dice "No, non me la dovete toccare Ginoston" e così via e invece sappiamo che il fenomeno degli scritti dei fan è qualcosa di stradiffuso, no? Esiste tutta una parte di paralegale, tra l'altro. >> Esatto. Esatto. Su qualsiasi grande opera. ed è paral, cioè nel senso che le grandi case editrici che possiono i diritti ta lo tollerano perché sanno che sono i fans che poi vanno anche a leggere il libro, fa parte del gioco, ma a volte è proprio illegale, nel senso che tu in realtà adesso la genosine ovviamente è fuori copyright, ma se tu lo dovessi fare con Harry Potter i caratter i personaggi di Harry Potter sono sotto copyright, non lo puoi fare legalmente. Ovviamente poi ci sono i fans inventano story di Harry che fa questo e quell'altro e così la casa editrice anche chi detiene il copyright chiude un occhio perché sa che fa parte diciamo così della dell'incremento anche della popolarità, della visibilità. Questo è esattamente un po' il mondo in cui noi ci stiamo avviando. Quindi da un contenuti on demand a contenuti on design il passo è breve e oggi iniziamo a vedere l'alba, ma proprio l'alba, >> di questa possibilità, perché oggi per fare questo lavoro ce ne vuole oggi anche gli strumenti migliori per fare un video, cioè ci vogliono tonnellate di computazione, energia elettrica, non lo vogliamo sapere, dati senza finiti, strumenti un po' sofisticati. È facilissimo farlo per noi perché il promp è elementare e ti fa pochi minuti. Da pochi minuti a una decina, a 15 a un filmato, a 30 a a un'oretta di film è soltanto tecnica, non è fantascienza, è quanto mi costa. Ma mentre alcune speculazioni sono fantascienza, nel senso sì, va bene un giorno di questi quando vivremo tutti su Marte, no, questo qui è soltanto quando ci arriviamo, ma è partita la cosa ed è soltanto incremento, incremento, incremento, costi, valutazione, competizione. Vale la pena, non vale la pena. potrebbe finire, adesso un'ultima battuta nel caso in cui diciamo questo che c'ha la sfera magia, potrebbe finire a Concord, nel senso potrebbe finire tutto questo in termini di è possibile tecnologicamente, c'è anche un piccolo mercato, ma non vale la pena farlo commercialmente. Noi il Concord non è che non lo possiamo costruire, anzi adesso ci stanno anche riprovando per vedere, cioè è che a un certo punto non valeva la pena, costava troppo, era rumoroso, faticoso, non usavano tanti, insomma, eccetera. C per mille ragioni, ma del tutto economiche, non tecnologiche. Quello di cui stiamo parlando adesso è è fattibile tecnologicamente. Sì, oggi >> sì >> avverrà così. Dipende dal mercato e questa il mercato ha altre considerazioni. >> Sì. Eh, tu sei da poco uscito con un un libro che c'ha un titolo che ho trovato estremamente provocatorio, libro che tra l'altro sta andando molto bene, La differenza fondamentale e che appunto parla della differenza tra l'intelligenza umana e quella che definiamo differenza artificiale. Eh, per chi non avesse letto il libro, che cos'è questa differenza fondamentale? Cioè, come la si riassume senza passare da Char GPT? senza passare da senza farselo riassumere da CH GPT che già lo conosce bene. Ehm se vuoi una differenza duplice, cioè un po' che ha due facce, no? Pong ungiano, Bifronte, insomma, che guarda due aspetti. Una è una differenza eh, se vuoi interpretativa, storica, economica, culturale, nel senso come abbiamo letto la l'intelligenza artificiale, almeno per quello che ne so io fino a oggi, c'è come una sorta di matrimonio possibile, auspicabile, pericoloso, fattibile, tutte domande. Ma un matrimonio che sa da fare o che non sa da fare, dirla la Manzoni, tra la biologia e l'ingegneria. Cioè l'idea era ed è sempre stata per molto tempo, sicuramente quando John Mcatti ha ha coniato il termine intelligenza artificiale, poi è morto, insomma, da un po' di tempo fa, sono stato era, diciamo, due generazioni prima della mia, quindi io ho avuto, insomma, il privilegio la fortuna di incontrarlo, lavorarci un po' quando era già molto anziana a Amsterdam, un progetto insieme e John è morto convinto che l'intelligenza artificiale, questa che sto spiegando, del matrimonio, sarebbe arrivata, era possibile, cioè qualcosa che ha un'intelligenza quasi biologica, fosse anche quella di un topo, di un cane, di un gatto, insomma quel genere di intelligenza, poi a un certo punto anche la nostra, insomma, comunque diciamo di tipo biologico o super biologico e una forma di ingegnerizzazione artificiale, quindi un'intelligenza biologica ma in silico, no? Ecco, questo matrimonio, quindi, tra, semplifico molto, una sorta di Frankenstein, mostro di Frankenstein, tra biologia come forma di intelligenza e ingegneria, il presente, il futuro, la storia dell'intelligenza artificale. Quando dico la grande differenza è che la differenza in realtà è che noi nei nei decenni e poi ormai nei secoli secolo, scusate, di sviluppo da Turing a oggi ehm 1940-45 a oggi eh questa intelligenza artificiale in realtà l'abbiamo costruita quando abbiamo avuto successo attraverso un divorzio, una grande differenza, non una grande unione. Questa è la prima parte, diciamo, della differenza. è un divorzio che ha a che fare con, questo spero che non sia troppo complicato, la capacità di agire da un lato e la necessità di essere intelligenti quando si agisce per avere successo. Cioè come se noi avessimo in realtà eh scollato quello che in inglese si chiama agency, che in italiano si dice male, cioè la agentità di di un oggetto, di una persona, di un di un sistema, dalla intelligenza di quel sistema, avendo successo. Ora faccio un esempio banale. Oggi chiunque gioca a scacchi col proprio telefonino perde. Il vostro telefonino gioca a scacchi meglio di chiunque. Ora non mi venite a dire che è intelligente, perché certo se allora dobbiamo ridefinire il concetto di intelligenza, nel senso che non capisce niente, non sa niente, non non vuole niente, però è potentissimo da un punto di vista di gioco degli scacchi. Ora se dovessi giocare io a scacchi a quel livello dovrei essere intelligentissimo. Se allora speculazioni, intuizioni, conoscenza, memoria, calcoli, il telefono fa a intelligenza zero. Com'è possibile? eh apprendimento, statistica, dati, esercitazione, tanti giochi fatti, quindi anche una banca dati sul quale è stata esercitata eccetera intelligenza artificiale. Ma allora è questo divorzio che noi dobbiamo tenere sotto occhio, c'è questa separazione tra la capacità di agire che fino a oggi, storicamente parlando quando aveva successo voleva dire che c'era un po' di intelligenza dietro. Magari er un cane che abbaiava per avvertirti contro che arrivavano i ladri, ma era una biologia, cioè un'intelligenza biologica, non era un sistema. Oggi abbiamo sistemi che riescono ad operare e a risolvere problemi o a prendersi compiti, no, in mano, cioè quindi finalizzare compiti con successo senza alcuna necessità di capire niente, che è straordinario, ma è uno straordinario diverso dal matrimonio che John McCalty stava cercando di fare. Questa è la prima differenza. La seconda, e adesso la faccio in breve, è quella quindi con la differenza tra questo genere di capacità di risoluzione di problemi e performance, quindi problem solving, per dirla all'inglese e performance rispetto a quello che faremo noi. Sono due mondi proprio diversi da un punto di vista di processo. È un po' come se tu mi dicessi "Ma guarda, se io vengo a casa tua, guardo i piatti puliti e non so chi li ha puliti, la lavastoviglie o Luciano? Siccome non so chi li ha puliti, non riesco a distinguere, per me è uguale, allora il processo e la fonte sono lo stesso." Ma che c'entra? I piatti li faccio in un modo, allora segre un altro. che l'output sia indistinguibile non ha nulla a che fare, zero, mi auguro dall'esempio sia chiaro, dal processo e dal dall'input che quindi dalla fonte di cui stiamo parlando. Se noi di nuovo abbandoniamo questa mentalità un po' tardo novecentesca e guardiamo al processo eccetera che cos'è che ci distingue a noi? il fatto che noi ovviamente non siamo proprio in grado di fare queste operazioni senza dare significato a queste operazioni, cioè noi lavoriamo costantemente in termini di quella che si chiama semantica e ed è soltanto soprattutto è soltanto è forte parola, ma soprattutto grazie alla semantica, cioè al significato che noi diamo alle parole, ai simboli, alle figure, ai diagrammi, al ai numeri che operiamo nel modo in cui operiamo. Allora, se questo è già, diciamo, ci permette già di distinguere, cioè dov'è la grande differenza? La grande differenza è che questo non è un matrimonio, ma è una è un un divorzio e che questo divorzio ci permette di apprezzare meglio da un lato l'intelligenza di tipo, chiamiamolo semantico e dall'altro un meccanismo che se noi dovessimo avere lo stesso successo richiederebbe intelligenza da parte nostra. Per fortuna, ve lo dico con serietà, non ce n'è bisogno. Allora, la cosa brutale è che in questa, diciamo, duplice differenza noi stiamo scoprendo che tante cose e abbiamo anche il dubbio che forse tutte le cose che facciamo non siano fattibili in due modi. Da parte nostra, allora ci vuole intelligenza e da parte della macchina che lo può fare senza intelligenza, parcheggiare. Ma fino all'altro, ieri voglio era uno dei test per l'esame, cioè e se non hai un po' di intelligenza, in questo caso spaziale, diciamo così, topologica, eh, dei bo dentro forte così non riuscivi, no? magari anche un parcheggio un po' complesso. Oggi una un'automobile a intelligenza zero, se mi permettete, lo fa perfettamente. Trovare il biglietto meno costoso on, acquistarlo, acquistare anche l'albergo in quei giorni per quel concerto che hai comprato al miglior prezzo possibile e il biglietto del treno da casa tua a New York, in questo caso, organizzarti questi questo questo weekend. Oggi un agenti che hai lo può fare benissimo. Se lo devo fare io mi ci voglio onore, studio, pensa, rifletti, ma costerà più questo, quello, compara, cioè, ma guarda questo proprio, questo qui te lo vende lì, sì, però te lo dà a un prezzo scontato eccetera eccetera. Quello lo fa. Intelligenza zero, benissimo, ci mente niente. Ah, ma allora è come me? No, lo fa nello stesso modo. No, si poteva fare in due modi, sì, diciamo sintatticamente o statisticamente oppure semanticamente. Cambiandoci qualcosa. La grande questione che abbiamo oggi è qual è questo limite? Ora io ho l'impressione che più andremo avanti più sarà una questione di svincolo dalla realtà, non da quanto siamo vicini al mondo, ma quando in realtà, passami questa parola un po' strana, da quanto siamo matti, fuori dal mondo, distaccati dal mondo, che riusciamo a vedere il mondo in maniera completamente diversa, strana, fantasiosa, a volte proprio pensando di essere Napoleone e quindi sei proprio fuori di testa. Altre volte, immaginando, ad esempio, che mentre parli Romba ti stia ad ascoltare e abbia capito che il tappeto di nonna va lasciato stare. Ma Romba vuoi che vuoi che dica? Insomma, romba no, eh, la prossima volta però, cioè, romba il robottino che pulisce per terra. Allora, che in realtà il futuro vada verso, ma questo sto speculando proprio da filosofo, perdonami, verso un mondo in cui se le cose devono essere molto vicine alla realtà, soprattutto dove ho i dati e quindi il training necessario per quel settore, ad esempio medico oppure legale, oppure anche di scrittura automatizzata, di business, di socializzazione, quello che vuoi. Allora lì tanti dati, tanta processazione, tanta statistica, tanti algoritmi, tanti risultati a intelligenza zero e ci riusciremo prima o poi a forza di mettere dati, statistica, processazione, poi ci sarà il momento, tutti i momenti in cui tu devi pensare quello che non esiste, quello che non c'è, quello che è il contrario di quello che vedi. Ma immagino, ad esempio, se, che ne so, questo microfono fosse un gelato, ma adesso lo lecco. Ma è una cosa strana che è vero che lo chiamiamo anche, no, a volte eh il cono, cioè cè c'è una terminologia. Allora, tutto questo mondo che ha molto più a che fare con la peculiarità umana, che è quella di non vivere qui ed ora, ma vivere costantemente in termini di proiezioni, paure passate, presenti, speranze, alternative, quanto sarebbe bello se oggi non dovessi lavorare, insomma, oppure ah, guarda, immagina per un attimo di stare in vacanza oppure, cioè e così via. Ecco, tutto questo mondo creativo alternativo, questo secondo me non sarà quello che non sarà riproducibile, ma sarà quello che guiderà la macchina del computabile. Ecco, su questo secondo me bisognerebbe riflettere di più perché è lì che allora dovremmo incentivare di più. Io sono appena reduce, diciamo, da uno spettacolo dove ho visto, diciamo, una cosa bellissima fatta da degli artisti bellissima e chiudo qua. E questi artisti riproducono delle macchine, si muovono meccanicamente con delle luci e sembrano dei robot. Bellissimo a vedersi, ma così antistorico, cioè il fatto che noi si voglia trasformare l'uomo in una macchina, cioè l'essere umano, la persona in una cosa robotizzata, cio "Guarda, sono bravissimi, sincronizzati, si muovono tutti al contempo, alzano la mano allo stesso modo, le luci si muovono allo stesso modo." Sì, ma quello che sembra un orologio, eh, appunto, lo fa l'orologio. Se invece poi qualcuno lì a un certo punto si mette a ballare >> m >> eh quello invece è straordinario perché quei movimenti fluidi eccetera, probabilmente irripetibili, probabilmente il robottino sarà difficile. Dicevo i limiti sono il cielo, non lo sappiamo, ma l'espressione, il contenuto è la torta fatta in casa. Allora, a quel punto non mi interessa più vedere il robottino, no, che imita l'umano o l'umano che imita il robottino e capire ma che significato, che messaggio c'è qui. Ultima bata, quindi sarà tra noi e se tra noi mettiamo le macchine, beh, m automazione nel messaggio che ti arriva, automazione nel messaggio che mi ritorna e quindi in questo caso mancata immaginazione in una ricerca fatta tanto al chilo e guarda faccio il ricercatore, tante cose che noi pubblichiamo, non adesso non noi ci mancherebbe, diciamo noi ricercatori, ma sono proprio fatte come se le avesse fatte cpt >> la ragione per cui non le pubblichiamo quando le facci GPT è perché veramente non avanzano lo stato della conoscenza. Sono grosso modo delle voci di Wikipedia fatte un po' meglio, un po' avanzate. Non ce ne s non se ne sente il bisogno. Il momento quello del dell'Eureca o Eurika, quello ahah ecco qual era e quello resterà resterà, diciamo, molto umano. Ora che poi non si possa mai fare questo, mai dire mai, no? come sempre, però metterei l'accento lì, cioè sullo eh la libertà del pensiero di non essere qui e ora >> m >> e quindi la libertà sostanzialmente dai dati. Se tu riesci a lavorare senza dati, adesso con la battuta e essere un po' matto, altra battuta, mi raccomando, eh, allora lì c'ha GPT, non serve. È è pensiero laterale quello di cui stai parlando quando dici mettersi a ballare, leccare il gelato, la torta fatta in casa, questa questa creatività, questo estro, questo impis. come espressione non è che mi piace troppo, eh, come anche i due sistemi, cioè sono tutte cose un po' che mi secondo me sviliscono un po' come se uno ce l'avesse non ce l'avesse il pensiero laterale, allora c'è il pensiero rettilineo laterale, insomma, mi sembra un po' cose un po' sempre eh aeroportuali, diciamo così, da quei testi un po' che ah adesso ho capito tutto. è più complicata la faccenda perché ci parla di una straordinaria capacità della mente umana di non essere animale, m >> di non essere qui ora. Ora qualcuno questo lo interpreta in maniera molto robusta, spiritualmente arriva fino a immagine, no, di di un essere divino. Altri, come me hanno molti più dubbi, altri non ne hanno proprio e negano. Ma che ci sia questa peculiarità, questo essere, io lo dico in inglese, questo beautiful glitch, cioè questo errore di natura molto bello, ma errore resta, errore è. Allora tu se vuoi essere unico è quell'errore che fa la differenza. Adesso qui sembra che uno voglia sempre fare l'elogio della follia di Erasmo di Rotterdam. Non è così, però ci si avvicina, è quella la zona, cioè pensare contro corrente, essere dalla parte giusta, come dico i miei studenti, della Gausiana, cioè la Gausiana è questa, no, questa curva fatta un po' a campana. Ci stanno i matti a sinistra, ci stanno i geni a destra e poi ci siamo tutti noi in mezzo, ma tu devi cercarti di spostarti a destra. Ora, tuttavia, la differenza tra il genio e e il pazzo è veramente piccola, eh, cioè il genio pensa delle cose assurde che non ha mai pensato nessuno, quell'altro pensa di essere Napoleone, ma la vicinanza è che il distacco della mente, del genio dalla realtà è un distacco che alla fine torna nella realtà. Quello invece che si è perso si è perso per sempre, cioè un po' come se si fosse un pallone eh che si è sganciato e e non torna più. Il il genio ha ancora una cordicella che lo riporta, cioè un Einstein eh è quasi matto, ma non del tutto matto e quindi stravolge la nostra comprensione della realtà. Un Newton, un Mozart, ecco, non è che siamo tutti, ci mancherebbe, cioè, però più tutti sposti dalla parte, diciamo, buona della pazzia, cioè dell'essere distaccato dal mondo, più la tua creatività sarà, diciamo, valorizzata. Allora, pensare a cose un po' diverse fuori dall'ortodossia, esercitare quella libertà di pensiero, cioè come direbbe Kant, sapere audio, cioè avere il coraggio del pensiero libero. Questa è l'umanità, il resto si chiama CGPT. Questa mi sembra la conclusione perfetta di questa chiacchierata, questo invito alla eh a questa pazzia, a questo questo glitch, questo questo approccio lo vedo, non lo so, la la vedo un'immagine bellissima, mi piace mi piace concluderla qua e e grazie di averci regalato questa che nella anche questa questa gaossiana in conclusione. Grazie mille del tempo e della chiacchierata Lucian è stato super. >> Grazie, grazie. Se vi è piaciuta questa intervista, vi ricordo che potete ascoltare dal vivo sia me che Luciano, il professor Floridi, il 19 novembre all'evento Orbits a Milano. Vi lascio il link qui sotto in descrizione. Non è la conferenza sull'intelligenza artificiale, non è una fiera, ma è un momento un po' di riflessione comune dove sul palco avrete figure di vario tipo, quindi si alterneranno professionisti, manager, ma ci saranno anche filosofi, giornalisti ed altre figure. parleremo di questi temi, di questa rivoluzione che stiamo vivendo e cercheremo di affrontarla dalla A alla Z nella sua complessità.
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