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Così gli ingegneri americani insegnano ai robot a camminare come noi

web Elaborato Creato il 2025-11-10
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Data Pubblicazione
2025-11-09
Lingua
it
Ultimo Aggiornamento
2025-11-10 06:39

Sintesi Breve

Riassunto generato da Gemini (max 200 parole)

Ricercatori dell'Iowa State University stanno sviluppando robot umanoidi capaci di replicare le capacità motorie umane, concentrandosi sull'"intelligenza fisica" per garantire equilibrio, agilità e precisione. I test includono la valutazione delle prestazioni su terreni irregolari e in ambienti instabili, utilizzando robot umanoidi e quadrupedi. Un focus particolare è posto sulla sicurezza e la standardizzazione dei test, con l'obiettivo di rendere le valutazioni più ripetibili e affidabili. L'automazione è vista come un'opportunità per migliorare la produttività e la qualità della vita, a condizione che siano garantiti sicurezza, trasparenza e controllo umano. I progressi compiuti in laboratorio avvicinano i robot a un futuro in cui potranno collaborare con gli esseri umani in modo sicuro e affidabile.

Trascrizione Estesa

Testo rielaborato e formattato da Gemini

06 Novembre 2025 Nonostante la grande corsa della Cina in questo segmento, gli ingegneri americani stanno lavorando per mantenere il passo e portare i robot umanoidi fuori dai laboratori e sempre più vicini al mondo reale. All’Iowa State University, un gruppo di ricercatori sta testando nuovi sistemi di controllo e valutazione per insegnare a queste macchine complesse a muoversi con equilibrio, agilità e precisione, replicando — per quanto possibile — le capacità motorie degli esseri umani. Il progetto, guidato dal professor Bowen Weng del dipartimento di informatica, punta a colmare uno degli ultimi grandi limiti della robotica: la “intelligenza fisica”. È quella che ci permette, ad esempio, di camminare senza cadere, afferrare un oggetto o mantenere la postura anche in condizioni instabili. «Da bambini impariamo presto a bilanciare il nostro corpo, ma dietro a questa semplicità apparente c’è una complessa serie di calcoli e adattamenti che i robot devono ancora padroneggiare», spiega Weng. Nel laboratorio dell’università, due robot umanoidi di diverse dimensioni — uno alto quasi 1,80 metri e l’altro grande come un bambino — vengono messi alla prova in una serie di test di movimento, insieme a un robot quadrupede dalle fattezze canine. Queste prove servono a verificare come reagiscono a terreni irregolari, cambi di direzione improvvisi o oscillazioni del suolo, come accadrebbe su una nave in movimento. In uno degli studi condotti, intitolato Experimental Evaluation of Commercial Quadruped Robots: Stability and Performance in Non-inertial Environments, il team ha analizzato le prestazioni di due modelli commerciali: Vision 60 di Ghost Robotics e Spot di Boston Dynamics. Le prove, eseguite anche a bordo della nave sperimentale M80 Stiletto della Marina statunitense, hanno mostrato che Vision 60 riesce a mantenere una maggiore stabilità e un consumo energetico più efficiente rispetto al suo concorrente, pur evidenziando come entrambi i sistemi abbiano margini di miglioramento significativi. Un secondo studio, Repeatable and Reliable Efforts of Accelerated Risk Assessment in Robot Testing, ha invece affrontato il tema della sicurezza e della standardizzazione dei test. Weng e i suoi collaboratori propongono metodi per rendere le valutazioni dei robot più ripetibili e affidabili tra diversi laboratori e produttori, un passo fondamentale per costruire fiducia in tecnologie destinate a condividere spazi e attività con le persone. «L’automazione non deve spaventare», afferma Weng. «Piuttosto, deve essere vista come un mezzo per aumentare la produttività e migliorare la qualità della vita, garantendo sempre sicurezza, trasparenza e controllo umano». Per il momento, i robot dell’Iowa State University continuano a imparare a camminare e a mantenere l’equilibrio, ma ogni passo stabile compiuto in laboratorio li avvicina un po’ di più a un futuro in cui potranno collaborare davvero con noi, in modo sicuro e affidabile. E voi che ne pensate? Fatecelo sapere nei commenti.

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06 Novembre 2025
Nonostante la grande corsa della Cina in questo segmento, gli ingegneri americani stanno lavorando per mantenere il passo e portare i robot umanoidi fuori dai laboratori e sempre più vicini al mondo reale. All’Iowa State University, un gruppo di ricercatori sta testando nuovi sistemi di controllo e valutazione per insegnare a queste macchine complesse a muoversi con equilibrio, agilità e precisione, replicando — per quanto possibile — le capacità motorie degli esseri umani.
Il progetto, guidato dal professor Bowen Weng del dipartimento di informatica, punta a colmare uno degli ultimi grandi limiti della robotica: la “intelligenza fisica”. È quella che ci permette, ad esempio, di camminare senza cadere, afferrare un oggetto o mantenere la postura anche in condizioni instabili. «Da bambini impariamo presto a bilanciare il nostro corpo, ma dietro a questa semplicità apparente c’è una complessa serie di calcoli e adattamenti che i robot devono ancora padroneggiare», spiega Weng.
Nel laboratorio dell’università, due robot umanoidi di diverse dimensioni — uno alto quasi 1,80 metri e l’altro grande come un bambino — vengono messi alla prova in una serie di test di movimento, insieme a un robot quadrupede dalle fattezze canine. Queste prove servono a verificare come reagiscono a terreni irregolari, cambi di direzione improvvisi o oscillazioni del suolo, come accadrebbe su una nave in movimento.
In uno degli studi condotti, intitolato Experimental Evaluation of Commercial Quadruped Robots: Stability and Performance in Non-inertial Environments, il team ha analizzato le prestazioni di due modelli commerciali: Vision 60 di Ghost Robotics e Spot di Boston Dynamics. Le prove, eseguite anche a bordo della nave sperimentale M80 Stiletto della Marina statunitense, hanno mostrato che Vision 60 riesce a mantenere una maggiore stabilità e un consumo energetico più efficiente rispetto al suo concorrente, pur evidenziando come entrambi i sistemi abbiano margini di miglioramento significativi.
Un secondo studio, Repeatable and Reliable Efforts of Accelerated Risk Assessment in Robot Testing, ha invece affrontato il tema della sicurezza e della standardizzazione dei test. Weng e i suoi collaboratori propongono metodi per rendere le valutazioni dei robot più ripetibili e affidabili tra diversi laboratori e produttori, un passo fondamentale per costruire fiducia in tecnologie destinate a condividere spazi e attività con le persone.
«L’automazione non deve spaventare», afferma Weng. «Piuttosto, deve essere vista come un mezzo per aumentare la produttività e migliorare la qualità della vita, garantendo sempre sicurezza, trasparenza e controllo umano».
Per il momento, i robot dell’Iowa State University continuano a imparare a camminare e a mantenere l’equilibrio, ma ogni passo stabile compiuto in laboratorio li avvicina un po’ di più a un futuro in cui potranno collaborare davvero con noi, in modo sicuro e affidabile. E voi che ne pensate? Fatecelo sapere nei commenti.

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